2 Novembre 2026
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Manovra 2027: solo 2,4 miliardi in più per la sanità. Medici e Regioni avvertono: “Così il sistema pubblico non regge”

I medici denunciano risorse insufficienti per assunzioni, stipendi e liste d'attesa, mentre i sindacati minacciano la mobilitazione. Scoppia anche il caso della Carta sanitaria per gli over 7

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La sanità pubblica italiana rischia di trovarsi con più soldi sulla carta, ma senza risorse sufficienti per affrontare l’aumento dei costi, assumere personale e ridurre le liste d’attesa. È l’allarme lanciato da medici, sindacati e Regioni dopo l’esame delle misure contenute nella Manovra economica 2027. Il Governo prevede 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per il Fondo sanitario nazionale, una cifra inferiore alla metà dei 5,5 miliardi richiesti dal ministro della Salute Orazio Schillaci e distante dai 6,8 miliardi indicati dalle Regioni come adeguamento necessario. Il risultato è un finanziamento complessivo di 146,3 miliardi, con una crescita annua poco superiore al 2%, che secondo le organizzazioni dei medici rischia di essere assorbita dall’inflazione e dall’aumento delle spese di gestione.

Manovra 2027, alla sanità 146,3 miliardi: perché i fondi non bastano

Il nodo principale riguarda le risorse effettivamente disponibili per il Servizio sanitario nazionale (Ssn). La legge di Bilancio prevede 2,4 miliardi aggiuntivi per il 2027, ai quali si somma un miliardo già stanziato con la precedente Manovra. Il Fondo raggiungerà così 146,3 miliardi di euro, attestandosi poco sopra il 6% del Prodotto interno lordo. Un incremento che, secondo le valutazioni espresse dalle organizzazioni sanitarie, non sarà sufficiente neppure a compensare pienamente l’aumento dei prezzi. Il ministro Orazio Schillaci aveva chiesto 5,5 miliardi per rafforzare gli organici e migliorare le retribuzioni di medici e infermieri, mentre le Regioni avevano indicato un fabbisogno superiore ai 6 miliardi annui per tre anni. La distanza tra le richieste e le risorse previste alimenta ora il timore di un ulteriore indebolimento della sanità pubblica.

L’Ordine dei medici attacca: “Manca un intervento organico per le professioni sanitarie”

Tra le prime reazioni critiche c’è quella di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). Secondo Anelli, i professionisti attendevano un intervento straordinario capace di sbloccare le assunzioni e avvicinare gli stipendi dei sanitari italiani alla media europea. Le risorse aggiuntive, invece, rischiano di essere assorbite soprattutto dagli aumenti dei costi energetici, senza lasciare margini sufficienti per affrontare problemi strutturali come le liste d’attesa. “Ancora una volta manca un intervento organico per le professioni sanitarie”, denuncia Anelli, pur riconoscendo gli stanziamenti destinati alle indennità di pronto soccorso e alle prestazioni aggiuntive. Per il presidente della Fnomceo serve una politica in grado di rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel sistema pubblico, contrastando la difficoltà degli ospedali nel reperire e trattenere personale.

Carta sanitaria per gli over 75, scoppia il caso dei 1,6 miliardi: “Usiamoli contro le liste d’attesa”

Un altro punto controverso della Manovra 2027 riguarda lo stanziamento di 1,6 miliardi di euro per una Carta sanitaria destinata agli anziani con più di 75 anni, finalizzata agli acquisti sanitari. La misura suscita le perplessità dell’Ordine dei medici, soprattutto per il mancato coinvolgimento del ministero della Salute nella definizione delle prestazioni acquistabili attraverso la Carta. Filippo Anelli propone di utilizzare quelle risorse per rendere effettivi i percorsi di tutela dei cittadini contro le liste d’attesa, prevedendo, per esempio, la possibilità di ottenere una prestazione in libera professione intramuraria quando i tempi di attesa del servizio pubblico superano i limiti previsti. Una proposta che sposta il confronto dalla distribuzione di un beneficio economico al rafforzamento dell’accesso alle cure.

Anaao Assomed: “A rischio la tenuta del Servizio sanitario nazionale”. Possibile mobilitazione

Il giudizio del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed è altrettanto severo. Il segretario nazionale Pierino Di Silverio sottolinea come la spesa sanitaria continui a rimanere attorno al 6,3% del Pil, una percentuale giudicata “del tutto inadeguata a garantire la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale”. Secondo il sindacato, la Manovra non affronta in modo risolutivo le principali emergenze della sanità italiana: la carenza di personale, i carichi di lavoro insostenibili, le retribuzioni poco competitive e la crescente fuga di medici e dirigenti sanitari dagli ospedali pubblici verso il settore privato o l’estero. Per Anaao, senza investimenti consistenti sul personale sarà difficile invertire questa tendenza. “L’auspicio è che nel percorso parlamentare e nei successivi confronti ci sia spazio per correttivi sostanziali. In caso contrario, siamo pronti a mettere in campo ogni forma di mobilitazione a tutela della professione e della salute pubblica”, avverte Di Silverio.

