“I dati sull’inflazione attestano l’impatto della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani, con i rincari di prezzi e tariffe che pesano in media per 1.058 euro annui a famiglia”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati definitivi dell’Istat.
La regione guida la classifica
“Dopo la fiammata di aprile peggiora l’andamento dell’inflazione, che sale a maggio al +3,2%, equivalente, considerata la spesa per consumi delle famiglie, ad una stangata da +1.058 euro annui per la famiglia “tipo”, che sale a +1.461 euro annui per un nucleo con due figli”, calcola il Codacons. Che dice ancora: “Tuttavia l’andamento dell’inflazione non è omogeneo sul territorio, e si registrano forti differenze tra nord e sud Italia: Reggio Calabria è la provincia che registra gli aumenti più elevati, con i prezzi che salgono su base annua del +4,4%, mentre Aosta è la città con l’inflazione più bassa, col tasso che si ferma al +2,3%. Sul fronte regionale la Calabria guida la classifica dei rincari segnando +3,9% su anno, seguita da Lazio (+3,6%) e Veneto (+3,5%). Fanalino di coda la Valle d’Aosta (+2,3%), la Basilicata (+2,4%) e il Molise (+2,5%). Sul fronte delle singole voci, i rincari più forti interessano a maggio i supporti per la registrazione, i cui prezzi crescono su anno del +60,7%, il gasolio per riscaldamento (+36,8%), gioielli (+29,5%), gasolio per mezzi da trasporto (+25,4%), legumi (+22,8%), carciofi (+19,9%) e pomodori (+18,4%)”.
Avvertimento senza se e senza ma
“Gli incrementi dei prezzi non rientreranno a breve, e anche con la riapertura dello stretto di Hormuz e il crollo del petrolio la situazione nell’immediato non migliorerà – avverte il Codacons in conclusione – I listini dei carburanti, infatti, impiegheranno settimane per tornare ai livelli pre-guerra, mentre i rincari di beni e servizi, una volta applicati, non verranno riassorbiti dal mercato, e continueranno a pesare sulle tasche delle famiglie italiane”.









