21 Settembre 2026
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Denise Cosco, Ferro e Colosimo a Crotone: “Lo Stato c’è stato, la sua morte ha altre radici”

La sottosegretaria all'Interno e la presidente della Commissione parlamentare antimafia hanno ribadito la presenza delle istituzioni accanto alla giovane e alla sua famiglia

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Una giornata nel segno della memoria di Denise Cosco e della presenza delle istituzioni. A Crotone si è svolta questa mattina la messa dedicata alla giovane, alla presenza della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro e della presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo.

Un momento che ha riportato al centro il tema della tutela di chi sceglie di rompere con i contesti mafiosi e della necessità di non lasciare sole le persone che intraprendono questo percorso.

“La presenza dello Stato qui serve per dire che ci siamo, che accompagneremo tutto il percorso anche del figlio di Denise, ma soprattutto per dire alla mafia e alla ‘ndrangheta che non ci tiriamo indietro rispetto a pagine di storia che devono essere nella memoria di tutti per costruire un percorso differente”, ha dichiarato Wanda Ferro.

Ferro: “Lo Stato deve continuare ad accompagnare”

La sottosegretaria all’Interno ha richiamato anche il percorso seguito da Denise e il sostegno ricevuto dalle istituzioni e da Libera.

“Penso che si sia fatto quello che Denise ha voluto che si facesse rispetto all’accompagnamento, che dobbiamo ricordare è stato un affiancamento importante da parte di Libera e delle istituzioni”, ha affermato Ferro.

Secondo la sottosegretaria, la vicenda lascia ferite profonde che non possono essere cancellate, ma proprio per questo deve diventare parte della memoria collettiva.

“Dobbiamo credere che lo Stato abbia fatto il massimo e che probabilmente queste siano cicatrici che non si rimarginano mai”, ha aggiunto.

Colosimo: “La morte di Denise è una sconfitta dello Stato”

Sulla vicenda è intervenuta anche Chiara Colosimo, che ha definito la morte di Denise una sconfitta per le istituzioni, pur sottolineando la presenza dello Stato nel percorso di protezione.

“La morte di Denise è una sconfitta dello Stato. Come ha detto Don Luigi, lo Stato nella storia di Denise c’è stato, ma alcune ferite, inferte dal padre ‘ndranghetista, non sono state curate”, ha detto la presidente della Commissione antimafia.

Per Colosimo, tuttavia, la vicenda deve trasformarsi in un punto di partenza per rafforzare gli strumenti di tutela e lasciare un segno concreto sul territorio.

“Questa storia però deve lasciare un segno in questa terra, e questo segno deve essere soprattutto rispetto a quanto fin qui abbiamo fatto”, ha aggiunto.

“Il Servizio centrale di protezione c’è stato”

Uno dei punti sottolineati da Colosimo riguarda proprio le misure di protezione garantite a Denise. La presidente della Commissione antimafia ha spiegato che il Servizio centrale di protezione era presente nel caso della giovane.

“Il Servizio centrale di protezione nel caso di Denise, come ha detto Don Ciotti e come posso certificare, c’è stato ed è stato presente”, ha dichiarato Colosimo.

La presidente ha quindi invitato a distinguere la presenza dello Stato dalle altre cause che, secondo quanto da lei affermato, avrebbero contribuito alla morte di Denise.

“Il suicidio di Denise ha altre radici, e devo sottolinearlo anche per dare un segnale di speranza a coloro i quali hanno fatto la scelta dello Stato”, ha affermato.

Il nodo degli anni contributivi per i testimoni di giustizia

Nel suo intervento, Colosimo ha inoltre richiamato una questione che riguarda numerosi testimoni di giustizia: il riconoscimento degli anni contributivi persi da chi ha dovuto interrompere il proprio lavoro dopo aver scelto di collaborare con lo Stato.

“Una delle cose più richieste, che credo vedrà la luce molto presto, è colmare quegli anni che mancano a tanti testimoni di giustizia per vedersi riconosciuta la pensione”, ha spiegato.

Per la presidente della Commissione antimafia, si tratta di un intervento che avrebbe un valore concreto nel rapporto tra istituzioni e cittadini che decidono di testimoniare.

“Se hai smesso di lavorare perché hai testimoniato e hai scelto lo Stato, lo Stato ti deve risarcire quegli anni. Penso che questo si possa fare a breve”, ha detto Colosimo.

Il richiamo a Lea e alla legge “Liberi di scegliere”

In chiusura, la presidente della Commissione antimafia ha richiamato anche la memoria di Lea Garofalo e la legge “Liberi di scegliere”, collegando le vicende delle donne che decidono di sottrarsi ai contesti mafiosi alla necessità di garantire loro protezione e sostegno.

“Nel nome di Lea e di Denise vorrei ricordare la legge ‘Liberi di scegliere’, e dire alle donne di Calabria che si possono ribellare e che lo Stato sarà al loro fianco”, ha concluso Colosimo.

La commemorazione di Crotone ha così riportato al centro il tema della presenza dello Stato, della protezione dei testimoni e della necessità di trasformare le storie di chi ha vissuto contesti di ‘ndrangheta in memoria e strumenti concreti per chi sceglie di rompere con la criminalità organizzat

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