Un nuovo colpo di scena riapre lo scontro politico e giudiziario sull’oscura vicenda della morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena.
Gabriele Ceccherelli, ex giocatore del Calcio storico fiorentino chiamato in causa dalle recenti rivelazioni emerse nel corso dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta bis, ha deciso di non presentarsi all’audizione.
A darne notizia ufficiale è stato il suo legale, l’avvocato Federico Bagattini, precisando tuttavia che il suo assistito resta a piena disposizione dell’autorità giudiziaria.
La figura di Ceccherelli — che al momento non risulta iscritto nel registro degli indagati — era finita sotto i riflettori a seguito delle dichiarazioni rese dal presidente del collegio d’inchiesta, Gianluca Vinci. Secondo la ricostruzione formulata da due detenuti, l’ex atleta sarebbe stato l’organizzatore di un’azione intimidatoria sfociata poi nella tragica morte del manager senese.
I dubbi sui grandi accusatori e la denuncia di pressioni psicologiche
La decisione di fare marcia indietro rispetto all’audizione inizialmente concordata per il 3 novembre nasce da una serie di anomalie procedurali e sulla scarsa attendibilità delle fonti, come chiarito con fermezza dal legale della difesa.
L’avvocato Bagattini ha evidenziato come le garanzie difensive e la dignità del suo assistito siano state messe a dura prova dalla fuga di notizie e dal profilo dei testimoni: “In data anteriore e prossima al 23 ottobre venivano diffuse le generalità dei due dichiaranti e veniva accertato che entrambi sono stati condannati con sentenza passata in giudicato per il reato di calunnia. Quasi contemporaneamente si apprendeva che le dichiarazioni rese da uno dei due sarebbero state acquisite con modalità tali da determinare ‘pressione psicologica’ cosicché il dichiarante avrebbe detto o fatto ‘qualunque cosa pur di essere lasciato in pace'”.
I verbali omissati e lo stop definitivo all’interrogatorio
A complicare il quadro vi è anche la mancata consegna degli atti integrali alla difesa, a fronte della diffusione a mezzo stampa di verbali ampiamente secretati. Il legale ha inoltre ricordato che nessuna convocazione formale era mai giunta prima che il presidente Vinci annunciasse in televisione di aver trasmesso il fascicolo alla magistratura competente.
L’arroccamento della difesa punta a tutelare l’immagine dell’assistito ed evitare quella che viene considerata una gogna mediatica priva di garanzie dibattimentali: “Considerato che confrontarsi, peraltro in modalità non riservate, con fonti rappresentate da persone condannate per calunnia, una delle quali ha sostanzialmente ritrattato le proprie accuse senza la disponibilità delle dichiarazioni in forma integrale, finirebbe per ledere la dignità personale di chi dovrebbe essere audito e offenderebbe la stessa funzione defensionale”, ha ribadito l’avvocato Federico Bagattini.













