Il futuro urbanistico di Catanzaro rischia di restare impigliato negli equilibri politici di Palazzo De Nobili. Dopo anni di elaborazioni, confronti e revisioni, il Piano strutturale comunale (PSC) ha completato il percorso istruttorio nella commissione Urbanistica. Il documento è pronto per affrontare il passaggio decisivo in Consiglio comunale, ma proprio qui comincia la partita più complicata per il sindaco Nicola Fiorita. Il nuovo strumento urbanistico stabilirà le direttrici dello sviluppo cittadino, individuando le aree da tutelare, quelle da riqualificare e gli ambiti nei quali concentrare infrastrutture, servizi e nuove opportunità economiche. Una scelta destinata a incidere sul futuro di Catanzaro per molti anni, ben oltre la durata dell’attuale amministrazione. Eppure, mentre il lavoro tecnico procede verso la conclusione della fase istruttoria, la politica continua a interrogarsi sull’opportunità di adottare un documento così importante negli ultimi mesi della consiliatura.
Quattro anni di lavoro, ora serve il passaggio in Consiglio
L’ultimo incontro della prima commissione consiliare permanente, presieduta da Gregorio Buccolieri, si è svolto la scorsa settimana. Alle sedute hanno partecipato la vicesindaca con delega all’Urbanistica Giusy Iemma, l’architetto Laura Abramo e l’ingegnere Francesco Fusto, impegnati negli approfondimenti tecnici e normativi. Il Comune ha comunicato ufficialmente la conclusione dell’istruttoria, precisando che la pratica può proseguire il proprio percorso amministrativo. La Giunta ha già approvato la proposta del PSC. Il Consiglio comunale deve ancora pronunciarsi. Ed è proprio il voto dell’assemblea a rappresentare l’ostacolo più delicato. La maggioranza che sostiene Fiorita ha attraversato una consiliatura segnata da tensioni, cambiamenti negli schieramenti e difficoltà nella gestione dei rapporti politici. In un contesto del genere, un provvedimento destinato a incidere sull’assetto urbanistico dell’intero territorio richiede una convergenza che non può essere data per scontata. Al momento, tuttavia, non risulta documentato un conteggio definitivo dei consiglieri contrari o favorevoli. Parlare di bocciatura già annunciata sarebbe quindi prematuro.
La scelta di Fiorita: meno cemento, più recupero della città esistente
Il nuovo PSC nasce da un’impostazione precisa: contenere il consumo di suolo e privilegiare il recupero del patrimonio edilizio esistente. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è superare un modello di crescita fondato prevalentemente sull’espansione urbana, puntando sulla riqualificazione dei quartieri, sul riutilizzo degli immobili e sulla tutela delle aree ambientalmente più fragili. Il principio guida è quello del consumo di suolo a saldo zero. Non significa necessariamente impedire ogni intervento edilizio, ma orientare le trasformazioni del territorio verso il riuso, la rigenerazione e una diversa distribuzione delle funzioni urbane.Una scelta che può modificare prospettive e aspettative di proprietari, imprese, professionisti e operatori economici. Il Piano, infatti, non riguarda soltanto l’edilizia residenziale. Interviene sulla mobilità, sulle infrastrutture, sulla destinazione delle aree e sull’organizzazione dei servizi. Dietro le cartografie urbanistiche ci sono decisioni che incidono sul valore e sulle possibilità di utilizzo dei terreni, sugli investimenti e sulle opportunità di sviluppo dei quartieri. È anche per questo che il confronto politico si presenta particolarmente complesso.
Dal centro storico a Lido: come cambierebbe Catanzaro
La proposta dell’amministrazione immagina una città articolata in più poli, ciascuno con funzioni e vocazioni specifiche. Per il centro storico, l’obiettivo è favorire il recupero degli edifici inutilizzati, sostenere le attività economiche e semplificare il riuso del patrimonio esistente. Il quartiere Lido viene individuato come uno dei principali motori dello sviluppo turistico, attraverso la valorizzazione del porto, dell’economia del mare e del patrimonio naturalistico di Giovino. A Sala viene attribuita una funzione strategica per la mobilità e l’interscambio tra differenti sistemi di trasporto. Le aree della Fiumarella potrebbero essere interessate da progetti di valorizzazione ambientale, con spazi destinati allo sport e alla fruizione pubblica. Germaneto, invece, dovrebbe consolidare la propria vocazione direzionale, produttiva e dei servizi. L’impostazione coinvolge anche i quartieri di Gagliano, Mater Domini e Siano, con l’obiettivo di rafforzarne l’integrazione nel sistema urbano e ambientale. Si tratta delle linee programmatiche illustrate dall’amministrazione: la loro effettiva realizzazione dipenderà dagli strumenti attuativi, dai finanziamenti e dai successivi interventi.
