1 Novembre 2026
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Garlasco, il generale Lago rompe il silenzio sui dati del Dna negati a Stasi: “Ho fatto il mio dovere”

L'ex comandante dei Ris di Parma interviene sulle polemiche legate al delitto di Chiara Poggi e spiega perché nel 2017 non consegnò i dati genetici grezzi alla difesa di Alberto Stasi.

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Per anni ha guidato uno dei reparti investigativi più importanti dell’Arma dei Carabinieri. Adesso, mentre il caso Garlasco continua ad alimentare polemiche sulle analisi scientifiche e sulle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi, il generale Lago, ex comandante dei Ris di Parma, decide di intervenire pubblicamente. Lo fa in una lunga intervista rilasciata alla giornalista Giusi Fasano del Corriere della Sera, nella quale respinge le accuse sul proprio operato e affronta due questioni al centro del dibattito: la mancata consegna dei dati grezzi del Dna alla difesa di Alberto Stasi nel 2017 e le apparenti incongruenze nelle analisi genetiche relative al pedale di una bicicletta. La sua posizione è netta: nessun comportamento arbitrario, nessun tentativo di ostacolare la difesa. “Quei dati non erano una mia proprietà di cui disporre a piacimento. Ci sono delle regole, io avevo il dovere di custodirli e così ho fatto”.

Garlasco, perché il generale Lago non consegnò i dati grezzi alla difesa di Alberto Stasi

Il primo nodo riguarda una vicenda risalente al 2017, quando gli avvocati di Alberto Stasi, condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi, chiesero al Ris di Parma la consegna dei dati relativi alle analisi genetiche effettuate nell’ambito del procedimento. Si trattava, in particolare, dei cosiddetti dati grezzi, ovvero le informazioni strumentali alla base delle elaborazioni scientifiche. Il generale Lago, allora comandante del reparto, non accolse la richiesta. Una decisione che oggi difende sostenendo che, in quel momento, il processo era già concluso con sentenza definitiva e non esisteva alcuna nuova delega dell’autorità giudiziaria. “Il Reparto non ha titolo per trattare quei dati”, fu, in sostanza, la risposta fornita alla difesa. Secondo l’ex comandante, il compito dei Ris era custodire il materiale, non disporne autonomamente.

“Il nulla osta della Corte non era un’autorizzazione”: la ricostruzione dell’ex comandante

Uno degli aspetti più discussi riguarda il successivo intervento della Corte d’Assise d’Appello di Milano, alla quale la difesa di Stasi si era rivolta per ottenere i dati. Secondo la ricostruzione del generale, la Corte dichiarò inammissibile la richiesta, esprimendo però un nulla osta all’eventuale consegna qualora il Ris avesse deciso autonomamente di procedere. È proprio su questo passaggio che si concentra la sua spiegazione. Per Lago, quel pronunciamento non rappresentava né un ordine né un’autorizzazione formale alla cessione del materiale. L’assenza di una disposizione dell’autorità giudiziaria avrebbe quindi lasciato invariata la situazione precedente. Il generale respinge l’interpretazione secondo cui avrebbe ignorato una decisione della Corte, sostenendo che un nulla osta non equivale a un provvedimento che imponga la consegna dei dati.

I dati consegnati nel 2025: “Nessuna contraddizione con quanto accadde nel 2017”

L’ex comandante affronta anche un’altra questione: perché i dati genetici grezzi siano stati poi consegnati nel 2025 dal suo successore, mentre durante il suo comando non erano stati messi a disposizione della difesa. Secondo Lago, non esiste alcuna contraddizione tra le due decisioni. Nel 2025, spiega, era intervenuta una nuova delega dell’autorità giudiziaria competente, che aveva consentito al reparto di procedere alla consegna. Una circostanza che, a suo giudizio, confermerebbe la correttezza della posizione assunta negli anni precedenti. Il generale sostiene infatti di aver sempre indicato la necessità di un provvedimento dell’autorità giudiziaria per poter trasferire quel materiale. La sua ricostruzione resta quella di un comportamento dettato dal rispetto delle procedure istituzionali.

La difesa di Stasi insistette per ottenere i dati: il confronto con la Corte d’Assise d’Appello

Nell’intervista al Corriere della Sera, Lago ricorda che gli avvocati di Alberto Stasi presentarono ulteriori richieste, sostenendo che la Corte avesse manifestato un orientamento favorevole alla consegna. L’allora comandante decise quindi di scrivere direttamente alla presidente della Corte d’Assise d’Appello, per chiarire la portata del precedente pronunciamento. Secondo quanto riferisce, la risposta della magistrata ribadì l’inammissibilità della richiesta della difesa ed escluse che fosse stata manifestata l’intenzione di autorizzare formalmente la consegna. Lago aggiunge che, per quanto gli risulta, non furono presentati ricorsi, impugnazioni o altre iniziative formali contro il suo comportamento. Le contestazioni, sostiene, sarebbero emerse soprattutto nel dibattito pubblico degli ultimi mesi.

