Ci sono cantieri che nascono per finire un lavoro e cantieri che nascono per diventare paesaggio. La dismissione della ex centrale Enel di Rossano appartiene fieramente alla seconda categoria.
Da quasi vent’anni, la liturgia burocratica ha trasformato l’abbattimento delle storiche ciminiere in una sorta di epopea omerica, lenta e inesorabile. Eppure, dove le scartoffie si perdono nella notte dei tempi, l’audacia giovanile brucia tutti.
L’imponente gru da 260 metri, installata per rosicchiare il cemento con la metodica pazienza del sistema “top-down”, si è appena trasformata nel palcoscenico per un fuori programma che la direzione lavori non aveva esattamente messo in preventivo.
L’Icaro siciliano armato di 4G
Il “fantasma” ha così eluso ogni recinzione e trasformato un’infrastruttura invalicabile nel proprio parco giochi personale, sfidando la gravità e probabilmente anche il codice penale.
Ma chi è questo Icaro munito di smartphone? Al secolo, Ifmich è l’incarnazione isolana dell’urban climbing contemporaneo. Un funambolo dell’era digitale che ha costruito la sua notorietà scalando grattacieli, antenne e cattedrali di cemento in mezza Europa, armato solo di nervi d’acciaio.
La sua biografia scorre nel feed del suo Instagram: una vertiginosa galleria di imprese e tra i suoi trofei ci sono il tetto dello Stadio di San Siro e il cornicione della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, la ciminiera dell’ex Snia di Varedo, centodieci metri scalati con un gruppo di amici e ripresi con un drone, da un’altezza di oltre cento metri, e il ponte di San Michele a Paderno d’Adda, affrontato di notte insieme a un complice in passamontagna, con gli inseparabili piedi a penzoloni sopra l’Adda.
Ma il precedente più calzante per Rossano è un altro camino Enel, quello dell’ex centrale di Polesine Camerini, in Veneto: duecentocinquanta metri scalati a maggio 2025 dopo aver superato i cancelli di un’area sorvegliata e sotto cantiere, per girare un video del panorama al tramonto.
Vertigini e lo scolapasta della sicurezza
Inerpicarsi su un traliccio d’acciaio a quell’altezza, di notte, è stata una vera e propria impresa. Con il buio dello Ionio da una parte e le luci della piana dall’altra, il climber ha danzato sui contrafforti della gru fino a toccare il cielo di Rossano.
Lì, nel silenzio assoluto, ha estratto il telefono e immortalato l’impresa anche con un drone.
L’ironia della sorte
Alla fine di questa storia rimane anche una sorta di ironia della sorte tagliente come l’aria a quelle quote: da quasi due decenni si tentar di smontare un ecomostro, ma basta una notte a un ragazzo per conquistarlo in solitaria.
Resta l’immagine di un minuscolo puntino umano in cima a un gigante metallico, a ricordarci che sulla nostra infinita immobilità, ci sarà sempre qualcuno pronto a salirci sopra.












