30 Ottobre 2026
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Sanità, l’allarme del direttore del San Raffaele: “Al Sud la prevenzione è un diritto negato”

Dal congresso di Cittanova il monito di Salvatore Mazzitelli, direttore sanitario dell'IRCCS San Raffaele Turro di Milano: 47 miliardi di euro spesi dagli italiani per curarsi privatamente

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Una sanità pubblica sempre più in difficoltà, cittadini costretti a pagare di tasca propria per aggirare le liste d’attesa e un Mezzogiorno dove anche sottoporsi a un semplice controllo preventivo può diventare un’impresa. È un quadro preoccupante quello tracciato dal dottor Salvatore Mazzitelli, direttore sanitario dell’IRCCS San Raffaele Turro di Milano, intervenuto il 24 ottobre a Cittanova, nel Reggino, in occasione del secondo congresso di Riabilia, dedicato alle sinergie medico-chirurgiche-riabilitative. Nel corso di un’intervista rilasciata a Calabria Tribune, il medico ha affrontato le principali criticità del Servizio Sanitario Nazionale, indicando nella prevenzione, nelle nuove tecnologie e nell’assistenza di prossimità le strade per evitare un progressivo indebolimento del sistema pubblico. Con un avvertimento preciso: senza un cambiamento radicale, il diritto alla salute rischia di dipendere sempre di più dal reddito e dal luogo di residenza.

Sanità pubblica in crisi, Mazzitelli: “Gli italiani spendono 47 miliardi per curarsi”

Il punto di partenza è la crescente difficoltà dei cittadini ad accedere alle prestazioni sanitarie. Secondo i dati richiamati da Mazzitelli, nel 2025 gli italiani hanno sostenuto 47 miliardi di euro di spesa sanitaria privata, anche per superare gli ostacoli rappresentati dalle liste d’attesa. Una situazione che, nella sua analisi, riflette gli effetti dei tagli e delle scelte compiute negli anni precedenti. “Dobbiamo affrontare una sfida straordinaria, e noi medici per primi non possiamo tirarci indietro”, ha dichiarato. Il rischio, secondo il direttore sanitario, è compromettere i principi sui quali è stato costruito nel 1978 il Servizio Sanitario Nazionale, nato per garantire concretamente il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione. Mazzitelli mette inoltre in guardia dalla tentazione di avvicinarsi a modelli sanitari nei quali la possibilità di curarsi dipende maggiormente dalla disponibilità economica individuale.

“Viviamo più a lungo, ma passiamo più anni da malati”: il paradosso della sanità italiana

L’Italia è tra i Paesi con la popolazione più longeva, ma questo primato nasconde un problema. Secondo Mazzitelli, il sistema sanitario continua a concentrarsi soprattutto sulla gestione delle malattie croniche, anziché investire sufficientemente nella loro prevenzione. Il risultato è che si riesce spesso a prolungare la sopravvivenza, senza migliorare nella stessa misura la qualità della vita. La sfida diventa ancora più urgente davanti all’invecchiamento della popolazione e alla prospettiva di un numero crescente di anziani rispetto ai lavoratori. Per questo il medico propone di cambiare anche il modo in cui si valuta l’efficienza del sistema: non soltanto contando quanti pazienti vengono assistiti negli ospedali, ma soprattutto quante persone riescono a evitare di ammalarsi grazie a una prevenzione efficace.

Prevenzione al Sud, il dato che preoccupa: “Solo il 34% delle donne aderisce alla mammografia”

È sul terreno della prevenzione oncologica che emergono alcune delle disuguaglianze territoriali più evidenti. Secondo i dati citati da Mazzitelli, nelle regioni meridionali soltanto il 34% delle donne aderisce allo screening mammografico, nonostante gli inviti raggiungano oltre il 69% della popolazione interessata. Un divario che, nella sua interpretazione, dimostra come spedire una comunicazione non sia sufficiente a garantire un servizio realmente accessibile. “La burocrazia manda le lettere, ma il territorio è vuoto”, osserva. Nel Centro-Nord, invece, l’adesione ai principali programmi di screening, compresi quelli per il tumore della mammella e del colon-retto, raggiunge generalmente livelli migliori. Il rischio è che la possibilità di prevenire una malattia dipenda dal territorio in cui si vive. Per il direttore sanitario, il diritto alla salute non può trasformarsi in una questione legata al codice postale.

Più soldi non bastano: “Serve una trasformazione radicale del Servizio Sanitario Nazionale”

Aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica è necessario, ma da solo non risolve i problemi strutturali. È questa una delle principali considerazioni espresse da Salvatore Mazzitelli, secondo il quale occorre ripensare l’organizzazione dell’assistenza e utilizzare meglio i finanziamenti disponibili. “Il fondo è cresciuto negli ultimi anni, ma non basta una manutenzione, anche straordinaria, ogni tanto: è arrivato il momento di una trasformazione radicale”, sostiene. Tra gli esempi indicati c’è la sovrapposizione di prestazioni preventive offerte dal sistema pubblico e dai fondi sanitari integrativi, che può determinare duplicazioni senza benefici aggiuntivi per i pazienti. Il medico chiede inoltre maggiore trasparenza nel dibattito pubblico: riconoscere le criticità, senza limitarsi alla presentazione dei bilanci, sarebbe il primo passo per individuare soluzioni concrete.

