La Calabria si conferma una delle regioni italiane più importanti per la nidificazione della Caretta caretta, con circa 50 nidi di tartaruga marina censiti finora lungo le coste regionali. Il dato emerge dalle stime preliminari del progetto europeo Life Turtlenest, coordinate da Legambiente, aggiornate alla prima settimana di agosto. Il numero è provvisorio e potrebbe aumentare al termine della stagione di nidificazione. La Calabria si colloca attualmente al secondo posto in Italia, alle spalle della Sicilia, che conta circa 129 nidi, e davanti a Puglia e Campania.
Calabria seconda in Italia per i nidi di Caretta caretta
La fotografia nazionale restituisce una presenza particolarmente significativa della Caretta caretta sulle coste calabresi. Secondo le stime disponibili, la Sicilia guida la classifica con circa 129 nidi, mentre la Calabria ne conta 50. Seguono la Puglia con 38 e la Campania con 37. I dati calabresi, tuttavia, sono ancora provvisori perché non tutte le reti di monitoraggio regionali e locali hanno concluso la raccolta e la diffusione delle informazioni.
Il risultato conferma quindi il ruolo della Calabria nel processo di progressiva espansione dell’areale riproduttivo della tartaruga marina nel Mediterraneo occidentale.
Il calo del 2026 non è necessariamente un segnale negativo
Il dato di quest’anno rappresenta un rallentamento rispetto alle ultime stagioni, ma secondo gli esperti non deve essere interpretato automaticamente come un declino della popolazione. A livello nazionale, alla prima settimana di agosto sono circa 280 i nidi censiti, contro gli oltre 700 registrati complessivamente nel 2025. La dinamica sarebbe legata soprattutto al naturale ciclo riproduttivo della specie.
Le femmine di Caretta caretta, infatti, non depongono ogni anno. Dopo una stagione riproduttiva hanno normalmente bisogno di due o tre anni per recuperare le riserve energetiche necessarie alla produzione di una nuova covata. Il numero particolarmente elevato di nidificazioni registrato nel 2024 e soprattutto nel 2025 rende quindi fisiologico che una parte delle femmine non torni a deporre nel 2026.
Calabria e Mediterraneo, una presenza in crescita
Nonostante le oscillazioni annuali, il quadro degli ultimi anni continua a evidenziare una crescita della presenza della tartaruga marina in Italia. Alla prima settimana di agosto, il numero di nidi censiti era stato di 189 nel 2021, 96 nel 2022, 326 nel 2023, 486 nel 2024 e oltre 600 nel 2025. Negli ultimi dieci anni l’Italia è diventata una delle principali aree di nidificazione del Mediterraneo occidentale, con un’espansione dell’areale riproduttivo della specie considerata senza precedenti.
Tra i possibili fattori viene indicato anche il cambiamento climatico, con il progressivo riscaldamento delle acque, insieme alla possibile crescita della popolazione mediterranea di tartarughe marine. Per la Calabria, il dato di circa 50 nidi conferma dunque l’importanza delle sue spiagge per la riproduzione della specie.
Il problema delle spiagge: “La pulizia meccanica è una minaccia”
Se il rallentamento del 2026 può essere ricondotto alla biologia della specie, restano invece le pressioni antropiche sugli arenili a rappresentare una delle principali criticità. Tra le minacce indicate da Legambiente c’è la pulizia meccanica delle spiagge, considerata una delle problematiche più sottovalutate.
Stefano Di Marco, Project Manager di Life Turtlenest e coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente, sottolinea che questa pratica non sarebbe soltanto dannosa, ma anche vietata dalla normativa a tutela della specie. “Il punto è che questa pratica non è solo dannosa: è illegale”, afferma Di Marco, richiamando le disposizioni della Direttiva Habitat e della normativa italiana che vietano il deterioramento o la distruzione dei siti di riproduzione delle specie animali protette, tra cui la Caretta caretta.
Una questione particolarmente importante in Calabria, dove le attività di pulizia e gestione degli arenili si intrecciano con la necessità di tutelare le aree utilizzate dalle tartarughe per la deposizione delle uova.
Anche l’inquinamento luminoso minaccia i nidi calabresi
Un’altra criticità riguarda l’inquinamento luminoso. Le femmine di Caretta caretta raggiungono normalmente le spiagge durante la notte e possono essere condizionate dalla presenza di illuminazione artificiale proveniente da stabilimenti balneari, lungomare e strutture ricettive. La luce può infatti influenzare la scelta dell’arenile e ostacolare la corretta risalita della femmina verso la zona di deposizione.
Ancora più delicata è la fase della schiusa delle uova. I piccoli appena nati utilizzano la luminosità naturale dell’orizzonte per orientarsi verso il mare. Le fonti luminose artificiali possono però attirare i neonati nella direzione opposta, esponendoli a rischi di disidratazione, predazione e investimento.
Per una regione come la Calabria, che conta decine di nidi lungo le proprie coste, la gestione dell’illuminazione degli arenili rappresenta quindi un elemento importante nelle politiche di conservazione della specie.
Tutela delle tartarughe e turismo possono convivere
Il progetto Life Turtlenest sta lavorando anche su soluzioni concrete per ridurre l’impatto dell’illuminazione sulle spiagge. A Marina di Ascea, in Campania, sarà inaugurato un impianto di illuminazione pubblica progettato secondo criteri turtle friendly: lampioni schermati, con spettro caldo, orientati verso il basso e pensati per limitare la dispersione luminosa verso l’arenile durante la stagione riproduttiva.
L’iniziativa dimostra come sicurezza, turismo e tutela della biodiversità possano essere conciliati attraverso una gestione più attenta degli spazi costieri. Per le coste calabresi, dove la presenza della Caretta caretta continua a essere significativa, la sfida è ora quella di trasformare i dati sui nidi in una maggiore attenzione alla protezione degli habitat di nidificazione, soprattutto durante i mesi estivi.












