Le proteste contro il caro carburante nascondono, secondo le associazioni dei consumatori, un uso strumentale della crisi. L’aumento dei prezzi sta mettendo a dura prova lavoratori e famiglie, ma la rabbia popolare rischia di trasformarsi nel palcoscenico di personalismi e ambizioni politiche.
A fare chiarezza sulla natura dei blocchi è il vicepresidente nazionale del Codacons, Francesco Di Lieto: “C’è una differenza abissale tra chi scende in strada spinto dalla disperazione e chi usa la rabbia sociale solo come scenografia per farsi i fatti suoi. Mentre i lavoratori e le famiglie vengono stritolati da una speculazione economica senza freni (arrivando persino ad essere felici per un pieno a 2,50 euro al litro), c’è chi ha i soldi da buttare per comprarsi intere pagine sui giornali, mettere in mostra loghi e recapiti e prepararsi la vetrina per la prossima candidatura”.
Blocchi inefficaci e la rincorsa alle schede elettorali
Le azioni di forza lungo le strade non danneggiano le compagnie petrolifere, ma scaricano i disagi sui soggetti più deboli, trasformando il dramma economico in un veicolo di consenso personale in vista delle prossime scadenze elettorali. Sul punto la posizione del Codacons resta netta:
“I blocchi selvaggi non scalfiscono i colossi del petrolio o le speculazioni finanziarie, finiscono per colpire solo chi si spacca la schiena, i più fragili e le famiglie che stanno già affogando nei debiti. Smascherare questa farsa non significa negare la crisi. Significa impedire che il dramma di chi non arriva a fine mese venga trasformato nella passerella della solita borghesia in cerca d’autore. La sofferenza non è merce da campagna elettorale. Statene certi che tra qualche mese, quando questa messinscena si sarà spenta, ritroveremo i nomi di questi paladini stampati dritti sulle schede elettorali, pronti a incassare la poltrona per cui hanno usato la disperazione di tutti noi”.