Intelligenza artificiale, TAC e nuovi farmaci: la prevenzione del futuro

Le nuove tecnologie mediche possono contribuire a individuare precocemente i fattori di rischio e a personalizzare i percorsi di prevenzione. Mazzitelli cita le TAC di ultima generazione integrate con sistemi di intelligenza artificiale, utilizzabili per analizzare le placche coronariche e contribuire alla valutazione del rischio cardiovascolare. Tra le innovazioni richiamate figurano anche il sequenziamento genetico, che può aiutare a individuare predisposizioni individuali, e farmaci come l’inclisiran, impiegato per ridurre il colesterolo attraverso somministrazioni distanziate nel tempo, dopo la fase iniziale del trattamento. Ma il nodo centrale resta l’accessibilità. “La medicina preventiva non si misura dalla sofisticazione dell’algoritmo, ma dalla sua capacità di essere per tutti”, avverte. Il rischio, altrimenti, è creare una sanità a due velocità, nella quale soltanto chi dispone di maggiori risorse economiche può beneficiare delle innovazioni.

“Il cittadino non deve percorrere 80 chilometri per un controllo”: il progetto per i borghi calabresi

Una delle proposte più concrete riguarda le aree interne della Calabria e del Mezzogiorno, dove la distanza dagli ospedali e la carenza di servizi rappresentano ostacoli quotidiani. Mazzitelli immagina un modello denominato “Borghi in salute”, fondato su piccoli presidi sanitari di prossimità. Farmacie rurali e municipi potrebbero ospitare postazioni di telemedicina, gestite da infermieri di comunità, nelle quali effettuare elettrocardiogrammi e altri controlli con refertazione a distanza. “Il cittadino non deve percorrere 80 chilometri per un controllo”, sottolinea. Per rendere possibile il collegamento digitale, il medico suggerisce di utilizzare anche le infrastrutture del Progetto Polis di Poste Italiane, pensato per rafforzare i servizi nei piccoli comuni. A questo modello si affiancherebbero unità mobili per gli screening oncologici, capaci di raggiungere direttamente le piazze dei paesi più isolati.

Monitoraggio dei pazienti 24 ore su 24: come cambierebbe l’assistenza

Un altro elemento del modello proposto riguarda la gestione a distanza delle condizioni di salute dei pazienti. Attraverso dispositivi indossabili, sistemi digitali e centrali operative attive 24 ore su 24, sarebbe possibile monitorare determinati parametri clinici e individuare tempestivamente eventuali segnali di rischio. Secondo Mazzitelli, i dati dovrebbero essere analizzati da infermieri specializzati, con il supporto dell’intelligenza artificiale, in modo da coinvolgere il medico soltanto quando emergono anomalie realmente significative. Un’organizzazione di questo tipo consentirebbe, nelle intenzioni del direttore sanitario, di evitare un sovraccarico dei medici di famiglia e degli ambulatori, mantenendo al tempo stesso un controllo più costante sulle persone che necessitano di assistenza.

La “sanità conviviale”: curare anche la solitudine degli anziani

Non soltanto tecnologia. Per Mazzitelli, una sanità realmente vicina ai cittadini deve recuperare anche la dimensione delle relazioni umane. Da qui il concetto di “sanità conviviale”, che prevede la creazione di spazi comunitari nei quali le persone anziane possano incontrarsi, socializzare e accedere contemporaneamente ad alcuni servizi sanitari. Centri dove pranzare insieme, trascorrere del tempo in compagnia o partecipare ad attività ricreative, ma anche prenotare visite ed effettuare controlli con l’assistenza di un infermiere di comunità. La proposta nasce dalla consapevolezza che l’isolamento sociale può incidere negativamente sulla salute, soprattutto in età avanzata. In questo modello potrebbero collaborare medici di famiglia, volontari, associazioni e realtà religiose locali, trasformando la prevenzione in un’attività integrata nella vita quotidiana delle comunità.

L’appello alla politica e ai medici: “La sanità deve tornare a essere una missione”

L’ultima riflessione del direttore sanitario del San Raffaele Turro riguarda le responsabilità della politica e dei professionisti. Alle istituzioni chiede una programmazione di lungo periodo, capace di considerare i benefici della prevenzione anche a distanza di decenni. Come esempio richiama il Preventive Health Savings Act, una proposta legislativa statunitense orientata a valutare i risparmi prodotti dagli investimenti preventivi su un orizzonte temporale più ampio. Ai colleghi, invece, rivolge un invito a non arrendersi davanti alle difficoltà del sistema. Durante il congresso di Cittanova, racconta di aver incontrato professionisti calabresi impegnati a costruire nuove opportunità di assistenza. Ma la trasformazione, avverte, richiede anche un cambiamento culturale: la medicina non può ridursi a una semplice attività professionale, deve conservare la propria dimensione di servizio e responsabilità verso le persone.

Il messaggio che arriva dalla Calabria è dunque chiaro: salvare il Servizio Sanitario Nazionale significa investire nella prevenzione, ridurre le disuguaglianze territoriali e riportare l’assistenza vicino ai cittadini. Una sfida particolarmente urgente per il Mezzogiorno, dove la distanza dai servizi sanitari continua a rappresentare uno degli ostacoli più rilevanti all’effettivo esercizio del diritto alla salute.

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