Cimo-Fesmed: “Dopo le spese obbligate restano pochi spiccioli per l’assistenza”

A contestare l’impostazione della legge di Bilancio è anche Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, secondo il quale il problema non riguarda soltanto l’entità degli stanziamenti, ma anche il modo in cui vengono distribuiti. “Appare evidente che il problema non sia soltanto quanto si investe nella sanità, bensì dove vengono indirizzate le risorse”, osserva Quici. Il presidente del sindacato richiama le somme destinate al payback, all’efficientamento energetico, all’aggiornamento dei Drg, cioè i sistemi di remunerazione delle prestazioni ospedaliere, e alle misure per i medici di pronto soccorso. Una volta sottratte queste voci, sostiene, rimarrebbero risorse molto limitate per rafforzare concretamente l’assistenza sanitaria. Quici critica inoltre la Carta per gli over 75, definendola una misura che rischia di non incidere sulle vere priorità del sistema. Per Cimo-Fesmed, il punto resta quello indicato anche dal ministro Schillaci: investire sul personale e rafforzare il Servizio sanitario nazionale.

Sei Regioni contro i tagli alle aspettative della sanità: lettera urgente a Fedriga

La protesta non arriva soltanto dalle organizzazioni dei medici. Anche sei presidenti di Regioni guidate dal centrosinistra hanno deciso di intervenire, inviando una lettera congiunta al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, per chiedere una convocazione urgente dell’organismo. A firmare la richiesta sono Eugenio Giani per la Toscana, Antonio Decaro per la Puglia, Michele De Pascale per l’Emilia-Romagna, Roberto Fico per la Campania, Stefania Proietti per l’Umbria e Alessandra Todde per la Sardegna. Al centro della lettera c’è la sostenibilità finanziaria del Servizio sanitario nazionale. I sei governatori sottolineano che i 2,4 miliardi previsti dalla Manovra rappresentano “meno della metà dei 6,8 miliardi che, come Regioni, avevamo indicato come necessario adeguamento del Fondo”. Da qui la richiesta di modificare gli stanziamenti durante l’esame parlamentare della legge di Bilancio.

Regioni divise tra Nord e Sud? De Pascale avverte: “Rischiamo uno scontro”

La preoccupazione per l’insufficienza delle risorse, secondo quanto emerge dal confronto istituzionale, sarebbe condivisa anche all’interno della Conferenza delle Regioni, dove si punta a evitare contrapposizioni politiche e territoriali. L’indicazione è quella di cercare una posizione comune per chiedere al Parlamento di correggere la Manovra. Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale mette però in guardia dalle conseguenze di un mancato accordo, evocando il rischio di “uno scontro fra regioni, tra nord e sud”. De Pascale sottolinea come le Regioni settentrionali garantiscano servizi sanitari di eccellenza a cittadini provenienti da tutto il Paese e avverte che un indebolimento dei loro sistemi sanitari potrebbe avere ripercussioni più ampie.

Case di comunità e livelli essenziali di assistenza: “Servono due miliardi solo per il personale”

A evidenziare le difficoltà operative è anche Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia-Romagna. Secondo Fabi, l’incremento complessivo di 3,4 miliardi, considerando anche il miliardo già previsto dalla precedente Manovra, non sarebbe sufficiente nemmeno a mantenere gli attuali livelli di assistenza. “Non consente neanche il mantenimento di ciò che abbiamo, ovvero dei livelli essenziali di assistenza. Due miliardi sono necessari solo per il personale delle case di comunità”, avverte l’assessore. Il riferimento è alle case di comunità, strutture chiamate a rafforzare l’assistenza territoriale e ad avvicinare i servizi sanitari ai cittadini. Senza risorse adeguate per il personale, il rischio denunciato dalle Regioni è quello di avere strutture e progetti che non riescono a funzionare pienamente.

Sanità pubblica, la partita si sposta in Parlamento: assunzioni, stipendi e liste d’attesa al centro dello scontro

Il confronto sulla Manovra 2027 si sposta ora in Parlamento, dove medici, sindacati e amministrazioni regionali chiedono modifiche agli stanziamenti destinati alla sanità. Le priorità indicate sono sostanzialmente comuni: assumere nuovi professionisti, rendere più competitive le retribuzioni, fermare l’esodo dagli ospedali pubblici, ridurre le liste d’attesa e garantire i livelli essenziali di assistenza. Il Governo ha previsto un incremento del Fondo sanitario, ma per chi lavora negli ospedali e per le Regioni l’aumento non appare sufficiente ad affrontare le criticità accumulate negli anni. La questione centrale resta dunque capire se, durante l’iter parlamentare, arriveranno risorse aggiuntive e correttivi capaci di rispondere alle richieste del settore. In caso contrario, avvertono i rappresentanti dei medici, il rischio è un ulteriore deterioramento della capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire cure tempestive e accessibili a tutti i cittadini.

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