3 Novembre 2026
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Riace, chi paga il conto? Mimmo Lucano e il nodo dei debiti: milioni da riscuotere e responsabilità da ricostruire

Quasi 900mila euro attestati dall’Ufficio tecnico, altre trenta posizioni da verificare e oltre 11 milioni di crediti iscritti a bilancio. Dentro la crisi del Comune: quando sono nate le esposizioni, quali somme sono recuperabili e perché non è stato possibile attestare gli equilibri finanziari

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Il Comune di Riace passa nelle mani di una commissaria prefettizia. A interrompere l’attività degli organi elettivi è la crisi dei conti: la verifica degli equilibri di bilancio non è stata approvata e l’intervento sostitutivo disposto dalla Prefettura non ha consentito di superare le criticità. Per Mimmo Lucano, tornato alla guida del municipio nel 2024 e oggi europarlamentare di Avs, si apre un nuovo scontro con l’Ufficio territoriale del Governo di Reggio Calabria.

La gestione provvisoria è stata affidata alla viceprefetta aggiunta Sara Ferri, con i poteri di sindaco, giunta e Consiglio comunale. Ad affiancarla è stata nominata Irene Vittoria Calabrò. Sullo sfondo rimangono debiti fuori bilancio, partite contabili da verificare e crediti sulla cui effettiva riscossione si concentra una parte decisiva degli interrogativi.

Dalla diffida alla sospensione del Consiglio

Il decreto di sospensione del Consiglio comunale è del 29 ottobre e si inserisce nella procedura avviata per lo scioglimento. La nomina della subcommissaria è arrivata il giorno successivo. La vicenda, però, era iniziata mesi prima. Nella ricostruzione diffusa dalla Prefettura, il Comune non aveva adottato entro il 31 luglio 2026 la deliberazione sulla verifica degli equilibri finanziari. Neppure la diffida del 17 agosto aveva portato all’approvazione dell’atto. A settembre era quindi intervenuta la nomina di un commissario ad acta, incaricato di provvedere in sostituzione dell’amministrazione. Con la deliberazione del 23 ottobre, all’esito dell’istruttoria, e con il parere contrario del revisore dei conti, è stata rilevata l’impossibilità di attestare il mantenimento degli equilibri per il 2026. È questo il punto sul quale insiste la Prefettura: oltre all’adempimento rimasto incompiuto, mancavano i presupposti tecnico-contabili per adottare il provvedimento sostitutivo.

Quasi 900mila euro di debiti fuori bilancio

A ricostruire nel dettaglio il quadro finanziario è La Verità, nell’articolo di Fabio Amendolara e Filippo Curnis. Il responsabile dell’Ufficio tecnico ha attestato 884.150 euro di debiti fuori bilancio, con voci riconducibili a forniture e servizi, tra cui acqua, energia e illuminazione pubblica. Il nodo è individuare per queste spese il corretto riconoscimento e le necessarie coperture. Il giornale riferisce che il revisore ha contestato la mancata adozione dei relativi provvedimenti, ravvisando un contrasto con le disposizioni del Testo unico degli enti locali.

La ricostruzione richiede anche una distinzione sulle responsabilità: una parte delle posizioni risale a gestioni precedenti, mentre altre devono essere ancora accertate. La presenza di debiti nei conti dell’ente impone quindi di ricostruire, per ciascuna voce, quando sia sorta e quali decisioni amministrative l’abbiano determinata.

Le altre partite da verificare: quasi 3,5 milioni

Il quadro riportato dalla Verità comprende anche un elenco di circa trenta posizioni, richiamato nella deliberazione del 23 ottobre, per complessivi 3.491.345 euro: sentenze, decreti ingiuntivi, pignoramenti, solleciti e richieste di pagamento. Il quotidiano indica, tra le voci principali, 768.914 euro riferiti a Banca Sistema, 439.406 euro a Engie Italia e 387.543 euro a Polluce, società di recupero crediti. Vengono inoltre richiamate posizioni riguardanti Sorical e altri fornitori ed enti. Si tratta di importi per i quali occorre verificare titoli, fondatezza delle pretese e registrazione contabile. Il totale delle posizioni segnalate non può essere automaticamente trasformato in un debito definitivo e immediatamente esigibile. Anche il rapporto con gli 884mila euro attestati dall’Ufficio tecnico va ricostruito sugli atti, evitando sovrapposizioni.

L’avanzo di oltre tre milioni e la quota libera di 293mila euro

Uno dei passaggi più delicati riguarda il rendiconto. IL Comune aveva approvato un risultato di amministrazione positivo di 3.324.797 euro, ma con oltre tre milioni accantonati. La parte libera sarebbe pari a 292.979 euro. La distanza tra le due cifre spiega perché un risultato positivo, da solo, non descriva la capacità dell’ente di affrontare nuove obbligazioni. Il totale contabile e le risorse liberamente utilizzabili sono grandezze diverse: una parte delle somme deve rimanere accantonata per coprire rischi e obblighi.

La quota libera indicata risulta inferiore all’ammontare dei debiti fuori bilancio segnalati dall’Ufficio tecnico. Per valutare le possibilità di copertura occorre, tuttavia, considerare l’intero quadro finanziario e la destinazione delle risorse: il semplice confronto tra due numeri non esaurisce la verifica degli equilibri.

Oltre 11 milioni di crediti: il nodo della riscossione

L’altra questione riguarda le entrate che il Comune sostiene di dover ancora incassare. I residui attivi del rendiconto 2025 superano gli 11,3 milioni di euro, dei quali circa 9,8 milioni provenienti dagli esercizi precedenti. Sono crediti registrati nei conti, la cui concreta possibilità di riscossione deve essere verificata. Il responsabile finanziario avrebbe segnalato la necessità di una revisione organica per stabilire quali somme siano effettivamente recuperabili. È un controllo che incide sulla rappresentazione della situazione finanziaria: se le entrate attese non si realizzano, cambiano anche le risorse sulle quali l’ente può contare. Il giornale riporta, su questo terreno, il rilievo del revisore relativo a uno “squilibrio strutturale e finanziario” e il rischio di dover ricorrere, in assenza di adeguate coperture, al riequilibrio pluriennale o a un nuovo dissesto.

La difesa di Lucano e lo scontro con la Prefettura

Lucano contesta la ricostruzione delle responsabilità e interpreta quanto accade come una nuova persecuzione nei suoi confronti. In conferenza stampa ha sostenuto che le valutazioni iniziali degli uffici e della commissaria fossero favorevoli, per poi cambiare nel corso dell’istruttoria. Ha inoltre contestato il passaggio da un parere favorevole del revisore, che colloca ad agosto, a quello contrario espresso successivamente. Nella sua difesa, Lucano sostiene di non aver disposto spese e denuncia una manipolazione della realtà, collegando la vicenda a un accanimento contro l’esperienza politica e amministrativa di Riace. La Prefettura ha risposto richiamando la diffida, gli atti non approvati e l’esito dell’accertamento contabile. L’intervento viene ricondotto all’applicazione delle procedure previste dal Testo unico degli enti locali.

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