24 Ottobre 2026
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Social vietati ai minori di 15 anni, la Grecia approva la legge: dal 2027 stop agli account

Il Parlamento di Atene approva il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni, in vigore dal 1° gennaio 2027. Previste verifiche dell'età e sanzioni per le piattaforme che non rispettano le regole

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Niente più social network per i ragazzi sotto i 15 anni. La Grecia ha approvato una legge che dal 1° gennaio 2027 impedirà ai più giovani di accedere alle piattaforme social, introducendo controlli sull’età degli utenti e sanzioni severe per le aziende che non rispetteranno le nuove disposizioni. La decisione è arrivata al termine di un acceso confronto parlamentare ed è stata sostenuta soltanto dalla maggioranza conservatrice di Nea Dimokratia. Una stretta che riaccende il dibattito internazionale sui rischi dell’uso precoce dei social e che riguarda da vicino anche l’Italia, dove il governo Meloni sta valutando nuove limitazioni per gli adolescenti.

Grecia, social vietati agli under 15 dal 2027: cosa prevede la nuova legge

Il provvedimento approvato dal Parlamento greco stabilisce il divieto di accesso ai social media per tutti i minori di 15 anni a partire dal prossimo gennaio. Le piattaforme saranno chiamate a introdurre sistemi di verifica dell’età per impedire l’iscrizione e l’utilizzo dei servizi da parte degli utenti che non hanno raggiunto la soglia prevista. Per le società che non si adegueranno sono previste sanzioni severe. La normativa si inserisce inoltre nel percorso europeo di regolamentazione della sicurezza digitale dei minori, collegato alla proposta denominata Kids Act.

Il ministro greco della Governance digitale e dell’Intelligenza artificiale, Dimitris Papastergiou, ha definito la misura “una soluzione efficace e necessaria” per contrastare la dipendenza dei minori dai social network. Il voto, tuttavia, ha evidenziato divisioni politiche, con il sostegno della sola maggioranza di governo.

Dipendenza dai social, cyberbullismo e contenuti dannosi: perché i governi vogliono intervenire

La decisione della Grecia si inserisce in una tendenza che coinvolge numerosi Paesi. Al centro delle preoccupazioni ci sono la dipendenza digitale, il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi e il tempo trascorso dagli adolescenti davanti agli schermi. Il problema non riguarda soltanto l’età minima per aprire un account, ma anche la capacità delle piattaforme di verificare realmente l’identità degli utenti e di impedire che i divieti vengano aggirati.

Il nodo più delicato resta quello della verifica dell’età. Per rendere efficaci le restrizioni occorrono strumenti affidabili, ma il ricorso a documenti d’identità, riconoscimento facciale o altri sistemi di identificazione solleva interrogativi sulla tutela dei dati personali e della privacy, soprattutto quando si tratta di minorenni.

Australia, divieto sotto i 16 anni ma oltre l’80% dei ragazzi riesce ad aggirarlo

Il primo grande precedente internazionale è quello dell’Australia, che alla fine del 2025 ha introdotto il divieto di accesso ai social per gli under 16, prevedendo multe particolarmente elevate per le piattaforme inadempienti. L’esperienza australiana, tuttavia, mette in evidenza le difficoltà di applicazione delle nuove regole. Secondo i dati dell’autorità nazionale per la sicurezza online, eSafety, riportati dall’ANSA, oltre l’80% dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni continuerebbe a utilizzare i social aggirando le restrizioni.

Un dato che alimenta il confronto sull’efficacia dei divieti: vietare formalmente l’accesso non significa necessariamente riuscire a impedire l’utilizzo delle piattaforme. Per questo diversi governi stanno valutando controlli più rigorosi, mentre cresce l’attenzione verso le conseguenze che tali strumenti potrebbero avere sulla riservatezza degli utenti.

Dalla Cina alla Malesia: i divieti sui social per i minorenni nel mondo

La stretta sui social non riguarda soltanto l’Europa. Malesia e Indonesia hanno introdotto divieti per i minori di 16 anni, mentre la Cina ha scelto un sistema differente, basato su una specifica modalità dedicata ai minorenni. Le restrizioni cinesi prevedono limitazioni al tempo di utilizzo delle applicazioni e controlli sull’accesso nelle ore notturne per determinate fasce d’età.

In Turchia e negli Emirati Arabi Uniti sono state introdotte restrizioni rivolte ai minori di 15 anni. Il Brasile, invece, ha previsto il collegamento degli account dei minori di 16 anni a quelli di un genitore o tutore. Negli Stati Uniti manca una normativa federale unica sul divieto di accesso ai social, mentre il tema della responsabilità delle piattaforme è al centro di iniziative giudiziarie e legislative a livello statale.

Francia, il divieto agli under 15 bloccato dalla Corte costituzionale

In Europa, la situazione resta frammentata. La Francia aveva approvato il 21 luglio 2026 una legge per vietare i social ai minori di 15 anni, ma il provvedimento ha incontrato un ostacolo decisivo il 14 agosto, quando il Conseil constitutionnel ha censurato la disposizione, ritenendo insufficienti le garanzie relative alla libertà di espressione e alla protezione della privacy. Il presidente Emmanuel Macron ha quindi chiesto al governo di rivedere il testo.

