28 Luglio 2026
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Emergenza clima lungo i litorali: la Calabria è terza per eventi meteo estremi. Legambiente chiede un Piano per le coste

Presentato il nuovo report "Spiagge": censiti 104 episodi dal 2010 sul litorale calabrese. L'associazione avanza sei proposte al Governo e sollecita l'attuazione immediata del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e la riforma delle concessioni balneari.

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L’impatto dei cambiamenti climatici stravolge le fasce costiere della Penisola con un’intensità mai registrata prima. Il nuovo dossier “Spiagge”, curato da Legambiente in collaborazione con l’Osservatorio Città Clima, traccia un quadro allarmante: dal 2010 ad oggi sono 1.073 gli eventi meteo estremi che hanno colpito 308 comuni costieri italiani, pari al 48% del totale dei municipi sul mare. A dominare la casistica sono allagamenti da piogge intense (404), trombe d’aria (286) e mareggiate (107). Negli ultimi cinque anni si è assistito a un vero e proprio picco, con le mareggiate aumentate del +550% e le raffiche di vento del +80%. Sul piano geografico è il Mezzogiorno a pagare il conto più alto: la Sicilia guida la classifica delle regioni più colpite con 232 eventi, seguita dalla Puglia a quota 136 e dalla Calabria con 104 episodi. A questa criticità si somma l’erosione costiera che, secondo le rilevazioni ISPRA, negli ultimi cinquant’anni ha inghiottito oltre 40 milioni di metri quadrati di spiaggia lungo la Penisola.

La vulnerabilità della costa calabrese: Lamezia Terme e Reggio Calabria le più colpite

In questo scenario di generale fragilità, la Calabria si posiziona tra le aree a maggior rischio dell’intero Paese. Dei 104 eventi meteo estremi censiti sul territorio regionale dal 2010, ben 89 si sono concentrati a partire dal 2015, confermando un’accelerazione costante dei fenomeni devastanti. Tra i centri urbani maggiormente esposti spiccano Lamezia Terme, con 15 eventi riconducibili in prevalenza ad allagamenti per piogge intense, e Reggio Calabria, con 12 episodi caratterizzati da criticità alle infrastrutture e allagamenti. Sul fronte morfologico, sui 613 chilometri di costa bassa calabrese, il 26,2% risulta attualmente interessato da fenomeni erosivi. Un contesto che impone una revisione strutturale della gestione del demanio e una maggiore tutela delle risorse naturali, come la posidonia spiaggiata, fondamentale barriera organica contro la forza delle mareggiate.

L’appello di Legambiente: prevenzione, stop al cemento e riforma delle concessioni

Di fronte alla carenza di un quadro normativo nazionale specifico per la tutela e l’adattamento dei litorali, comparto in cui Paesi europei come Spagna, Inghilterra e Belgio vantano già strategie avanzate, Legambiente ha formulato sei proposte d’indirizzo per l’esecutivo nazionale. Tra i punti cardine figurano lo stanziamento delle risorse per il Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, l’approvazione di una legge contro il consumo di suolo, la rinaturalizzazione delle dune e delle zone umide, la garanzia di una libera fruizione del demanio e la lotta all’abusivismo edilizio. Pari centralità assume il tema delle concessioni balneari alla luce della Direttiva Bolkestein: l’associazione sollecita il Ministero delle Infrastrutture a varare Linee Guida chiare per le gare di affidamento, superando le proroghe legislative bocciate dai giudici amministrativi e promuovendo la co-programmazione con il Terzo Settore.

“I dati che abbiamo raccolto nel nostro nuovo report Spiagge – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – dimostrano l’urgenza e l’importanza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance che riducano il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture, e che permettano di programmare interventi volti al miglioramento della gestione dei territori. Occorre mettere in campo una strategia nazionale di difesa delle coste sempre più fragili a causa della crisi climatica ma anche dell’eccessiva attività antropica e del consumo di suolo. L’aumento degli eventi meteo estremi e il Ciclone Harry che nei mesi scorsi ha colpito diverse regioni della Penisola siano un monito e non restino inosservati. Il nostro Paese fonda gran parte della sua economia su mare, turismo e pesca, non può permettersi il lusso di riconcorrere le emergenze, deve prevenirle”.

“Il Rapporto Spiagge fornisce un quadro analitico estremamente importante per la nostra regione – commenta Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – dal quale partire per migliorare quanto già esiste e affrontare, con spirito costruttivo, le criticità ancora aperte. I dati relativi agli eventi meteo estremi confermano la necessità di mettere in campo, lungo le coste calabresi, azioni incisive e urgenti di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Occorre liberare i litorali dal cemento, troppo spesso anche illegale, tutelare i preziosi ecosistemi marini e costieri e adottare politiche rigorose di contrasto a ogni forma di inquinamento”.

“Sul tema delle concessioni balneari – continua Parretta – la Regione Calabria deve prendere atto che il quadro giuridico è definitivamente cambiato, evitando scelte incompatibili con il diritto dell’Unione europea. La scadenza delle concessioni rappresenta un’occasione non più rinviabile per restituire piena centralità a beni comuni fondamentali come le spiagge. La gestione del demanio marittimo deve avvenire attraverso procedure di evidenza pubblica trasparenti, capaci di premiare la sostenibilità ambientale, la qualità progettuale, la tutela del paesaggio e il valore sociale delle proposte, garantendo al tempo stesso il diritto dei cittadini alla libera fruizione della costa”.

“In Italia – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile turismo e innovazione di Legambiente – occorre evitare che la stagione dei bandi si traduca nella semplice sostituzione dei gestori, cristallizzando per altri decenni un assetto già oggi insostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico. Per questo nel nostro nuovo report portiamo in primo piano un protocollo promosso dall’Associazione Mare Libero e basato sulla co-programmazione, previsto dall’art. 55 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore), per accompagnare i Comuni nella ridefinizione complessiva della pianificazione costiera. La co-programmazione consente alle amministrazioni di individuare, insieme agli enti del Terzo Settore, i bisogni da soddisfare, gli interventi necessari e le risorse disponibili, attraverso un processo strutturato in cui competenze tecniche, scientifiche e civiche”.

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