Non nasce oggi il progetto che promette di cambiare il volto di Vibo Marina. Nasce venticinque anni fa, nel 2000, quando Francesco Cascasi, imprenditore vibonese, immagina un futuro diverso per un porto che esiste fisicamente ma non economicamente, incastonato nella città e mai davvero messo a sistema. Un’idea che attraversa stagioni politiche diverse, piani urbanistici incompiuti, riforme annunciate e mai attuate.
Un’idea che si scontra con burocrazia stratificata, inerzie amministrative, ritardi autorizzativi cronici, ma che nel tempo non si spegne. Al contrario, si struttura, si rafforza, diventa piano industriale, visione territoriale, scommessa imprenditoriale concreta. Oggi quel progetto non è più un’intuizione. È un intervento turistico-produttivo integrato, già in parte realizzato, già finanziato, già cantierizzato. Un progetto che ha numeri, date, investimenti, opere visibili. “Questo non è un progetto isolato, è un progetto di filiera“, spiega Cascasi in un’apposita conferenza stampa indetta nel cuore della zona industriale di Portosalvo, quartier generale dell’Eurocontrol, l’azienda che dirige e che è ormai un colosso nazionale. “Non esiste un porto turistico senza servizi, senza alberghi, senza manutenzione, senza ristorazione. O crescono tutti o non cresce nessuno”. Una frase che sintetizza una visione industriale prima ancora che turistica. Perché qui non si parla di una singola opera, ma di un ecosistema economico.
Il Marina Resort: il porto come infrastruttura viva
Il cuore del progetto è il Marina Resort di Vibo Marina, uno specchio acqueo attrezzato con 300–320 posti barca, inserito in una visione che tiene insieme diporto nautico, accoglienza, refitting, ospitalità e ristorazione. Nel disegno di Cascasi il porto smette di essere un fondale urbano, una cartolina statica. Diventa infrastruttura viva, capace di generare flussi continui, relazioni economiche, permanenza. Non un luogo di passaggio, ma di sosta. Non un confine, ma una porta. “Chi ormeggia una barca non cerca solo un posto dove legarla”, racconta l’imprenditore. “Cerca sicurezza, assistenza tecnica, qualità, servizi. E se trova tutto questo, resta. E se resta, spende. E se spende, crea economia”.
Il Marina Resort è pensato secondo standard già consolidati nei principali porti turistici europei: pontili galleggianti moderni, servizi avanzati, gestione professionale. Ma c’è di più. Il progetto prevede anche la possibilità di utilizzo turistico delle imbarcazioni come strutture ricettive galleggianti, ampliando l’offerta senza consumare nuovo suolo. Un modello che trasforma il porto in hub turistico e non in semplice parcheggio nautico.
Il porto diventa motore economico, attrattore turistico, leva occupazionale. Non più spazio neutro, ma centro di gravità attorno a cui ruotano servizi, attività, lavoro. Il concetto è semplice quanto rivoluzionario per questo territorio: il turismo nautico non genera ricchezza solo al momento dell’ormeggio, ma prima e dopo. Genera domanda di manutenzione, ristorazione, accoglienza, trasporti, commercio. È un turismo ad alta capacità di spesa, destagionalizzato, fidelizzante. E soprattutto è un turismo che sceglie. E se non trova qualità, va altrove.

Il cantiere nautico: industria pulita, lavoro stabile
Accanto al porto, nasce anche per questo il cantiere nautico. Un investimento da oltre 3,5 milioni di euro, con strutture già realizzate, macchinari acquistati, gru specializzate, carrelloni computerizzati in grado di movimentare imbarcazioni fino a 100 tonnellate. Non un’ipotesi, ma un’infrastruttura già esistente. “La nautica genera una ricchezza immensa”, sottolinea Cascasi. “E Vibo è l’unico porto d’Italia che non ha mai sviluppato davvero questo settore”.
Il cantiere è pensato per il refitting di imbarcazioni fino a 30–35 metri, per il rimessaggio, per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Attività ad alto valore aggiunto, che non vivono di tre mesi estivi ma di dodici mesi l’anno. Qui l’occupazione non è precaria: è specializzata, tecnica, formata. Meccanici navali, elettricisti, falegnami, verniciatori, operatori logistici. Un ecosistema produttivo che, a regime, può generare centinaia di posti di lavoro diretti e indiretti, con ricadute stabili sul territorio.

Due alberghi per dare un senso al turismo
Il turismo senza posti letto è un racconto vuoto. Vibo Marina oggi ne ha pochissimi. Il progetto lo affronta frontalmente con due strutture alberghiere, pensate come parte integrante del sistema porto-nautica-servizi.
Il primo è il Miramare, albergo storico completamente ristrutturato che si affaccia proprio sul mare. La struttura è ultimata, con un investimento complessivo di 2,6 milioni di euro, di cui 1,8 milioni già spesi. Camere, terrazza panoramica, servizi di livello medio-alto, ristorante di qualità in fase di completamento. Il secondo è il nuovo hotel sul Corso Michele Bianchi, frutto di una demolizione totale e ricostruzione. Un progetto ambizioso, con spa, piscina, interrato tecnico, oltre 20 camere, lavori già avviati, investimento complessivo da 3,5 milioni di euro. L’apertura è prevista tra il 2026 e il 2027. “Con 80 camere non si fa turismo”, afferma Cascasi senza giri di parole. “Con una quarantina in più, collegate al porto, sì. È la differenza tra sopravvivere e iniziare a competere”.

