Una moto d’acqua, un controllo in mare degenerato in violenza. Una Fiat Punto seguita attraverso le telecamere. Due uomini con il volto coperto da passamontagna nero che entrano in un negozio e colpiscono con una mazza da baseball il marito della capogruppo del Pd al Comune di Vibo Valentia. Sullo sfondo, un’altra vicenda ancora aperta: l’aggressione al dirigente comunale Andrea Nocita e il successivo incendio della sua auto. Sono i tasselli di un mosaico investigativo che, almeno in parte, comincia a prendere forma. La Procura di Vibo Valentia ha chiuso l’inchiesta su due episodi avvenuti nell’estate del 2025: il pestaggio di Massimo Cacciatore, commerciante vibonese e marito della consigliera comunale dem Laura Pugliese, e l’aggressione a due militari della Capitaneria di porto nello specchio di mare antistante Briatico.
Nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a tre persone: S.F.M.C., 44 anni, di Vibo Valentia; A.T., 32 anni, di Porto Salvo; e D.M., 45 anni, di Vibo Valentia. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. L’indagine è stata coordinata dal pubblico ministero Maria Barnabei e condotta dai carabinieri, con il contributo della Guardia Costiera per il fronte relativo all’aggressione ai militari. Si tratta, va precisato, di una fase ancora preliminare: gli indagati potranno presentare memorie, chiedere di essere interrogati o produrre elementi difensivi. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Il raid in via Protettì: due uomini incappucciati nel negozio
L’episodio più grave, per modalità e contesto, è quello avvenuto l’8 agosto 2025 a Vibo Valentia. Nel mirino finisce l’esercizio commerciale “FM Elettronica”, in via Protettì, gestito da Massimiliano Cacciatore. Secondo la ricostruzione accusatoria, i tre indagati avrebbero raggiunto il negozio a bordo di una Fiat Punto. Una volta arrivati sul posto, due di loro sarebbero entrati nell’attività commerciale con il volto coperto da passamontagna nero. Non una lite improvvisa, dunque, ma un’azione che, per come viene ricostruita dagli investigatori, avrebbe avuto i tratti di un vero e proprio raid punitivo.
Cacciatore sarebbe stato colpito con una mazza da baseball, un bastone e altri strumenti ritenuti atti a offendere. Il pestaggio, secondo gli atti, non si sarebbe esaurito all’interno del negozio. Il commerciante avrebbe tentato di scappare, ma sarebbe stato raggiunto all’esterno dell’esercizio e nuovamente colpito in strada, prima che gli aggressori si dileguassero. È questa dinamica a rendere il caso particolarmente delicato: l’irruzione nel locale, il volto travisato, gli strumenti usati per colpire, l’inseguimento della vittima anche fuori dal negozio. Elementi che hanno spinto gli inquirenti a concentrare l’attenzione non soltanto sugli esecutori materiali dell’aggressione, ma anche sul possibile movente e sull’eventuale esistenza di un mandante.
La pista delle telecamere: così gli investigatori sono arrivati agli indagati
Il lavoro dei carabinieri è stato lungo e complesso. I presunti aggressori, secondo l’accusa, avrebbero agito con il volto coperto, rendendo più difficile l’identificazione immediata. La svolta investigativa sarebbe arrivata dall’analisi del territorio e dalla ricostruzione degli spostamenti. Gli investigatori hanno seguito il percorso della Fiat Punto attraverso le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza collocate lungo il tragitto. Fotogramma dopo fotogramma, avrebbero ricostruito i movimenti prima e dopo l’aggressione, fino a collegare il veicolo e i suoi occupanti al raid ai danni del commerciante. Non solo immagini. L’inchiesta, secondo quanto emerge, si sarebbe sviluppata anche attraverso ulteriori attività tecniche, utili a rafforzare il quadro indiziario e a definire il ruolo attribuito a ciascuno degli indagati.
