A dieci giorni dalla chiusura definitiva della tendopoli di San Ferdinando, il territorio torna a fare il punto sulle condizioni abitative e sull’integrazione dei lavoratori stranieri impegnati soprattutto nel settore agricolo.
Nella giornata di oggi, 12 agosto 2026, nella sala consiliare di San Ferdinando, si è riunito il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, convocato dal prefetto di Reggio Calabria Clara Vaccaro. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti delle parti sociali, degli enti del Terzo settore, delle amministrazioni comunali e delle forze dell’ordine, insieme a rappresentanti di imprese agricole e organizzazioni sindacali.
Al centro dell’incontro il futuro dell’accoglienza nell’area della Piana di Gioia Tauro, con particolare attenzione alla ricerca di soluzioni abitative dignitose e alla necessità di superare definitivamente il modello della tendopoli.
Dopo la tendopoli, il trasferimento negli appartamenti
Uno dei punti di partenza della riunione è stato il trasferimento dei lavoratori stranieri che vivevano nell’accampamento di San Ferdinando. Gli ospiti della tendopoli sono stati trasferiti in nuovi appartamenti nel territorio di Rosarno, assegnati dietro il pagamento di un canone mensile a cittadini stranieri in regola con i permessi di soggiorno. Il trasferimento è stato accolto positivamente dai partecipanti al Consiglio Territoriale, che hanno condiviso tempi e modalità dell’operazione.
La permanenza negli alloggi di contrada Serricella, tuttavia, viene considerata transitoria. Per questo l’obiettivo è ampliare progressivamente l’offerta abitativa disponibile, coinvolgendo tutti i soggetti che possono contribuire alla costruzione di un sistema stabile, soprattutto per i lavoratori stagionali dell’agricoltura.
“Fattoria Sociale” e Welfare Universale
Durante l’incontro, il sindaco di San Ferdinando Gianluca Gaetano e il prefetto Vaccaro hanno confermato la volontà di arrivare alla realizzazione della “Fattoria Sociale”, attraverso le risorse previste dal Decreto Caivano Bis.
La Regione Calabria, rappresentata dall’assessore alle Politiche Sociali Pasqualina Straface, ha invece illustrato gli obiettivi e le azioni di un nuovo sistema di Welfare Universale, sviluppato anche a margine delle operazioni di superamento di strutture statali destinate all’accoglienza che, nel tempo, erano diventate fatiscenti.
L’obiettivo è costruire un modello che non si limiti alla gestione dell’emergenza, ma che permetta di affrontare in maniera strutturale le condizioni di disagio e le esigenze abitative delle persone presenti sul territorio.
Più collaborazione tra Polo Sociale e Ufficio del Lavoro
Un ruolo centrale sarà affidato al Polo Sociale Integrato, che opera presso le palazzine di Rosarno attraverso operatori impegnati nelle attività di assistenza e mediazione. È prevista una maggiore integrazione con l’Ufficio del Lavoro, con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta occupazionale.
In particolare, le aziende agricole dovranno poter conoscere più facilmente la disponibilità di manodopera, mentre i lavoratori potranno essere informati sulle opportunità esistenti attraverso i fondi nazionali e regionali destinati all’housing sociale.
Un collegamento più stretto tra servizi sociali, mondo del lavoro e imprese viene quindi considerato uno degli strumenti per evitare che la precarietà abitativa si trasformi in terreno fertile per fenomeni di sfruttamento e caporalato.
Agricoltura, abitazioni e contrasto al caporalato
Nel corso della riunione è stato inoltre tracciato un confine preciso tra le responsabilità del mondo imprenditoriale e quelle dello Stato. Alle imprese agricole viene richiesto di garantire condizioni abitative adeguate nell’ambito dei rapporti di lavoro e delle contrattualizzazioni, contribuendo così a contrastare la piaga del caporalato.
Allo stesso tempo, resta in capo allo Stato il compito di intervenire per ridurre le situazioni di disagio e proteggere, attraverso politiche sociali universali, tutte le persone che vivono sul territorio nazionale. La questione abitativa viene dunque affrontata come parte integrante delle politiche di inclusione sociale e lavorativa.
Agenzia Sociale per l’Abitare e beni confiscati
Tra gli strumenti individuati per aumentare la disponibilità di alloggi figura anche l’Agenzia Sociale per l’Abitare, già operativa nei Comuni che fanno parte del Polo Sociale Integrato: San Ferdinando, Rosarno e Taurianova. L’Agenzia potrà contribuire alla ricerca di soluzioni abitative maggiormente idonee e sostenibili, con l’obiettivo di costruire un’offerta capace di rispondere anche alle esigenze dei lavoratori stagionali.
Parallelamente sarà verificata la possibilità di utilizzare beni confiscati, ma soltanto nei casi in cui le condizioni strutturali e amministrative ne consentano un impiego effettivo.
A settembre il confronto con i sindaci della Piana
Il percorso avviato dopo la chiusura della tendopoli non si limiterà dunque ai Comuni direttamente coinvolti dal Polo Sociale Integrato. È stata infatti ribadita l’intenzione di convocare a settembre una nuova riunione con i sindaci dell’intero territorio della Piana di Gioia Tauro. L’obiettivo sarà allargare il confronto e verificare ulteriori possibilità per aumentare l’offerta abitativa, favorire l’integrazione e garantire condizioni dignitose ai lavoratori stranieri impegnati nel comparto agricolo.
La chiusura della tendopoli di San Ferdinando rappresenta così non il punto di arrivo, ma una nuova fase di un percorso che punta a trasformare l’emergenza abitativa in un sistema più strutturato di accoglienza, lavoro, welfare e integrazione.
















