A Catanzaro il conto delle Regionali arriva prima delle Comunali. E sul tavolo di Marco Polimeni rischiano di presentarsi insieme richieste difficili da conciliare: la fedeltà alla linea di Roberto Occhiuto, le aspettative di Sergio Costanzo, il peso politico di Sergio Abramo. Tutti hanno ragioni da rivendicare. Il problema è che quelle ragioni portano in direzioni diverse. Il segretario provinciale di Forza Italia si trova tra l’incudine e il martello. Il partito calabrese ha nell’asse Occhiuto-Cannizzaro il proprio centro di comando. A Catanzaro, però, il consenso continua a passare anche attraverso gruppi e personalità che conservano una propria autonomia. Polimeni deve tenere insieme queste due dimensioni proprio mentre la scelta del candidato sindaco comincia a separarle. È qui che si misura la sua leadership: nella capacità di assumere una decisione e sostenerne le conseguenze, anche con chi ha contribuito alla sua elezione.
Le cambiali delle Regionali e il peso degli incarichi
L’approdo di Polimeni in Consiglio regionale è maturato dentro una lista azzurra particolarmente competitiva. Abramo e Costanzo lo hanno sostenuto: apporti politici che pesano nei rapporti di oggi, soprattutto dopo una competizione che ha lasciato fuori da Palazzo Campanella un consigliere uscente come Antonello Talerico. Quelle cambiali elettorali sono impegni e aspettative politiche. L’ex sindaco conserva una rete di relazioni e la tentazione di tornare protagonista; Costanzo rivendica il proprio radicamento e pretende di incidere sulla candidatura. Polimeni deve fare i conti con entrambi, ma rappresenta anche il partito che dovrà presentarsi agli alleati con una posizione riconoscibile.
I suoi incarichi rendono questa responsabilità più stringente. È consigliere regionale, segretario provinciale di Forza Italia e presidente della Commissione contro la ’ndrangheta, la corruzione e l’illegalità diffusa. Una concentrazione di ruoli che gli dà autorevolezza e gli chiede chiarezza. La presidenza dell’Antimafia, in particolare, alza l’asticella della responsabilità pubblica. Anche nella costruzione delle alleanze servono posizioni comprensibili, assunte alla luce del sole. Il rinvio può aiutare una trattativa; protratto troppo a lungo, diventa esso stesso una scelta.
Occhiuto, Talerico e Costanzo: la distanza ormai è siderale
Le ultime polemiche hanno reso visibile quanto si sia logorato il rapporto tra Occhiuto e una parte della rappresentanza azzurra catanzarese. Il governatore ha contestato la capacità dei rappresentanti politici di raccontare quanto fatto dalla Regione per il capoluogo. Costanzo ha rivendicato il contributo alla costruzione del consenso; Talerico ha respinto l’idea che il ruolo politico possa ridursi alla promozione dell’attività presidenziale. La frattura riguarda il riconoscimento reciproco. Occhiuto chiede una classe dirigente capace di sostenere e valorizzare la sua azione; i due esponenti catanzaresi chiedono peso, autonomia e considerazione. Le Comunali porteranno questo contrasto dentro una decisione concreta: chi guida la coalizione e chi accetta di seguirla.
Polimeni ha un margine diverso da quello dei suoi interlocutori. La sua funzione di segretario provinciale lo obbliga a cercare una sintesi coerente con la linea regionale. Una candidatura autonoma di Costanzo lo metterebbe davanti a una scelta difficilmente aggirabile: sostenere il candidato del centrodestra oppure accompagnare una rottura con il proprio partito.
La tentazione di Costanzo e il precedente di Lamezia
La sponda tra Talerico e Costanzo può acquistare significato proprio su questo terreno. Nel 2022 Talerico corse autonomamente e al ballottaggio sostenne Nicola Fiorita. Quel precedente mostra quanto possa pesare una candidatura capace di raccogliere consenso fuori dagli schieramenti e di orientare il secondo turno. A Lamezia Terme, nel 2025, Gianpaolo Bevilacqua si presentò fuori dalla coalizione che sosteneva Mario Murone, poi eletto sindaco. Un’esperienza che ricorda al centrodestra quanto una parte del suo elettorato possa trovare un’offerta alternativa.
Costanzo potrebbe essere tentato da un’operazione di questo tipo, soprattutto se ritenesse chiuso ogni spazio nella trattativa. La disponibilità a correre da civico è già stata espressa; il passaggio dalle dichiarazioni alla candidatura richiederebbe però liste, organizzazione e una rottura politica fino in fondo. Oggi resta uno scenario, oltre che uno strumento di pressione. Per Polimeni è il rischio più delicato. Può trattare per evitarlo, ma non dispone di una libertà illimitata per assecondarlo. La mediazione ha un confine: la tenuta della coalizione di cui Forza Italia è parte.
