Il mondo dello spettacolo perde Patrick Stewart, l’attore britannico che ha dato volto a due personaggi entrati nell’immaginario collettivo: il capitano Jean-Luc Picard di Star Trek: The Next Generation e il professor Charles Xavier, conosciuto come Professor X, nella saga cinematografica degli X-Men. Stewart è morto a Los Angeles il 28 ottobre, all’età di 86 anni. La notizia è stata diffusa il giorno successivo dalla sua portavoce, Kelly Bush Novak.
L’attore aveva affrontato un percorso definito dalla rappresentante come “breve e toccante” con la malattia di Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy. La sua scomparsa chiude una carriera lunga oltre sei decenni, capace di unire il teatro classico britannico alle grandi produzioni hollywoodiane e televisive. Sebbene il pubblico internazionale lo ricordi soprattutto per la fantascienza e i cinecomic, Stewart è stato innanzitutto un interprete di formazione teatrale, apprezzato per le sue interpretazioni shakespeariane e per il lavoro svolto sui palcoscenici di Londra e Broadway.
Dalla Royal Shakespeare Company a Broadway
Nato a Mirfield, nello Yorkshire, in una famiglia di estrazione operaia, Stewart si avvicinò alla recitazione da giovanissimo. Durante l’adolescenza sviluppò una forte passione per Shakespeare, fino a imparare a memoria interi monologhi. Una borsa di studio alla Bristol Old Vic Theatre School gli permise di intraprendere un percorso professionale nel mondo della recitazione. Una tappa fondamentale fu l’ingresso nella Royal Shakespeare Company, con cui lavorò per circa quattordici anni. Nel corso di quell’esperienza interpretò numerosi personaggi del repertorio classico, da Marco Antonio a Enrico IV, da Shylock a Oberon.
Tra le prove più importanti della sua carriera teatrale ci fu il ruolo di Macbeth, che gli valse la sua unica candidatura al Tony Award. In un’intervista del 2008 all’Associated Press, l’attore raccontò di aver atteso quasi mezzo secolo prima di affrontare quel personaggio, studiato e amato fin dall’età di 14 anni. Stewart si misurò inoltre con testi di Harold Pinter e Samuel Beckett, recitando in produzioni di Terra di nessuno e Aspettando Godot, anche al fianco dell’amico e collega Ian McKellen. Tra i suoi lavori figuravano anche una versione di Canto di Natale interpretata da solo e numerose produzioni teatrali tra West End e Broadway.
Il successo mondiale con Star Trek
La notorietà internazionale arrivò nel 1987, quando Stewart fu scelto per interpretare il capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation. Inizialmente convinto di partecipare a un progetto destinato a non avere successo, l’attore si ritrovò invece protagonista di una serie diventata un punto di riferimento della fantascienza televisiva. La produzione proseguì per sette stagioni, per un totale di 178 episodi, e diede origine a quattro film. Il personaggio di Picard, ufficiale della Flotta Stellare noto per la sua autorevolezza e la sua capacità di riflessione, contribuì a rendere Stewart uno dei volti più riconoscibili del franchise. A distanza di anni, l’attore tornò a vestire i panni del capitano nella serie Star Trek: Picard, riportando sullo schermo uno dei ruoli più importanti della sua carriera. Il successo televisivo gli aprì anche nuove opportunità nel cinema e a teatro. Tra gli altri progetti figurano Excalibur, Ipotesi di complotto e L.A. Story, oltre a diverse produzioni teatrali che gli permisero di mantenere un legame costante con il palcoscenico.
Professor X, il volto degli X-Men
Un’altra fase decisiva della carriera arrivò nel 2000 con il primo film della saga degli X-Men, nel quale Stewart interpretò Charles Xavier, il Professor X, fondatore della scuola per giovani mutanti e guida del gruppo di protagonisti. L’attore riprese il ruolo in diversi capitoli della serie, diventando uno dei riferimenti più riconoscibili del franchise Marvel. Il personaggio tornò anche in Logan del 2017 e, nel 2022, in Doctor Strange nel Multiverso della Follia. La sua interpretazione contribuì a dare al Professor X una dimensione autorevole e umana, affiancando la popolarità del personaggio alla formazione classica dell’attore. Un percorso che gli ha consentito di conquistare pubblici diversi, dagli appassionati di fantascienza agli spettatori dei film di supereroi.
L’infanzia difficile e l’impegno contro la violenza domestica
Accanto ai successi professionali, Stewart aveva raccontato pubblicamente anche gli aspetti più dolorosi della propria infanzia. Nei suoi scritti e nelle sue memorie, tra cui Making It So, aveva ricordato la violenza subita dalla madre per mano del padre, ex sergente maggiore dell’esercito britannico. L’attore aveva descritto le conseguenze di quella situazione sulla vita familiare e il modo in cui lui e il fratello cercavano di affrontare le serate in cui il padre rientrava a casa ubriaco e aggressivo.
Da adulto, Stewart si impegnò nella sensibilizzazione contro la violenza domestica e sostenne Refuge, organizzazione britannica che offre aiuto e protezione alle vittime. Il suo impegno sociale si estese anche al sostegno dei rifugiati e delle persone colpite da conflitti e crisi umanitarie, attraverso la collaborazione con l’International Rescue Committee. Nel 2010 la regina Elisabetta II lo nominò cavaliere per i suoi servizi al teatro e allo spettacolo.
L’eredità di un interprete tra classici e cultura pop
Patrick Stewart ha attraversato mondi apparentemente lontani, dal teatro di Shakespeare alle astronavi di Star Trek, fino all’universo degli X-Men. La sua formazione classica non è mai stata abbandonata, neppure quando è diventato una star internazionale del cinema e della televisione. La sua carriera resta legata a personaggi che hanno segnato la cultura popolare, ma anche a un percorso teatrale costruito attraverso il confronto con alcuni dei più importanti autori della tradizione inglese ed europea. Con la sua scomparsa, il cinema, la televisione e il teatro perdono un interprete che ha saputo unire la solidità del repertorio classico alla capacità di parlare a generazioni diverse di spettatori.













