21 Agosto 2026
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Ludopatia, Calabria ultima per servizi: un solo centro per 1,8 milioni di abitanti

L'analisi di Oltre il Gioco mette la regione all'ultimo posto per accessibilità potenziale ai servizi dedicati al disturbo da gioco d'azzardo

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La Calabria è la regione italiana nella quale, in rapporto alla popolazione, risulta più difficile accedere territorialmente ai centri dedicati al disturbo da gioco d’azzardo. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Oltre il Gioco, che ha confrontato il numero dei centri censiti con la popolazione residente nelle diverse regioni italiane. Il dato calabrese è particolarmente significativo: un solo centro per 1.827.571 residenti, pari a appena 0,55 centri ogni milione di abitanti. Si tratta del rapporto meno favorevole registrato nell’intero Paese.

La Calabria in fondo alla classifica nazionale

L’indagine prende in considerazione la distribuzione territoriale dei centri di aiuto per il disturbo da gioco d’azzardo e non pretende di valutare la qualità delle prestazioni offerte. L’indicatore utilizzato è semplice: il numero di abitanti potenzialmente serviti da ciascun centro. In Calabria, secondo i dati elaborati, il rapporto arriva dunque a 1.827.571 abitanti per ogni struttura censita.

Un valore nettamente superiore alla media nazionale, che si attesta invece a un centro ogni 244.576 residenti, con 241 centri complessivamente censiti su una popolazione di 58.942.828 abitanti.

La situazione calabrese risulta ancora più evidente osservando le regioni immediatamente precedenti in graduatoria. La Campania conta 11 centri, con un rapporto di un presidio ogni 506.246 abitanti, mentre in Sicilia il rapporto è di uno ogni 397.933 residenti. In Sardegna si arriva a un centro ogni 388.622 abitanti.

Un problema soprattutto di accessibilità

Il dato non significa automaticamente che in Calabria le persone vengano curate peggio. L’analisi non considera infatti tempi di attesa, personale disponibile, qualità clinica, numero di utenti presi in carico o durata dei percorsi terapeutici. Quello che emerge è piuttosto una criticità legata alla densità territoriale dei servizi.

Per chi vive in una regione caratterizzata da una particolare conformazione geografica e dalla presenza di numerosi territori interni e montani, la distanza da un presidio può rappresentare un ostacolo concreto. Il primo passo, infatti, è riuscire a individuare il servizio, contattarlo e raggiungerlo. In Calabria un unico centro risulta censito per più di 1,8 milioni di residenti, mentre la media nazionale è di circa 244 mila abitanti per centro.

Il confronto con le altre regioni

All’opposto della Calabria si trovano le Marche, che presentano il rapporto più favorevole: 18 centri per 1.479.832 residenti, pari a un centro ogni 82.213 abitanti. Seguono la Liguria, con un centro ogni 116.307 residenti, e la Valle d’Aosta, dove l’unico centro censito copre una popolazione di 122.554 abitanti.

Anche il confronto con la Basilicata è significativo. La regione conta appena due centri, ma il rapporto è comunque di un presidio ogni 262.640 abitanti, molto più favorevole rispetto alla Calabria.

La Lombardia, pur avendo il numero assoluto più elevato di centri, 43, si colloca al decimo posto proprio perché il dato deve essere rapportato alla popolazione. La dimensione demografica modifica infatti profondamente la lettura dei numeri assoluti.

Il disturbo da gioco d’azzardo non riguarda soltanto chi gioca

Il problema della ludopatia, termine comunemente utilizzato per indicare il disturbo da gioco d’azzardo, può avere ripercussioni sulla situazione economica, sulle relazioni familiari, sulla vita lavorativa e sul benessere psicologico. La richiesta di aiuto, inoltre, non parte necessariamente dalla persona che presenta il comportamento problematico. Può essere un familiare, un partner o un amico a riconoscere per primo i segnali di difficoltà.

Tra questi possono esserci l’accumulo di debiti, le richieste frequenti di denaro, le bugie sulle spese, l’isolamento, l’irritabilità o il tentativo ripetuto di recuperare le somme perse continuando a giocare. Proprio per questo l’accessibilità dei servizi riguarda l’intero nucleo familiare e non soltanto il giocatore.

In Calabria pesa anche la dimensione territoriale

Il rapporto di un centro ogni 1,8 milioni di residenti assume un significato particolare in Calabria, dove la distribuzione della popolazione e la conformazione del territorio possono rendere più complesso raggiungere fisicamente i servizi. Il dato, tuttavia, va letto con cautela: il numero dei centri non permette da solo di stabilire quanto sia effettivamente distante un servizio dal singolo cittadino.

L’analisi di Oltre il Gioco misura quindi una accessibilità potenziale, non la reale facilità di presa in carico. La differenza è importante: un numero ridotto di centri non dimostra automaticamente una carenza qualitativa dell’assistenza, ma evidenzia una minore disponibilità di presidi rispetto alla popolazione residente.

Come chiedere aiuto

Per chi sta affrontando un problema legato al gioco d’azzardo, o per un familiare preoccupato, esistono servizi nazionali ai quali rivolgersi anche per ricevere un primo orientamento. Il Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità per le problematiche legate al gioco d’azzardo risponde al numero 800 558822. Il servizio è gratuito e anonimo, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, ed è rivolto anche a familiari e amici.

È inoltre disponibile il Numero Verde Nazionale Dipendenze 800 940 789, anch’esso gratuito e anonimo, che offre orientamento sulle dipendenze, comprese quelle comportamentali. L’Istituto Superiore di Sanità mette a disposizione anche una mappatura dei centri di cura, attraverso la quale è possibile cercare le strutture per regione, provincia e tipologia di servizio.

Il dato non misura la qualità delle cure

La ricerca sottolinea che accessibilità e qualità clinica sono due aspetti differenti. La presenza di un numero maggiore di centri non garantisce automaticamente percorsi migliori, così come un numero ridotto non dimostra da solo l’inefficacia dei servizi esistenti. Restano fuori dall’analisi elementi come la dotazione di personale, la formazione degli operatori, i tempi di attesa, la continuità terapeutica, la presenza di équipe multidisciplinari e gli esiti dei trattamenti.

Il dato calabrese rappresenta però un campanello d’allarme sul fronte dell’accessibilità: prima ancora di iniziare un percorso di cura, una persona deve poter individuare facilmente il servizio al quale rivolgersi. Ed è proprio su questa prima soglia che la Calabria, secondo l’elaborazione, presenta il divario più marcato rispetto al resto d’Italia.

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