Torna la tensione tra politica e sport: il presidente del Senato Ignazio La Russa e il ct della Nazionale Gennaro Gattuso si trovano nuovamente al centro di un botta e risposta dopo le contestazioni dei tifosi durante la partita contro la Moldavia. La vicenda riapre il dibattito su critiche, fischi e rispetto per il lavoro della squadra azzurra.
La Russa difende i fischi
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha dichiarato ieri a Milano: “Non si può dire “vergogna” a uno spettatore che fischia”. La Russa ha sottolineato che i fischi possono essere uno stimolo, finché non sfociano in violenza, aggiungendo che sostenere la Nazionale è fondamentale, come afferma anche il ct Gennaro Gattuso.
La replica di Gattuso
Oggi Gattuso ha risposto chiarendo il suo punto di vista: “Io rispetto La Russa, ma non so dove si trovasse durante la partita, sicuramente non allo stadio e non l’ha vista in tv”. Il ct ha spiegato che ciò che si è verificato non erano semplici fischi, ma minacce gravi, con spettatori che auguravano la morte ad alcune persone e che si dicevano pronti a recarsi a Coverciano. “Accetto le critiche, ma quello che è successo va oltre i fischi”, ha aggiunto.
Il precedente di giugno
La nuova polemica richiama alla memoria lo scontro dello scorso giugno, quando La Russa aveva espresso dubbi pubblici sulla nomina di Gattuso come ct della Nazionale e aveva contattato il presidente della Figc Gabriele Gravina.




