Prosegue il percorso di collaborazione tra la Regione Calabria e le tre Università calabresi per arrivare alla definizione dell’Accordo quadro destinato ad attivare specifiche convenzioni per lo sviluppo di strumenti, competenze e risorse finalizzati alla mitigazione del dissesto idrogeologico.
L’iniziativa, annunciata nelle scorse settimane dal vicepresidente e assessore ai Lavori pubblici e Difesa del suolo Filippo Mancuso insieme ai Rettori degli atenei calabresi, rientra nella strategia promossa dal presidente Roberto Occhiuto per rafforzare la pianificazione territoriale e le attività di difesa del suolo.
La scelta si inserisce in un contesto particolarmente delicato per una regione esposta ai fenomeni di dissesto idrogeologico e di erosione costiera, ambiti per i quali è stato costituito uno specifico Dipartimento regionale.
Il confronto tecnico tra Regione e Università
L’ultima riunione operativa è stata coordinata dal vicepresidente Filippo Mancuso e ha visto la partecipazione dei referenti tecnico-scientifici indicati dai Rettori dei tre atenei: Mario Maiolo per l’Università della Calabria, Paolo Falzea per l’Università Magna Graecia di Catanzaro e Felice Arena per l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
Per la Regione Calabria erano presenti, oltre a Mancuso, il direttore generale del Dipartimento Governo del territorio Francesco Tarsia e il dirigente del settore Difesa del suolo e Tutela idrogeologica Pierluigi Mancuso.
Al termine dell’incontro, il Dipartimento ha trasmesso ai referenti universitari una versione aggiornata della bozza dell’Accordo quadro e dei relativi allegati tecnici. Si apre così una nuova fase di confronto e revisione condivisa, con l’obiettivo di arrivare a un documento operativo e pienamente condiviso.
L’intesa punta a valorizzare le competenze scientifiche degli atenei calabresi e, allo stesso tempo, a rafforzare il supporto tecnico-specialistico alle attività regionali di prevenzione e mitigazione del rischio.
Mancuso: “Testo definitivo entro fine settembre”
“Il confronto avviato con le tre Università calabresi sta procedendo con il livello di concretezza e collaborazione che un tema così strategico richiede – ha dichiarato il vicepresidente Mancuso -. Nell’ultimo incontro è stata confermata la volontà comune di accelerare il percorso verso la definizione di un testo condiviso, capace di mettere a sistema le competenze tecnico-amministrative della Regione e il patrimonio di conoscenze scientifiche e progettuali espresso dagli atenei calabresi”.
L’obiettivo è arrivare rapidamente alla conclusione dell’iter. “Confidiamo di completare entro la fine di settembre la stesura definitiva dell’Accordo quadro, così da sottoporlo tempestivamente all’esame della Giunta regionale”, ha spiegato Mancuso.
Successivamente si passerà alla fase attuativa, che prevede la ricognizione delle attività già esistenti e l’individuazione delle prime esigenze operative.
“L’obiettivo – ha infine sottolineato l’esponente della Giunta Occhiuto – è costruire una collaborazione stabile e strutturata tra la Regione e il sistema universitario calabrese, rafforzando il collegamento tra ricerca applicata, pianificazione territoriale e politiche di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico”.
Erosione costiera e nuova legge regionale tra le priorità
Tra le attività individuate come prioritarie per i primi atti esecutivi successivi alla stipula dell’Accordo quadro figura l’aggiornamento del Masterplan per la mitigazione del rischio da erosione costiera.
L’aggiornamento sarà sviluppato attraverso fasi progressive e scalari. Un altro intervento considerato prioritario riguarda invece la predisposizione di una proposta di legge regionale per il riordino delle competenze e delle attività di difesa del suolo.
Ricerca e pianificazione per affrontare i cambiamenti climatici
Una volta approvato, l’Accordo quadro disciplinerà le modalità di collaborazione tra Regione e Atenei per lo studio dell’evoluzione del territorio calabrese, della sua risposta ai cambiamenti climatici e agli eventi eccezionali di carattere globale.
L’impostazione prevede una pianificazione complessiva capace di garantire un’azione strutturata e congiunta con il mondo scientifico. Gli atenei, in questa prospettiva, non saranno più considerati una componente esterna, ma veri e propri partner delle attività di difesa del suolo e protezione costiera.
Il rafforzamento del rapporto tra istituzioni e università punta così a migliorare la sostenibilità e la resilienza degli interventi, mettendo in collegamento ricerca applicata, pianificazione territoriale e politiche di prevenzione del dissesto idrogeologico.












