Il nome di Gaetano Miscia è tornato a risuonare davanti allo stesso mare che quasi quarantacinque anni fa fu teatro del suo sacrificio. Nella mattinata di oggi, 20 settembre, a Pizzo Marina, il brigadiere dei carabinieri morto nel tentativo di salvare due marinai è stato ricordato durante la Commemorazione dei Caduti e delle Vittime del mare, organizzata dalla Confraternita Maria Santissima Addolorata. Alla cerimonia hanno preso parte autorità, cittadini e rappresentanti dell’Arma, tra i quali una delegazione dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri e del Comando provinciale di Vibo Valentia. Un momento solenne dedicato a tutte le vittime del mare, ma anche a un militare annoverato tra i Caduti del Servizio Aereo dell’Arma, la cui storia resta profondamente legata al territorio vibonese.
L’omaggio davanti al cippo tra Pizzo e Vibo Marina
Al termine delle celebrazioni, autorità e partecipanti hanno raggiunto il cippo dedicato al brigadiere Miscia, collocato lungo la ex Statale 522, nel tratto costiero tra Pizzo e Vibo Marina. Il monumento si trova davanti allo specchio d’acqua in cui si consumò la tragedia del 16 novembre 1981. La presenza dei carabinieri del Nucleo Elicotteri ha conferito un significato ancora più intenso alla commemorazione. Miscia apparteneva infatti proprio al reparto di volo dell’Arma di Vibo Valentia e perse la vita durante una missione di soccorso condotta in condizioni di eccezionale pericolo.
La petroliera Santa Lucia in balia del mare
La mattina del 16 novembre 1981 la petroliera Santa Lucia, ormeggiata nello specchio di mare antistante il porto di Vibo Marina, ruppe gli ormeggi, presumibilmente a causa delle grosse onde e del forte vento. La nave finì per incagliarsi a circa quaranta metri dalla riva, in località Timpa Janca. Le condizioni del mare erano proibitive. I vigili del fuoco avviarono immediatamente le operazioni di soccorso e riuscirono a portare in salvo dieci componenti dell’equipaggio mediante una fune tesa tra la petroliera e la terraferma. A bordo rimasero tuttavia il comandante e il primo ufficiale. Il progressivo peggioramento del tempo rese impossibile proseguire il salvataggio da terra. La Capitaneria di porto richiese quindi l’intervento dell’allora Nucleo Elicotteri dei Carabinieri di Vibo Valentia.
Il volo dell’AB-205 e la tragedia
Per raggiungere i due uomini rimasti sulla petroliera decollò un elicottero AB-205, predisposto per quel genere di operazioni. A bordo presero posto il capitano Claudio Santoliquido, primo pilota, il brigadiere Flavio Mancini e il brigadiere Gaetano Miscia, specialista montatore. Una volta raggiunta la verticale della nave, Miscia tentò di calare una scaletta di corda per consentire il recupero dei due naufraghi. Durante la delicatissima manovra, verosimilmente a causa di una violenta folata di vento, la parte posteriore dell’elicottero urtò il ponte della petroliera. Il velivolo ruotò su sé stesso e precipitò in mare. Il capitano Santoliquido e il brigadiere Mancini tornarono quasi subito a galla e furono tratti in salvo. Gaetano Miscia risultò invece disperso. Le ricerche proseguirono senza sosta e il suo corpo venne recuperato dai sommozzatori dopo tre giorni. Il brigadiere aveva 38 anni e lasciò la moglie e tre figli ancora piccoli. Perse la vita mentre cercava di portare in salvo due uomini che non conosceva, affrontando il mare e il vento nell’adempimento del proprio dovere.
Una memoria rimasta viva per quasi 45 anni
Il sacrificio di Gaetano Miscia non è stato dimenticato. Il cippo lungo la ex Statale 522 continua a indicare il luogo della tragedia e a ricordare a chi percorre quella strada il coraggio del militare. Nel Parco urbano di Vibo Valentia si trova inoltre un secondo monumento, inaugurato nel 2019 alla presenza della famiglia, dell’Arma e delle istituzioni. Nel 2024, in occasione del ripristino dell’area commemorativa tra Pizzo e Vibo Marina, la figlia Grazia, che al momento dell’incidente aveva soltanto due anni, aveva espresso la propria gratitudine perché il sacrificio del padre non era stato cancellato dal tempo: “È stato un vero eroe”.
L’omaggio reso oggi a Pizzo ha rinnovato quella memoria, unendo istituzioni, carabinieri e comunità nel ricordo di un uomo che scelse di avvicinarsi al pericolo per tentare di salvare altre vite. Una storia di coraggio, altruismo e spirito di servizio che, a quasi quarantacinque anni di distanza, appartiene ancora all’intero territorio vibonese.



















