9 Luglio 2026
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Nuovo ospedale a Catanzaro: “La salute non può piegarsi alla paura della città deserta”

Il dibattito sulla sede della Dulbecco non può partire dagli interessi urbanistici. Un ospedale non serve a tenere vivo un centro urbano: serve a curare i cittadini

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*di Eugenio Perrone

Non amo intervenire sulla politica locale. E continuerò a farlo solo quando le scelte della politica incideranno su beni che non ammettono compromessi. La salute è uno di questi. Per questo trovo radicalmente non condivisibile la tesi secondo cui il nuovo ospedale dovrebbe rimanere nell’attuale sede del Pugliese per evitare la “desertificazione” della città. E’ un sillogismo che si fonda su un’impostazione che capovolge l’ordine delle priorità ed in quanto tale non funziona. L’ospedale non è uno strumento di politica urbanistica. Non è un presidio commerciale. Non è un mezzo per mantenere in vita un determinato tessuto economico. È il luogo in cui si salvano vite umane.Ed è esattamente da qui che ogni ragionamento dovrebbe iniziare e finire.

Struttura di rilievo regionale

La Dulbecco e’ e rimarra’ una struttura di rilievo regionale. Senza voler considerare che Germaneto e’ un quartiere della citta’ che non determina desertificazione ma solo ottimizzazione del territorio in funzione della salute pubblica. Ciò impone una domanda semplice, ma decisiva: dove può essere raggiunto nel minor tempo possibile dal maggior numero di cittadini? La risposta, dunque, non può essere ideologica. Deve essere tecnica. Accessibilità. Viabilità. Tempi di percorrenza. Collegamenti con le principali arterie stradali. Questi sono i parametri che contano quando un’ambulanza corre contro il tempo. Peraltro, attraverso una fugace chiaccherata con un amico consigliere comunale, apprendevo che l’ attuale popolazione residente tra il quartiere Santa Maria e la Marina di Catanzaro ammonta a circa 55 mila abitanti, praticamente 2/3 dell’ intero capoluogo. Continuare a sostenere che la priorità sia evitare la desertificazione del centro della città significa, nei fatti, chiedere che l’organizzazione della sanità pubblica si pieghi a interessi diversi da quelli per cui esiste. E questo, a mio giudizio, è un errore culturale prima ancora che politico. Una città non si difende sacrificando l’efficienza dei servizi essenziali.

L’interesse del cittadino

Una città si difende offrendo ai propri cittadini il miglior servizio possibile e la salute non può diventare la variabile dipendente dell’economia urbana. Chi sostiene il contrario dovrebbe avere il coraggio di dirlo con chiarezza: che un minuto in più per raggiungere un pronto soccorso vale meno di un interesse urbanistico. Io non lo dirò mai. Perché quando è in gioco la salute, l’unico interesse pubblico che merita di prevalere è quello del cittadino. Tutto il resto viene dopo. La politica può discutere di urbanistica, di commercio e di sviluppo. Ma quando decide dove collocare un ospedale, ha un solo dovere: scegliere il luogo che offre la migliore possibilità di salvare una vita. Perché una città può sempre reinventare la propria economia. Una vita persa, invece, non si restituisce a nessuno.

*Avvocato del Foro di Catanzaro

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