× Sponsor
14 Giugno 2026
14 Giugno 2026
spot_img

“Fata Verde”, Barone lascia il carcere dopo 16 mesi: concessi i domiciliari all’imputato dell’inchiesta sulla cosca Alvaro

Il gip di Reggio Calabria accoglie l’istanza della difesa: Carmine Giuseppe Barone esce dal carcere e torna a Taurianova ai domiciliari con braccialetto elettronico. Decisiva l’esclusione dell’aggravante mafiosa e il ridimensionamento del suo ruolo nell’operazione antimafia “Fata Verde”

spot_img

Svolta nel procedimento legato all’operazione antimafia “Fata Verde” della DDA di Reggio Calabria. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale reggino, Andrea Iacovelli, ha disposto la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per Carmine Giuseppe Barone, 67 anni, originario di Taurianova. L’uomo, detenuto da circa 16 mesi nella casa di reclusione di Terni, potrà ora fare ritorno nella propria abitazione, dove sconterà la misura con l’obbligo del braccialetto elettronico. Ad ottenere il provvedimento è stato il difensore di fiducia, l’avvocato Antonino Napoli, che aveva presentato istanza evidenziando il ridimensionamento della posizione del proprio assistito.

La condanna nel processo “Fata Verde”

Barone era stato coinvolto nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che aveva colpito presunti affiliati alla cosca Alvaro di Sinopoli. Nel processo celebrato con rito abbreviato, il 67enne era stato condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per coltivazione di ingenti quantitativi di canapa indiana. Secondo l’impostazione accusatoria, Barone avrebbe avuto un ruolo operativo nelle attività di coltivazione e gestione delle piantagioni.

Esclusa l’aggravante mafiosa

Elemento centrale nella decisione del giudice è stata l’esclusione della contestata aggravante mafiosa. La sentenza di primo grado, infatti, aveva già ridimensionato la posizione dell’imputato, attribuendogli un ruolo non apicale all’interno del presunto sodalizio criminale. Secondo quanto emerso nel procedimento, Barone sarebbe stato impegnato soprattutto nel coordinamento materiale dei lavori di coltivazione e nella vigilanza dei siti, agendo in posizione subordinata rispetto ai vertici dell’organizzazione. Un aspetto che la difesa ha valorizzato per sostenere il venir meno delle esigenze cautelari più gravi.

Determinante anche il declassamento del DAP

Nel provvedimento hanno pesato anche altri elementi evidenziati dall’avvocato Napoli. Tra questi il lungo periodo trascorso dai fatti contestati senza ulteriori episodi e soprattutto la recente decisione del DAP di declassificare Barone dal circuito di Alta Sicurezza a quello di Media Sicurezza, proprio dopo il venir meno dell’aggravante mafiosa. Circostanze che, secondo il GIP, consentono oggi di contenere il rischio di reiterazione del reato attraverso una misura meno afflittiva rispetto al carcere.

Divieto di comunicare con persone esterne

Il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto per Barone la permanenza domiciliare con precise prescrizioni. L’uomo non potrà allontanarsi dalla propria abitazione e avrà il divieto di comunicare con persone diverse dai conviventi. Una decisione che rappresenta un passaggio importante nell’ambito dell’inchiesta “Fata Verde”, operazione che aveva acceso i riflettori sulle presunte attività legate al traffico di droga riconducibili al clan Alvaro nel Reggino.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img