23 Ottobre 2026
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Conte a Pizzo tra gli autotrasportatori: “Non ho visto infiltrazioni, basta criminalizzare chi protesta”

Il leader del Movimento 5 Stelle visita il presidio contro il caro carburante in Calabria e contesta le accuse generalizzate lanciate dal governo. "Se ci sono episodi specifici, intervengano procure e forze dell'ordine"

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Giuseppe Conte è andato a Pizzo, dove da giorni presidiano agricoltori e autotrasportatori contro il caro carburante, per guardare in faccia chi protesta. Alla fine ha detto di non aver visto ciò che il governo evoca da giorni. “Sono qui perché non ci sono episodi di violenza”, ha spiegato, “posso guardare negli occhi questi agricoltori e questi autotrasportatori”. Ha aggiunto di non avere “segnalazioni di infiltrazione”. Per il presidente del Movimento 5 Stelle, insistere su questo punto significa soltanto “criminalizzare chi veramente è in difficoltà”.

Le infiltrazioni evocate dal governo

Il tema è diventato politico dopo le mosse dell’esecutivo. Il Viminale ha avviato un’azione a tappeto per identificare gli autotrasportatori che mantengono i blocchi, soprattutto in Campania. Il sottosegretario Edoardo Rixi ha detto di temere infiltrazioni di bande organizzate estranee all’autotrasporto. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di “evidenti infiltrazioni criminali”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riunito prefetti e questori delle province coinvolte proprio per sollecitare attenzione su questo rischio.
Il governo ha anche altre ragioni per tenere alta l’attenzione. Il ministro Adolfo Urso ha riferito che le stesse associazioni di categoria hanno chiesto di rimuovere i presìdi dopo la ripresa del confronto con l’esecutivo. Sono inoltre emerse segnalazioni di intimidazioni: in Sicilia un autotrasportatore ha denunciato di aver trovato 60 gomme a terra dopo aver ripreso a lavorare.

La risposta di Conte

Conte non nega che episodi del genere possano esistere. “Se ci sono cose puntuali, precise, saranno episodi”, ha detto, e spetta a procure e forze dell’ordine intervenire. Respinge però il passaggio da singoli fatti a un’etichetta generale: parlare di infiltrazioni “a livello nazionale”, in modo “fumoso e generico”, sarebbe il tentativo di coprire l’esasperazione di chi non arriva a fine mese. Per Conte il governo ha prima ignorato la protesta, mentre gli scaffali si svuotavano, e ora risponde con l’ottavo decreto sicurezza. A suo giudizio i 60 milioni stanziati per gli agricoltori sono una misura tampone, “ridicola”. Lo stesso governo ha poi annunciato lo sblocco di 480 milioni per gli autotrasportatori, ma in Calabria e in Campania la protesta è proseguita. Conte lega la questione al clima che ha trovato. Dice di aver incontrato “tanti cittadini liberi” che solidarizzano con chi blocca le strade e li descrive come persone che si uniscono “nella disperazione”. Sul fronte della piazza, la sua tesi è che non si tratti di una protesta “di chi si diverte a svuotare gli scaffali”, e che quindi non possa essere liquidata con la formula dello “sciopero del venerdì”.

Il parallelo con il dibattito calabrese

La stessa linea è stata sostenuta in questi giorni dal giornalista Pietro Comito, che ha ammesso la gravità delle intimidazioni a camionisti che non volevano aderire. Ha però contestato l’uso di quei casi, a suo dire pochi tra Campania e Calabria, per delegittimare una mobilitazione di migliaia di persone. Comito sostiene che la paura di essere etichettati stia già raffreddando chi vorrebbe protestare. Sulla stessa linea, Conte ha ripetuto che chi protesta “non ce la fa più” e non va confuso con chi delinque.

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