Sessanta perquisizioni in 23 città da parte di digos e della polizia postale. Lo rende noto la polizia spiegando che le perquisizioni sono “nei confronti di soggetti che nelle chat e nelle piattaforme social avevano incitato a compiere violenze nelle recenti manifestazioni di piazza”.
L’operazione il giorno dopo
L’operazione arriva all’indomani dello sciopero generale proclamato dall’Usb, che ha portato in piazza studenti e lavoratori in oltre 60 città per protestare contro le guerre e il carovita. “Siamo un milione e mezzo, riprendiamoci il futuro”, avevano dichiarato gli organizzatori. Una mobilitazione che, dopo le manifestazioni pacifiche della giornata, è sfociata in serata in momenti di tensione, con lanci di bottiglie contro le forze dell’ordine, cariche e idranti in azione a Roma e Torino. A Bologna, invece, la protesta ha visto sfilare anche un gruppo di madri vestite di rosso, che hanno denunciato il rischio di confondere i manifestanti con i violenti.
La situazione di Cagliari
Anche a Cagliari, come in altre ventidue città, approfondimenti e verifiche sulle chat e le piattaforme per scoprire se qualcuno nelle settimane scorse ha incitato a compiere violenze nelle recenti manifestazioni di piazza. Secondo quanto appreso dall’ANSA al vaglio delle Digos ci sono le posizioni di due giovani della Città Metropolitana di Cagliari ma al momento gli investigatori mantengono uno stretto riserbo sulle indagini. A Cagliari, rispetto ad altre piazza nel resto d’Italia, ieri non si sono verificati incidenti. Nemmeno un momento di tensione: i 15mila che hanno partecipato alla manifestazione contro carovita e riarmo hanno sfilato nelle vie dello shopping con i negozi regolarmente aperti.