Il caso francese mostra uno dei problemi principali delle nuove normative: trovare un equilibrio tra la protezione dei minorenni e il rispetto dei diritti fondamentali. La Grecia ha scelto di procedere con una legge nazionale, mentre altri Paesi attendono l’evoluzione delle iniziative europee.

Regno Unito, Spagna, Danimarca e Germania: le nuove restrizioni in Europa

Anche altri governi europei stanno valutando interventi. Nel Regno Unito è stato annunciato un progetto di divieto per gli under 16, con sistemi di verifica dell’età che potrebbero comprendere documenti d’identità o riconoscimento facciale. In Portogallo, le disposizioni approvate prevedono il divieto sotto i 13 anni e il consenso dei genitori per la fascia tra i 13 e i 16 anni.

La Danimarca ha raggiunto un accordo politico per introdurre il limite dei 15 anni, mentre in Spagna il governo di Pedro Sánchez ha annunciato l’intenzione di fissare la soglia a 16 anni, in attesa del completamento dell’iter legislativo. In Germania si studia la possibilità di introdurre restrizioni per gli under 14. La Norvegia, invece, valuta un limite di 15 anni e l’utilizzo dell’identità digitale nazionale per verificare l’età degli utenti.

Italia, Meloni apre al divieto dei social sotto i 14 anni: il disegno di legge è fermo in Parlamento

La decisione della Grecia riaccende il dibattito anche in Italia. Nei giorni scorsi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato di non essere contraria a vietare l’accesso ai social ai ragazzi sotto i 14 anni. Un’apertura che ha riportato l’attenzione sulle numerose proposte legislative già presentate in Parlamento, comprese quelle sostenute da esponenti della maggioranza e dell’opposizione.

Al Senato è depositato un disegno di legge bipartisan, di cui è prima firmataria la senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, ma l’iter risulta fermo da giugno. “Credo importante che si debba dare seguito all’invito del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che il Parlamento riprenda il lavoro fin qui fatto in Senato per approvare la legge”, ha dichiarato Mennuni.

La parlamentare ha inoltre spiegato che, pur considerando i 15 anni la soglia più appropriata, esiste un consenso politico più ampio intorno al limite dei 14 anni, sul quale sarebbe possibile cercare un’intesa.

Madia propone un emendamento al decreto sicurezza, Carfagna cerca un testo comune

Dall’opposizione arriva la richiesta di accelerare l’approvazione delle nuove regole. Marianna Madia, esponente di Casa Riformista e firmataria di una proposta sul tema già nel 2022, ha annunciato l’intenzione di presentare un emendamento al decreto sicurezza, chiedendo agli altri gruppi parlamentari di sottoscriverlo. Una strada che potrebbe consentire di affrontare la questione senza attendere l’intero percorso di una nuova legge.

Da Noi Moderati, Mara Carfagna ha dichiarato di voler lavorare per raggiungere un testo condiviso, mentre il leader di Azione, Carlo Calenda, ha rilanciato la proposta del suo partito per uno stop totale a TikTok. Posizioni differenti che mostrano come il tema della tutela dei minori online attraversi gli schieramenti politici, pur senza aver ancora prodotto una normativa nazionale condivisa.

Social e minori in Italia: cosa dice oggi la legge e perché i controlli non bastano

Attualmente, in Italia, il Codice della privacy stabilisce a 14 anni l’età minima per prestare autonomamente il consenso al trattamento dei dati personali nell’ambito dei servizi digitali. Al di sotto di questa soglia è necessaria l’autorizzazione dei genitori o dei tutori. Non si tratta, tuttavia, di un divieto generale di accesso ai social per tutti gli under 14.

La distinzione è importante: le norme attuali regolano il consenso al trattamento dei dati, mentre le proposte in discussione mirano a introdurre restrizioni più dirette sull’accesso alle piattaforme. Inoltre, i controlli sull’età possono essere aggirati, rendendo difficile garantire il rispetto effettivo delle regole.

Anche il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini ha richiamato il lavoro europeo sulla regolamentazione dei social per i minorenni, facendo riferimento a un’ipotesi che prevede il divieto totale sotto i 13 anni, l’accesso con autorizzazione dei genitori fino ai 15 e la possibilità di utilizzare liberamente le piattaforme dopo tale età.

Social vietati ai minori, la sfida del 2027: proteggere i ragazzi senza sacrificare la privacy

Con la nuova legge, la Grecia entra nel gruppo dei Paesi che hanno deciso di intervenire direttamente sull’accesso dei minorenni ai social network. Il divieto entrerà in vigore il 1° gennaio 2027, ma la sua efficacia dipenderà soprattutto dalla capacità di verificare l’età degli utenti e di far rispettare gli obblighi alle piattaforme.

In Italia, invece, il confronto politico resta aperto. La disponibilità espressa da Meloni, le proposte bipartisan e le iniziative dell’opposizione potrebbero favorire la ripresa dell’iter parlamentare, ma al momento non è stato approvato un divieto generale dei social per gli under 14.

Il punto centrale del dibattito resta lo stesso in tutta Europa: come proteggere bambini e adolescenti dai rischi del mondo digitale senza compromettere privacy, libertà di espressione e accesso all’informazione. Una sfida che riguarda governi, famiglie, scuole e soprattutto le grandi piattaforme tecnologiche.

Fonte: ANSA

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