Il marito della capogruppo Pd e l’ombra del movente
La vittima dell’aggressione, Massimo Cacciatore, è un commerciante conosciuto in città. Ma è anche il marito di Laura Pugliese, capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale a Vibo Valentia. Un elemento che, pur non consentendo automatismi, ha inevitabilmente allargato il perimetro delle domande. Perché colpire Cacciatore? L’aggressione era legata alla sua attività commerciale? A questioni personali? Oppure poteva avere un significato diverso, indiretto, intimidatorio? Sono interrogativi che restano sul tavolo degli investigatori.
Al momento, dagli elementi disponibili, non emerge una risposta definitiva. Proprio per questo l’inchiesta chiusa dalla Procura potrebbe rappresentare solo una parte del lavoro investigativo. Individuare i presunti autori materiali è un passaggio decisivo, ma non necessariamente conclusivo, soprattutto se gli accertamenti dovessero far emergere un contesto più ampio.
Briatico, il controllo in mare e l’assalto alla motovedetta
Il secondo episodio contestato risale al 21 agosto 2025, nello specchio di mare antistante la costa di Briatico. In questo caso l’accusa riguarda l’aggressione a due militari della Capitaneria di porto durante un controllo in mare. Secondo la ricostruzione accusatoria, S.F.M.C. si trovava a bordo di una moto d’acqua insieme a un’altra persona, F.P.L., la cui posizione viene trattata separatamente. Alla richiesta dei militari di esibire la documentazione necessaria per le verifiche di rito, i due si sarebbero dapprima aggrappati al rollbar della motovedetta su cui si trovavano gli operanti, riuscendo poi a salire a bordo.
Da quel momento la situazione sarebbe precipitata. I due, secondo l’accusa, avrebbero aggredito verbalmente e fisicamente i militari. Uno avrebbe tentato di gettare in mare un guardiacoste, mentre l’altro militare sarebbe stato colpito con calci e pugni, finendo a terra. Il primo guardiacoste, riuscito per qualche istante a divincolarsi, avrebbe cercato di prestare soccorso al collega, ma sarebbe stato nuovamente raggiunto da un pugno al volto, cadendo anche lui. La vicenda si sarebbe conclusa solo con l’arrivo di un altro natante, intervenuto in supporto, e con il trasferimento dei soggetti al porto di Vibo Marina.
Due episodi diversi, un’estate segnata dalla violenza
Formalmente, gli episodi sono distinti. Da un lato un controllo in mare degenerato in aggressione a pubblici ufficiali; dall’altro un pestaggio in città ai danni di un commerciante. Eppure, nella lettura investigativa, l’estate del 2025 restituisce un quadro inquieto: azioni violente, modalità brutali, vittime colpite in contesti diversi ma nello stesso territorio. È su questo scenario che si concentrano ora gli approfondimenti. Nel caso dei guardiacoste, la dinamica appare più circoscritta al momento del controllo. Nel caso Cacciatore, invece, il nodo resta il perché. La violenza, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stata organizzata, rapida, mirata. E proprio per questo gli investigatori cercano di capire se dietro il raid vi sia stata una ragione specifica e se qualcuno possa averlo commissionato.
Il caso Nocita e l’ipotesi di una regia comune
Gli accertamenti mirano anche a verificare se possa esistere un collegamento con un altro fatto grave avvenuto a Vibo Valentia: l’aggressione al dirigente comunale Andrea Nocita e il successivo incendio della sua automobile. Su questo fronte le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia. Gli accertamenti puntano a verificare se tra il pestaggio di Cacciatore, l’aggressione a Nocita e l’incendio dell’auto del dirigente comunale possa esistere un filo rosso. Al momento si tratta di una pista investigativa, non di una conclusione. Ma è una pista pesante, perché sposterebbe il baricentro della vicenda dal singolo episodio violento a un possibile quadro più ampio di intimidazioni. Il tema, dunque, non è soltanto chi abbia colpito. È capire se quelle aggressioni abbiano avuto una matrice comune, se siano maturate nello stesso ambiente, se rispondano a interessi convergenti o se, al contrario, restino fatti separati, uniti solo dalla violenza e dalla coincidenza temporale.









