Dopo la strage di Amendolara, la Commissione regionale contro la ‘ndrangheta, la corruzione e l’illegalità diffusa torna a concentrare l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori migranti impiegati in agricoltura. A rilanciare il tema è il vicepresidente e capogruppo di Tridico Presidente, Enzo Bruno, che chiede l’avvio di un percorso strutturato di audizioni istituzionali.
Bruno: “Migranti invisibili, serve una verità completa sul sistema agricolo”
Secondo Bruno, la tragedia di Amendolara rappresenta un segnale che impone un approfondimento immediato. “Non spetta alla Commissione sostituirsi alla magistratura – ha affermato – ma è evidente che esistono condizioni di forte criticità che riguardano persone spesso costrette a vivere in situazioni di invisibilità e precarietà”. Un sistema che, secondo il vicepresidente, ruota attorno a intermediazioni informali e mancanza di servizi adeguati.
Caporalato e diritti negati: il lavoro agricolo sotto la lente della Commissione
Il focus non riguarda soltanto il contrasto al caporalato, ma anche la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori impiegati nell’agricoltura calabrese. Bruno sottolinea la necessità di costruire percorsi concreti per garantire alloggi dignitosi, servizi essenziali e integrazione reale, superando una condizione definita di marginalità strutturale.
Il piano: audizioni con prefetti, forze dell’ordine e sindaci
La Commissione dovrebbe avviare un programma di audizioni partendo dai prefetti, per poi coinvolgere forze dell’ordine, amministratori locali e soggetti istituzionali competenti. Un’attività conoscitiva che punta a restituire un quadro completo del fenomeno e a trasformarsi in strumenti operativi. “Abbiamo il dovere di ascoltare chi opera sul territorio e produrre analisi utili a comprendere la reale dimensione del problema”, ha spiegato Bruno.
“Basta invisibili”: l’appello finale alla società calabrese
Nel suo intervento, il vicepresidente richiama anche la necessità di un’assunzione di responsabilità diffusa. “La vera sfida è costruire percorsi di integrazione e legalità. Non possiamo più ignorare chi contribuisce ogni giorno all’economia agricola calabrese”.
Un appello che va oltre le istituzioni e coinvolge l’intero tessuto sociale regionale, chiamato – secondo Bruno – a non limitarsi alla sola indignazione dopo le tragedie.









