21 Settembre 2026
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Facevano prostituire mogli e compagne in strada o in albergo, la Procura di Crotone chiude le indagini per 8 (NOMI)

Quattro uomini mantenuti dall'attività di meretrici svolte dalle loro consorti. Coinvolti i gestori di un albergo. Per il capo dell'organizzazione anche l'accusa di violenza sessuale

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Un’organizzazione familiare votata a far prostituire mogli e compagne, con ruoli ben definiti, con una cassa comune, facendo i turni per accompagnarle dai loro clienti a Isola Capo Rizzuto. E a beneficiare dell’attività di meretricio non sarebbe stato solo il gruppo, ma anche i gestori di un albergo a Crotone, che avrebbero fittato le camere a luci rosse consapevoli dell’attività illecita. La Procura di Crotone coordinata dal procuratore capo Domenico Guarascio ha chiuso le indagini nei confronti di 7 rumeni, residenti o comunque domiciliari ad Isola Capo Rizzuto e un italiano residente anche lui a Isola, finiti nell’inchiesta Medusa, che lo scorso agosto aveva portato i carabinieri a notificare otto misure cautelari (LEGGI).

I nomi degli indagati

Si tratta di Ionut Onoriu Nita, detto Onorichi, 35 anni; Nita Benone, 41 anni; Marcel Dumitru, 32 anni; Vasile Dumitru, 35 anni; Andreea Vescan, 40 anni; Vasilica Nita, detta Valentina o Maria, 37 anni; Elena Visan, 39 anni e Aldo Marasco, 74 anni. Ai primi quattro la Procura contesta l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione delle rispettive mogli e compagne, capeggiata da  Ionut Onoriou Nita, chiamato dagli altri sodali “Signore”, “Boss”, “Grande Direttore”.

Le direttive del boss ai sodali 

Sarebbe stato lui a impartire le direttive per lo svolgimento delle attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, mettendo a disposizione del sodalizio anche la propria auto per accompagnare ed andare a prendere le donne nel luogo degli incontri, alternandosi con i sodali, stabilendo tempi, modalità di accompagnamento e recupero delle donne sui luoghi di lavoro. Avrebbe gestito la cassa comune dando ordini alle donne sul riparto del ricavato ai sodali e indicazioni sull’impiego delle risorse economiche della prostituzione di mogli, compagne. Proventi che, secondo la Procura, confluivano in una cassa comune da ripartire tra i partecipi. Nita avrebbe anche organizzato l’ampliamento dell’attività della moglie Vasilica Nita e delle altre donne coinvolte, Andreea Vescan, Mihaela Alina Nita e Florentina Velicu, anche in altri luoghi del territorio calabrese, programmando la locazione di un immobile a Cosenza da adibire a casa di prostituzione. Benone Nita, fratello di Ionut,  avrebbe contribuito stabilmente all’attuazione del programma associativo, coordinando l’attività di favoreggiamento e sfruttamento, occupandosi dell’accompagnamento e del recupero delle donne sui luoghi degli incontri e gestendo congiuntamente al fratello la cassa comune e la distribuzione dei proventi.

“Mantenuti grazie al lavoro di mogli e compagne”

E ancora Marcel e Vasile Dumitru, anche loro partecipi secondo l’accusa, esecutori delle direttive di Ionut, preposti al trasporto delle donne, del loro recupero e anche del reperimento dei clienti per le proprie compagne, partecipando alla distribuzione dei proventi. Per gli inquirenti Ionut Onoriu Nita, Benone Nita, Marcel e Vasile Nita avrebbero sfruttato stabilmente l’attività di prostituzione svolta da mogli e compagne senza avere fonti autonome di sostentamento, pretendendo e ricevendo sistematicamente dalle donne il denaro ricavato dagli incontri sessuali a pagamento, beneficiando dei frutti economici dell’attività, utilizzati per l’acquisto di sigarette, generi alimentari, servizi personali e altre necessità quotidiane, approfittando del vincolo matrimoniale e della relazione affettiva per legittimare la propria condizione di sostanziale mantenimento economico. A Ionut Onoriu Nita viene contestata anche la violenza sessuale aggravata.

“Se voglio tua figlia la prendo davanti a tutti”

Nel corso del 2014 avrebbe costretto una minorenne a subire un rapporto sessuale completo all’interno della sua auto dopo averla chiusa a chiave, stringendole i polsi e strappandole i vestiti, minacciandola di buttare fuori di casa lei e la madre se non avesse obbedito. Avrebbe inoltre minacciato di morte la madre della minorenne in presenza di terzi: “stai zitta che se voglio tua figlia la prendo davanti a tutti, i carabinieri non possono fare nulla”. Nel fascicolo anche la posizione di Elena Visan e Aldo Marasco, gestori di fatto di un Motel a Crotone. Secondo la Procura avrebbero tollerato abitualmente la presenza di più persone che all’interno della struttura si davano alla prostituzione, traendone indirettamente un profitto dato dal mettere a disposizione le camere. In particolare Elena Visan avrebbe gestito direttamente l’accoglienza delle prostitute e dei clienti, fornendo indicazioni sulle stanze disponibili, consegnando le chiavi, incassando in più occasioni il corrispettivo, omettendo di procedere alla prescritta identificazione e registrazione degli alloggiati, nella consapevolezza che la camera era funzionale alla prestazione sessuale a pagamento. Aldo Marasco avrebbe agevolato l’utilizzo del Motel come luogo destinato alla prostituzione traendone un profitto economico indiretto attraverso la locazione delle camere. Entrambi avrebbero inoltre gestito abusivamente l’albergo in assenza di un titolo autorizzativo rilasciato dall’autorità di pubblica sicurezza e omettendo di comunicare nei modi e nei termini di legge le generalità delle persone alloggiate, ostacolando l’identificazione degli ospiti.

Il diritto alla difesa

Gl indagati, (assistiti dagli avvocati Luigi Villirilli, Francesca Buonopane, Vincenzo Girasole, Pasquale Le Pera) avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero, rilasciare dichiarazioni spontanee, depositare memorie difensive e compiere ogni altro atto utile all’esercizio del diritto di difesa prima che il magistrato proceda oltre con una richiesta di rinvio a giudizio. 

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