Lo scontro esplode attorno alla ristorazione di Tropea, alle presunte irregolarità denunciate attraverso i social e a un’espressione, quella della «truffa all’italiana», che il sindaco Giovanni Macrì considera inaccettabile se non accompagnata da fatti precisi e verificabili. Il primo cittadino interviene con una nota dopo le segnalazioni che sarebbero arrivate da alcuni follower al food influencer Wlady Nigro e che hanno alimentato accuse nei confronti di alcuni esercenti della città. Macrì non usa mezzi termini: se esistono episodi reali, vengano indicati ristoranti, circostanze e prove. In caso contrario, sostiene il sindaco, non è possibile trasformare racconti indiretti e segnalazioni generiche in un’accusa capace di colpire l’intero comparto della ristorazione tropeana.
“Un’accusa gravissima contro un’intera categoria”
“Definire quella praticata nei ristoranti di Tropea una ‘truffa all’italiana’ e affermare che “molti esercenti quest’estate si sono davvero divertiti” significa formulare un’accusa gravissima, capace di gettare discredito indiscriminatamente su un’intera categoria di lavoratori e sull’immagine della città”, afferma Macrì.
Il sindaco contesta soprattutto l’assenza, secondo quanto riferisce nella nota, di elementi concreti a sostegno delle accuse. “Non bastano generiche ‘segnalazioni ricevute dai follower’ per trasformare sospetti o racconti indiretti in una pubblica sentenza. Nell’articolo non vengono indicati ristoranti, episodi circostanziati, date, ricevute o altri elementi verificabili“. È questo il punto centrale della presa di posizione del Comune: non una difesa preventiva di eventuali comportamenti scorretti, ma la richiesta che qualsiasi denuncia venga accompagnata da elementi che consentano di svolgere verifiche.
Macrì: “Se qualcuno altera i conti, vogliamo sapere chi è”
Il sindaco chiarisce infatti che l’Amministrazione sarebbe la prima ad avere interesse a individuare eventuali esercenti responsabili di comportamenti scorretti nei confronti dei turisti. “Sia chiaro: se tra i ristoratori di Tropea vi fosse qualcuno che altera i conti o approfitta dei turisti stranieri, i primi ad avere interesse a conoscerne l’identità saremmo proprio noi”. E assicura una linea dura nel caso in cui dovessero emergere fatti documentati: «Interverremmo con assoluto rigore, attraverso tutti gli accertamenti e le sanzioni consentiti, rendendo pubblici gli esiti delle verifiche, come abbiamo sempre fatto nei confronti di chi danneggia Tropea e la sua reputazione».
L’appello a Wlady Nigro: “Faccia nomi e cognomi”
Da qui l’invito diretto rivolto al food influencer. “Invito pertanto Wlady Nigro a fare nomi e cognomi e a indicare circostanze puntuali, documentate e riscontrabili”. Macrì apre anche alla possibilità che l’eventuale documentazione venga consegnata senza esposizione pubblica: “Potrà farlo pubblicamente oppure, se preferisce, trasmettendo ogni elemento in forma riservata all’Amministrazione comunale e agli organi competenti”. Il principio, per il sindaco, è netto: se le prove esistono, devono essere messe a disposizione di chi può intervenire. “Se possiede prove, collabori affinché i responsabili siano individuati. Se non le possiede, eviti di marchiare come truffatori, direttamente o indirettamente, centinaia di imprenditori e lavoratori onesti”.
“La libertà di denuncia è sacrosanta, la denigrazione generalizzata no”
La polemica si sposta quindi sul terreno della responsabilità legata alla diffusione di accuse sui social e attraverso i mezzi di comunicazione. “La libertà di denuncia è sacrosanta; la denigrazione generalizzata non lo è”, sottolinea Macrì. Poi l’affondo: “La notorietà sui social non conferisce il diritto di distribuire patenti di disonestà e non esonera dalla responsabilità per ciò che si afferma”. Parole con cui il sindaco marca una distinzione precisa tra la segnalazione di eventuali episodi concreti e quella che considera invece una generalizzazione lesiva dell’immagine di Tropea e dei suoi operatori economici.
Il Comune porta il caso ai legali
La vicenda potrebbe ora spostarsi anche sul piano legale. Macrì annuncia infatti che “la tutela dell’immagine di Tropea sarà affidata ai nostri legali”, chiamati a “valutare ogni iniziativa opportuna nei confronti di tutti i soggetti responsabili della diffusione di affermazioni lesive”. Il sindaco auspica inoltre una presa di posizione delle associazioni di categoria, chiamate a intervenire “a difesa della ristorazione tropeana, ingiustamente coinvolta e gravemente diffamata nel suo complesso”. Il Comune è pronto a colpire chi eventualmente froda i visitatori, ma pretende che le accuse pubbliche siano supportate da elementi concreti: “Tropea – conclude il sindaco – pretende trasparenza da chi vi lavora, ma pretende la stessa serietà da chi lancia accuse pubbliche: o si portano fatti, nomi e prove, oppure si risponde delle proprie parole“.