Cosa sono i dati grezzi del Dna e perché il generale difende la procedura dei Ris

Il generale affronta anche il tema della gestione dei dati grezzi delle analisi genetiche. Sulla base della propria esperienza come biologo e ufficiale dei Carabinieri, prima al Ris di Roma e successivamente a Parma, sostiene che la consegna di questo materiale non costituisca una prassi automatica. Nella sua carriera, racconta, avrebbe incontrato soltanto pochi casi in cui i dati furono specificamente richiesti e concessi, sempre nell’ambito di procedimenti ancora aperti. Il deposito, secondo la sua ricostruzione, può avvenire durante le indagini preliminari o nell’ambito di una perizia, quando le parti formulano richieste specifiche. Si tratta di informazioni tecniche complesse, distinte dalle conclusioni riportate nelle relazioni scientifiche. La posizione espressa da Lago riguarda dunque le modalità con cui ritiene dovessero essere gestiti quei dati nel contesto giudiziario del 2017.

Dna sul pedale della bicicletta, Lago: “Quello che è successo è spiegabile e privo di misteri”

Tra i passaggi più delicati dell’intervista c’è quello relativo al Dna sul pedale della bicicletta, tornato al centro dell’attenzione per i differenti esiti ottenuti nel corso delle analisi. Il generale chiarisce anzitutto di non aver gestito direttamente quella parte degli accertamenti e di possederne quindi una conoscenza soltanto parziale. La sua valutazione è di carattere metodologico. Secondo Lago, nella genetica forense può accadere che diversi tentativi analitici producano risultati differenti, anche perché vengono modificati alcuni parametri per ottimizzare la qualità delle analisi. Un tentativo con esito negativo o di scarsa qualità, sostiene, non rende automaticamente inattendibile un altro risultato ottenuto con caratteristiche migliori. Per questo considera la vicenda tecnicamente spiegabile, senza che la differenza tra gli esiti costituisca, di per sé, la prova di un’anomalia. Una spiegazione generale che l’ex comandante distingue espressamente da una valutazione diretta degli accertamenti specifici.

Le accuse ai Ris e la difesa del reparto: “Ho guidato persone competenti e corrette”

Lago non nasconde l’amarezza per le critiche rivolte negli ultimi mesi al lavoro dei Ris di Parma. Ricorda di aver guidato il reparto per 15 anni, collaborando con professionisti che descrive come preparati, competenti e animati da un forte senso del dovere. Per l’ex comandante, il Ris rappresenta un patrimonio importante per l’Arma dei Carabinieri e per il sistema giudiziario italiano. Proprio per questo giudica ingiusti i commenti che, a suo avviso, mettono in discussione indiscriminatamente la professionalità di chi vi ha lavorato. Respinge inoltre le insinuazioni secondo cui alcune decisioni sarebbero state adottate per favorire un disegno nascosto. Il generale rivendica di aver agito in maniera documentata e trasparente, attenendosi alle regole che riteneva applicabili.

“Se qualcuno ha prove di condotte dolose, vada in Procura”: la replica alle polemiche

Interpellato anche sulle posizioni espresse da altri protagonisti del dibattito, tra cui l’ex comandante Luciano Garofano, Lago evita di commentare le singole persone. Preferisce però formulare un richiamo generale: chi ritiene di possedere elementi per ipotizzare comportamenti intenzionalmente illeciti dovrebbe rivolgersi alla magistratura, assumendosi la responsabilità delle proprie accuse. Secondo il generale, mettere in discussione pubblicamente la reputazione e la storia professionale di persone che hanno operato nelle istituzioni, senza elementi adeguati, rappresenta un comportamento profondamente scorretto. Un’affermazione con cui respinge le ricostruzioni che attribuiscono al suo operato finalità diverse da quelle istituzionali.

Il generale Lago contro il “Garlasco show”: “Troppe chiacchiere, serve il diritto a un’opinione informata”

L’ultima parte dell’intervista è dedicata al modo in cui il caso Garlasco viene raccontato nei programmi televisivi e nel dibattito pubblico. Il generale denuncia la presenza di un numero elevato di commenti e interpretazioni che considera privi delle necessarie competenze tecniche. A suo giudizio, le analisi approfondite e documentate finiscono spesso per essere sommerse da opinioni superficiali, rendendo difficile per il pubblico distinguere le valutazioni fondate dalle semplici ipotesi. È in questo contesto che Lago richiama la necessità di un’informazione più rigorosa e responsabile, soprattutto quando si affrontano questioni scientifiche e giudiziarie complesse.

Delitto di Chiara Poggi, tra nuove polemiche e vecchie analisi il generale rivendica il proprio operato

Le dichiarazioni dell’ex comandante dei Ris di Parma aggiungono una nuova voce al confronto pubblico sul delitto di Garlasco, senza modificare di per sé gli accertamenti giudiziari o le decisioni assunte nei procedimenti. Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre le questioni relative ai dati genetici e alle modalità delle analisi continuano a essere oggetto di discussione. Lago rivendica la correttezza delle decisioni prese quando guidava il reparto, difende il lavoro dei carabinieri e invita a distinguere i fatti documentati dalle interpretazioni. Il punto centrale della sua intervista al Corriere della Sera è proprio questo: il rispetto delle regole, sostiene, deve prevalere sulle polemiche e sulle ricostruzioni mediatiche.

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