Il giornalista Davide Scaglione de “Il Quotidiano del sud”, diretto da Rocco Velenti, ha scritto un pezzo sui cosiddetti “scemi di guerra” (shell shock), uno dei peggiori lasciti della prima guerra mondiale. Molti di questi sfortunati soggetti furono ricoverati nel manicomio regionale di Girifalco, un sito tetro della Calabria che disfaceva innanzitutto le anime.
Quarantamila nei manicomi statali
Scaglione, nel suo bel servizio, racconta, fra l’altro, che durante “la Grande Guerra circa 40 mila uomini con disturbi mentali causati dal conflitto finirono rinchiusi nei manicomi statali”. Tra cui Girifalco, in provincia di Catanzaro. A tale proposito ricordiamo la storia della scultrice francese Camille Claude, nata nel 1864 e morta nel 1943, che ritorna all’attenzione degli storici perché la poveretta fu dimenticata da tutti in un ospedale psichiatrico. Fu la famiglia a decidere di internarla perché – udite udite – era troppo “moderna” per quell’epoca, risultando la vergogna della casa. Oggi la figura di Camille Claudel è stata completamente riabilitata, così come le sue opere.
L’argomento, delicatissimo, rimanda, appunto, ai manicomi che furono eliminati in Italia a seguito dell’iniziativa dello psichiatra veneziano, Franco Basaglia, che ispirò la Legge 180/1978 (che prese il suo nome), allorché introdusse la revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici in Italia, ossia i manicomi, facendo da battistrada ad altri paesi europei.
Il manicomio di Aversa
Camille Claude era la sorella maggiore dello scrittore, poeta e diplomatico Paul Claudel nonché l’amante dello scultore Auguste Rodin. Nell’Ottocento l’unico ospedale psichiatrico del Meridione d’Italia era quello di Aversa dove, a spese dei Comuni, venivano ospitati i “folli”. Ad Aversa fu anche rinchiuso per cinque anni lo scrittore calabrese Saverio Montalto (al secolo Francesco Barillaro di Ardore) che scrisse “la Famiglia Montalbano”, il primo romanzo di mafia scritto in Italia, ancor prima di Leonardo Sciascia.
La capacità ricettiva del manicomio di Aversa, si dimostrò, però, con il passare del tempo insufficiente e, con nota del 3 marzo 1877, il Regio manicomio di Aversa informò che, con decorrenza 1° luglio 1877, veniva preclusa alla provincia di Catanzaro ogni possibilità di ricovero. A seguito di ciò il Presidente della Deputazione provinciale tentò di distribuire i ricoveri nel territorio nazionale (Bologna, Parma, Reggio Emilia, Firenze, Ascoli) ma con grande difficoltà e spesso inutilmente.
La scelta cadde su Girifalco
Da questa esigenza oggettiva di offrire ai malati un ospedale prese le mosse l’iter procedurale per la costruzione di un manicomio tanto grande da poter accogliere i malati dell’intera Calabria. Il prefetto di Catanzaro del tempo, Giuseppe Colucci, si rivolse ai comuni dell’hinterland catanzarese con una richiesta formale di aree e mezzi per la costruzione; molti Comuni risposero a questo appello e fu istituita una Commissione tecnica per decidere il luogo più idoneo. La scelta cadde su Girifalco, la cui amministrazione offrì l’ex convento dei Padri riformati con l’area verde circostante.
Nella seduta del 12 dicembre 1878 la Deputazione provinciale approvò la sede dell’istituendo manicomio, e, il 18 settembre 1878 il Consiglio della Calabria Ultra Seconda, presieduto dal catanzarese senatore del Regno, Giuseppe Rossi, deliberava l’Istituzione di un Manicomio provinciale sufficiente a racchiudere, si legge nell’atto di archivio, “40 o 50 folli, considerato che la Provincia aveva 21 folli liberi e senza cura”.
L’11 aprile 1880 venne emanato il relativo decreto. Il primo ricovero avvenne il 22 luglio 1881. Il manicomio di Girifalco chiuse definitivamente i battenti nel 1998, dopo che le condizioni di detenzione dei pazienti erano state denunciate da diverse organizzazioni per i diritti umani.
Il complesso monumentale attuale
Attualmente il complesso monumentale ricopre le funzioni di: Srp (Strutture residenziali psichiatriche), Rsa (Residenza sanitaria assistenziale), Ctr (Comunità terapeutiche riabilitative), Csm (Centro di salute mentale).
L’aneddotica, per lo più triste, sul manicomio di Girifalco è sterminata. Fior da fiore, Claudio Dionesalvi su “Il Manifesto” recensì il saggio di Oscar Greco, “I demoni del Mezzogiorno – Follia, pregiudizio e marginalità nel manicomio di Girifalco (1881-1921)”, con prefazione di Mary Gibson (Rubbettino, 2018).
Ora il complesso di Girifalco è una struttura multifunzionale che ospita diverse realtà sanitarie e assistenziali. Oltre a servizi di residenza sanitaria assistenziale (RSA), comunità terapeutiche riabilitative (CTR), e centri di salute mentale (CSM), il complesso include anche unità di valutazione per la malattia di Alzheimer (UVA). “Scemo di guerra” è, anche, un film del 1985 diretto da Dino Risi