Ferro, Noto e le primarie: il messaggio ai vertici
Nell’intervista a Calabria7, Costanzo ha indicato Wanda Ferro e Floriano Noto come figure capaci di dare autorevolezza alla candidatura. Successivamente ha chiesto primarie aperte qualora Ferro non fosse disponibile, dichiarandosi pronto a partecipare. Due passaggi che definiscono la sua posizione: alzare il profilo della scelta e contestare un’investitura decisa dall’alto. Il messaggio ai vertici è chiaro. Accoglierlo integralmente, però, significherebbe riconoscere a un singolo esponente il potere di fissare nomi e metodo per tutta la coalizione. Difficile che i partiti accettino una simile subordinazione.
Lo scenario che prende corpo porta piuttosto verso una decisione nazionale, con Fratelli d’Italia intenzionata a rivendicare la candidatura del capoluogo. È un indirizzo ancora da tradurre in un accordo definitivo, ma sufficiente a ridimensionare molte delle autocandidature locali. La forza elettorale di Costanzo in questo caso non assicura automaticamente un posto nella discussione. Per trasformarla in un veto servirebbe un rapporto di forza che gli altri partiti dovrebbero essere disposti a riconoscergli.
Ferrara avanza, per Abramo la strada è stretta
In questo quadro Aldo Ferrara resta uno dei nomi più accreditati. Il presidente di Unindustria Calabria e Confindustria Catanzaro offre un profilo riconoscibile nel mondo produttivo e una rete di relazioni che può interessare una coalizione alla ricerca di una candidatura capace di allargarsi. Il suo nome è al centro delle ricostruzioni sul pressing di Fratelli d’Italia. Una soluzione del genere potrebbe trovare un punto d’incontro anche con Occhiuto: un candidato esterno alle contese quotidiane dei gruppi cittadini, sostenuto però dai partiti. La possibilità politica esiste; andrà misurata con la disponibilità dell’interessato e con la capacità di costruirgli attorno un’alleanza solida e coesa.
Per Sergio Abramo, invece, la strada verso un’investitura unitaria appare molto più stretta. Il suo peso nella politica catanzarese resta, ma l’eventuale ritorno riproporrebbe equilibri e divisioni con cui il centrodestra sta ancora facendo i conti. Se la scelta dovesse spettare a Fratelli d’Italia, lo spazio per l’ex sindaco si ridurrebbe ulteriormente. È un altro nodo per Polimeni: riconoscere il sostegno ricevuto da Abramo e spiegargli perché quel rapporto, da solo, non possa determinare la candidatura.
Mancuso, il prestigio della carica e i limiti della Lega
Anche Filippo Mancuso resta nella partita. La vicepresidenza della Regione, con le deleghe a lavori pubblici, urbanistica, difesa del suolo e politiche della casa, gli assegna responsabilità amministrative concrete. Il suo seguito cittadino gli consente inoltre di partecipare alla trattativa con una propria forza. La centralità di Palazzo Campanella, però, aveva caratteristiche diverse: la presidenza del Consiglio regionale lo collocava al centro dei rapporti tra gruppi, consiglieri ed equilibri istituzionali. La vicepresidenza della Giunta dà prestigio, ma l’investitura a sindaco dipende dal peso negoziale del partito e dagli accordi con gli alleati. La Lega attraversa una fase complicata, riconosciuta dallo stesso Mancuso quando ha parlato della necessità di riorganizzarla. La fedeltà ribadita a Salvini consolida la sua collocazione, ma lo lega anche alle possibilità di crescita del Carroccio. Una prospettiva parlamentare potrebbe quindi risultare più praticabile della candidatura unitaria a Palazzo De Nobili. Quest’ultima resta un’aspirazione che, negli equilibri attuali, incontra ostacoli rilevanti.
Occhiuto guarda a Roma, la successione passa dalla Cittadella
L’ipotesi che Occhiuto possa considerare Catanzaro una questione secondaria va misurata con le sue ambizioni nazionali. Un governatore che intende accrescere il proprio peso in Forza Italia ha interesse a dimostrare di saper costruire vittorie anche nelle città. Il centrodestra ha conquistato Lamezia con Murone, Reggio Calabria con Cannizzaro e ha sostenuto la riconferma di Vincenzo Voce a Crotone. Vibo Valentia, passata al centrosinistra nel 2024, resta un’eccezione che ricorda quanto possano costare le divisioni interne.
Aggiungere Catanzaro e Cosenza, entrambe chiamate al voto nel 2027, significherebbe consolidare una presenza in cinque centri decisivi della regione. Per Occhiuto avrebbe il valore di una prova politica da spendere nel confronto con Antonio Tajani e con la famiglia Berlusconi. Le Comunali e le prossime Politiche, qualunque sia il loro ordine nel calendario, finiranno inevitabilmente per condizionarsi.
Un eventuale rafforzamento nazionale del governatore aprirebbe poi il tema della successione alla Regione. È una prospettiva che riguarda direttamente Francesco Cannizzaro: la guida di Forza Italia calabrese e la vittoria a Reggio gli attribuiscono un peso destinato a contare in ogni futuro equilibrio della Cittadella. Catanzaro entra dunque in una partita più larga, dentro la quale le aspettative dei singoli devono trovare spazio senza compromettere il risultato complessivo.














