Un patrimonio del valore complessivo di circa 800mila euro, composto da terreni, una villa e tre imprese, è stato sottoposto a sequestro dalla Guardia di Finanza di Catanzaro nell’ambito di un procedimento di prevenzione patrimoniale nei confronti di un uomo ritenuto appartenente alla cosca Scalise, organizzazione di ’ndrangheta federata con gli Iannazzo di Sambiase, nel territorio di Lamezia Terme.
Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro, Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura catanzarese ed eseguito dai militari del Comando provinciale delle Fiamme Gialle.
Tre terreni, una villa e tre imprese sotto sequestro
Il decreto ha interessato tre terreni con annessa villa e tre imprese, comprensive dell’intero patrimonio aziendale. Il valore complessivo dei beni sottoposti a vincolo è stato stimato in circa 800mila euro.
Il destinatario della misura è un uomo già coinvolto nell’operazione antimafia Reventinum, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che aveva ricostruito le attività della cosca Scalise nel comprensorio del Reventino tra il 2001 e il 2019.
L’uomo è stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per partecipazione ad associazione mafiosa.
Le indagini della Finanza: patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi
Alla base del provvedimento ci sono gli accertamenti economico-patrimoniali condotti dal Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le verifiche avrebbero evidenziato una significativa sproporzione tra il valore dei beni nella disponibilità dell’uomo, i redditi dichiarati e l’attività lavorativa svolta.
Gli approfondimenti hanno inoltre consentito di delineare il quadro indiziario sottoposto alla valutazione dell’autorità giudiziaria, che ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’applicazione della misura patrimoniale.
Il procedimento e l’eventuale confisca
Il sequestro è stato disposto ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 159 del 2011, il cosiddetto Codice antimafia, nell’ambito della disciplina delle misure di prevenzione.
Il provvedimento non costituisce una confisca definitiva. Il procedimento proseguirà davanti al Tribunale di Catanzaro, nel contraddittorio tra le parti, per verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per l’eventuale confisca dei beni.
Resta dunque distinta la condanna penale definitiva per associazione mafiosa già riportata dall’uomo dall’attuale procedimento di prevenzione patrimoniale, ancora in corso.