Il caso Giovino-Bellino: lo scontro tra tutela ambientale e sviluppo turistico
Uno dei contrasti più concreti emersi durante il confronto riguarda la fascia costiera tra Giovino e Bellino. A luglio, il consigliere comunale Eugenio Riccio ha contestato la mancata riproposizione, nella bozza del nuovo PSC, della strada prevista dal precedente Piano regolatore lungo il tratto costiero. Secondo Riccio, l’infrastruttura rappresenterebbe un collegamento necessario per rendere maggiormente accessibile il territorio, favorire gli investimenti turistici e migliorare la fruizione delle aree vicine al mare. La sua posizione è che la tutela ambientale debba essere accompagnata da infrastrutture capaci di sostenere lo sviluppo economico.
L’amministrazione, al contrario, ha indicato nella salvaguardia delle aree costiere e nella riduzione del consumo di suolo due obiettivi fondamentali del nuovo strumento urbanistico. La questione Giovino-Bellino sintetizza una delle principali divergenze sul futuro della città: quanto spazio riservare a nuove infrastrutture e trasformazioni urbanistiche e quanto, invece, alla conservazione del territorio.
La variabile politica e le elezioni del 2027
Il calendario aggiunge un ulteriore elemento di difficoltà. Catanzaro si avvicina alle elezioni comunali del 2027 e il confronto tra maggioranza e opposizioni è già entrato nella fase delle strategie elettorali. Il PSC rischia così di diventare anche un terreno di scontro tra chi intende lasciare alla città un nuovo quadro urbanistico prima della conclusione del mandato e chi ritiene che decisioni di questa portata debbano essere affidate alla prossima amministrazione.
Tra le posizioni critiche emerse nel dibattito pubblico figura quella del vicepresidente della Regione Filippo Mancuso, che ha espresso contrarietà all’adozione dell’attuale Piano. Un orientamento politicamente rilevante, soprattutto per i possibili riflessi sugli schieramenti presenti in Consiglio comunale. Resta però da verificare quali consiglieri siano effettivamente disponibili a sostenere la proposta e quali intendano opporsi. Senza una maggioranza in aula, anche un Piano tecnicamente pronto rischia di fermarsi. La questione riguarda anche la possibilità di costruire un consenso trasversale su alcune scelte strategiche, separando il confronto urbanistico dalle contrapposizioni elettorali.
Adozione e approvazione: due passaggi diversi
C’è un altro aspetto che merita attenzione. L’eventuale voto favorevole del Consiglio non determinerebbe automaticamente la conclusione dell’intero procedimento. La legislazione urbanistica calabrese, disciplinata dalla legge regionale 19 del 2002, prevede un percorso articolato che distingue l’adozione del Piano dalla sua successiva approvazione. Tra i passaggi rientrano le procedure di consultazione, le valutazioni previste dalla normativa e gli ulteriori adempimenti amministrativi. Per questo, anche un’adozione entro la fine della consiliatura non significherebbe necessariamente avere un PSC definitivamente approvato ed efficace prima delle elezioni. L’obiettivo politico immediato della vicesindaca Iemma è portare il documento al voto e ottenere il primo via libera consiliare. Il completamento dell’intero percorso richiederà invece ulteriori passaggi.
Il vero interrogativo: chi si assumerà la responsabilità del Piano?
Il nuovo PSC rappresenta una delle scelte più importanti dell’amministrazione Fiorita. Ma proprio la sua rilevanza rende difficile immaginare un’approvazione senza un confronto approfondito sulle conseguenze per il territorio. Da una parte c’è la volontà di imprimere una svolta alla pianificazione urbanistica, contenendo l’espansione edilizia e puntando sulla rigenerazione. Dall’altra ci sono le richieste di sviluppo infrastrutturale, le osservazioni critiche e le resistenze politiche che accompagnano un documento destinato a modificare le prospettive di numerose aree cittadine.
La commissione Urbanistica ha terminato il proprio lavoro. Il Comune ha superato una tappa tecnica, non ancora quella politica. Ora bisognerà capire quando il Piano sarà iscritto all’ordine del giorno del Consiglio e soprattutto se esisteranno i numeri per adottarlo. Perché la domanda, a pochi mesi dalle elezioni, non è più soltanto quale città immaginino Fiorita e la sua amministrazione. È se l’attuale Consiglio comunale sarà disposto ad assumersi la responsabilità di quella scelta oppure se il futuro urbanistico di Catanzaro finirà nelle mani della prossima maggioranza.