La Rada: ristorazione come identità territoriale
Chiude il cerchio La Rada, storico ristorante-lido destinato a una riqualificazione profonda. Non un semplice restyling, ma una riprogettazione pensata per intercettare una clientela più esigente, coerente con il nuovo profilo del porto e degli alberghi. “Non vogliamo imitare nessuno”, spiega l’imprenditore. “Ma è evidente che se vuoi stare sul mercato devi confrontarti con ciò che funziona in Puglia, Toscana, Lazio“. La ristorazione, in questo disegno, non è accessoria. È identità, esperienza, racconto del territorio. La progettazione è conclusa, l’iter autorizzativo in avvio. Anche qui l’investimento è già partito.
I numeri di un’operazione reale
Il progetto complessivo vale 27 milioni di euro. Ad oggi ne sono stati già investiti oltre 6 milioni. Non promesse, ma cantieri. Non annunci, ma opere già visibili. Non rendering, ma macchinari acquistati. Professionisti coinvolti, iter avviati, strutture completate o in fase avanzata. “Non stiamo parlando di intenzioni”, ribadisce Cascasi. “Stiamo parlando di soldi veri, di lavori già fatti, di rischi già assunti“. E soprattutto di una visione che tiene insieme turismo, occupazione, immagine, sviluppo urbano. Una visione che, se realizzata pienamente, cambierebbe la percezione stessa di Vibo Marina, dentro e fuori la Calabria. Da porto marginale a snodo turistico del Tirreno. Da occasione mancata a leva di rinascita economica.

I tempi della verità: quando e come può partire tutto
Il progetto che promette di cambiare il volto di Vibo Marina non vive di ipotesi indefinite. Ha tempi dichiarati, scadenze amministrative, cantieri pronti a partire. Ed è proprio su questo punto che Francesco Cascasi insiste, per dissipare quella confusione che negli ultimi mesi si è stratificata tra annunci, indiscrezioni e ricostruzioni parziali: “La gente mi contatta direttamente per chiedermi quando si parte, se il progetto va avanti, a che punto siamo. Era necessario chiarire”.
Il primo snodo è quello autorizzativo. La conferenza dei servizi già svolta ha liberato gran parte del percorso, ma alcuni enti hanno richiesto integrazioni tecniche. Un passaggio che, secondo Cascasi, non modifica l’impianto complessivo dell’intervento ma ne scandisce i tempi. “Noi ci auguriamo – ed è una previsione realistica – di ottenere tutte le autorizzazioni definitive entro il mese di marzo“, spiega. “A quel punto potremo cantierizzare il porto turistico già ad aprile“. È questo il passaggio decisivo: l’avvio dei lavori nello specchio acqueo del Marina Resort, con l’installazione dei pontili e delle infrastrutture a mare. Un intervento che rappresenta il cuore simbolico e operativo dell’intero progetto.
Parallelamente, altre parti del piano sono già in fase avanzata. Il cantiere nautico è strutturalmente pronto, con investimenti già effettuati per oltre 3,8 milioni di euro. I macchinari sono stati acquistati, le attrezzature principali installate. “Il cantiere partirà contestualmente alla realizzazione del porto turistico“, precisa Cascasi. “Abbiamo già fatto esperienze operative, abbiamo già eseguito lavori di refitting importanti. Siamo pronti”.
Sul fronte ricettivo, il cronoprogramma è altrettanto definito. L’albergo Miramare è strutturalmente completato; restano gli ultimi interventi sugli arredi e sul terrazzo, dove è previsto un ristorante panoramico. Il secondo hotel, sul Corso Michele Bianchi, è già entrato nella fase di cantierizzazione. “Qui i lavori sono partiti. La previsione è di completare la struttura per il 2026 ed essere operativi nel 2027“.
Nel complesso, Cascasi parla di un orizzonte temporale chiaro: “Non stiamo parlando di un progetto che forse partirà ma di un progetto che è già partito, con oltre 6 milioni di euro già investiti, e che ha davanti a sé un percorso definito. Ora la differenza la farà solo una cosa: la possibilità di lavorare senza essere bloccati da scelte che vanno in direzione opposta”. È qui che il racconto del progetto incrocia inevitabilmente quello delle decisioni pubbliche. Perché i tempi dell’impresa non sono infiniti: “Gli investimenti privati hanno bisogno di certezze, non di attese indefinite. Noi abbiamo fatto la nostra parte. Ora serve che il territorio decida che futuro vuole”.




