La mappa delle trasformazioni territoriali in Calabria registra un incremento costante dell’impermeabilizzazione delle superfici. Secondo i dati contenuti nelle schede regionali del “Rapporto Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio, Edizione 2026”, la superficie regionale consumata ha raggiunto nel 2025 quota 77.118 ettari, una cifra pari al 5,11% dell’intero territorio calabrese. Nel solo arco temporale compreso tra il 2024 e il 2025 l’incremento netto si è attestato su 164 ettari.
Il quadro analitico è stato al centro dell’intervento del Direttore generale di Arpacal, Michelangelo Iannone, il quale ha ribadito il valore strategico del supporto tecnico-scientifico garantito dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente a beneficio delle amministrazioni pubbliche e dei decisori politici.
La pianificazione urbanistica e la tutela dei servizi ecosistemici
La disponibilità di un monitoraggio costante e di informazioni qualificate costituisce il presupposto fondamentale per definire la pianificazione urbanistica e rafforzare le strategie di prevenzione nelle aree maggiormente esposte al dissesto idrogeologico e al rischio idraulico. Conoscere le dinamiche di trasformazione del suolo offre agli enti locali gli strumenti indispensabili per programmare gli investimenti con una visione di sostenibilità a lungo termine.
Al centro dell’approccio delineato vi è la tutela del terreno inteso come risorsa primaria per la sicurezza socio-ambientale.Un suolo integro garantisce l’assorbimento idrico, contribuisce al riequilibrio microclimatico, preserva la biodiversità e garantisce la continuità della produzione agricola regionale.
Salvaguardia agricola e rigenerazione delle aree gia usate
La strategia indicata punta a salvaguardare prioritariamente la vocazione agricola dei territori calabresi, indirizzando i progetti di sviluppo verso la riqualificazione e il riuso delle superfici già edificate o degradate, anziché ricorrere a nuova cementificazione.
L’orientamento espresso dalla direzione di Arpacal riafferma la necessità di una cooperazione strutturata tra istituzioni di ricerca e organi di governo locale: una convergenza in cui l’evidenza scientifica diventa strumento operativo per tutelare l’ecosistema, mitigare i rischi naturali e proteggere il patrimonio ambientale della Calabria.













