30 Ottobre 2026
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“La giustizia non è consenso”: la Camera Penale di Crotone difende l’autonomia dei giudici

Gli avvocati penalisti crotonesi intervengono sul dibattito politico e mediatico scaturito dopo la scarcerazione di Youssef Siher. L'appello dell'avvocato Aldo Truncè per la tutela del giusto processo

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Un’ulteriore presa di posizione nel dibattito sul rapporto tra decisioni giudiziarie e opinione pubblica arriva dalla Calabria. La Camera Penale di Crotone ha espresso profonda inquietudine per la tendenza a valutare la bontà dei provvedimenti della magistratura in base al gradimento dell’opinione pubblica o all’impatto emotivo delle vicende.
A scatenare la riflessione degli avvocati penalisti è stato il recente caso legato alla scarcerazione di Youssef Siher, considerato dagli inquirenti l’organizzatore dei fatti di Milano del 7 ottobre 2026. L’intervento evidenzia come, di fronte a pronunce non coincidenti con le tesi d’accusa o con le richieste di punizione immediata, si scatenino spesso gogne mediatiche e politiche capaci di minare la neutralità dei magistrati.

La difesa del giusto processo e della presunzione di non colpevolezza

Nel documento diffuso dai penalisti si ribadisce con fermezza che il solo compito di chi amministra la giustizia consiste nell’applicare rigorosamente la legge attraverso un’analisi critica e terza delle prove prodotte.
Ridurre la magistratura a un mero organo di ratifica delle istanze di sicurezza significa snaturarne il ruolo costituzionale e indebolire le garanzie individuali.
Le regole del giusto processo e la presunzione di non colpevolezza, ricordano gli avvocati, non possono essere considerate concessioni elastiche da piegare in base alla gravità del reato o all’allarme sociale del momento: è proprio durante le fasi di maggiore tensione che il rigore delle tutele deve rimanere incrollabile.

L’appello per un giudizio libero da pressioni esterne

A firmare la dura presa di posizione a tutela della giurisdizione è il presidente della Camera Penale di Crotone, l’avvocato Aldo Truncè.
Il direttivo ha richiamato con forza l’esigenza di proteggere l’indipendenza di ogni magistrato da qualsiasi forma di condizionamento o ingerenza esterna. La presenza di un giudice pienamente libero da pressioni sociali e politiche, conclude la nota, rappresenta l’unica e vera garanzia democratica per chiunque si trovi ad affrontare un procedimento penale.

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