6 Settembre 2026
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Dal bimbo barbiere di Sant’Onofrio al museo della barberia a Torino: la storia di Adriano Onofrio Barbieri

Emigrato dalla Calabria negli anni Sessanta, l'artigiano settantaquattrenne custodisce nel suo salone di Barriera di Milano oltre venticinquemila pezzi unici raccolti in un quarto di secolo

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Una passione antica nata tra i banchi di scuola e il profumo di colonia di un piccolo paese del Vibonese, poi trasformata in un’autentica opera di vita. È la parabola di Adriano Onofrio Barbieri, settantaquattrenne originario di Sant’Onofrio che da cinquant’anni gestisce la sua storica bottega a Torino, nel quartiere Barriera di Milano. Il suo salone di corso Giulio Cesare non è soltanto un punto di riferimento per il taglio di barba e capelli, ma un vero e proprio tempio della memoria artigiana che racchiude circa venticinquemila oggetti d’epoca legati all’evoluzione del mestiere dal Settecento ai giorni nostri, attirando visitatori e curiosi da ogni parte del mondo.

Dalla Calabria a Torino: l’apprendistato e la passione per il collezionismo

A ripercorrere le tappe della sua vicenda è stato lo stesso Barbieri in un’ampia intervista rilasciata al Corriere della Sera. Tutto è iniziato a otto anni nel suo comune d’origine, dove divida le giornate tra lo studio mattutino e il tirocinio pomeridiano in bottega per apprendere i segreti di forbici e rasoi. Nel 1962 il trasferimento con la famiglia in Piemonte e, nel 1974, l’apertura della propria attività a soli ventidue anni.

Circa un quarto di secolo fa è scattata la scintilla per la ricerca antiquaria. “La domenica ero sempre fuori, prendevo la mia macchina all’alba e partivo” racconta l’artigiano rievocando le trasferte tra mercatini, rigattieri e aste in tutta Italia. La raccolta comprende oggi pezzi rarissimi: dalle tazzine ottocentesche con salva-baffi a bacinelle d’epoca, analoghe a quella che Don Chisciotte scambiò per il leggendario elmo di Mambrino, fino a un pennello da barba in ottone reclamizzato da Gabriele D’Annunzio e due miniature finemente dettagliate che ricostruiscono le antiche botteghe napoletane e veneziane.

Un artista poliedrico al servizio della comunità e il sogno del museo permanente

Oltre alla professione di barbiere, Barbieri ha coltivato negli anni talenti di incisore, pittore e scultore su rame e zinco, esponendo opere in sedi istituzionali e museali, tra cui il dipinto raffigurante Gioacchino Murat all’interno del castello di Pizzo. Affianca inoltre all’attività artistica un costante impegno civico come consigliere nella sesta circoscrizione di Torino, dove ha seguito progetti culturali e dossier complessi sulla mobilità urbana.

L’obiettivo principale resta tuttavia la creazione di un polo espositivo permanente capace di riunire l’immenso patrimonio attualmente distribuito tra il negozio e diversi magazzini. Attraverso l’associazione Aesp (Associazione Estetica Servizi alla Persona) l’artigiano ha provato a partecipare a bandi pubblici, scontrandosi con i costi elevati dei locali cittadini. Nonostante le difficoltà e le richieste di acquisto da parte di privati, la determinazione resta incrollabile. “Quando me lo chiedono mi offendo” chiarisce al Corriere della Sera, ribadendo l’intenzione di voler donare la raccolta per la fruizione pubblica: “Questa raccolta è tutta la mia vita, dopo la famiglia ovviamente”.

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