Un nuovo primato nazionale di cui Vibo Valentia avrebbe fatto volentieri a meno. Secondo i dati del ministero dell’Istruzione e del merito elaborati dal Sole 24 Ore di ieri, il 71,4% delle istituzioni scolastiche della provincia rientra nella cosiddetta fascia A, quella caratterizzata dal più elevato livello di complessità gestionale.
Le fasce di complessità sono tre: A, B e C. Sono stabilite a livello nazionale dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Vengono determinate considerando il numero degli studenti e dei docenti, la presenza contemporanea di più gradi e indirizzi scolastici, la quantità delle sedi affidate alla stessa dirigenza, la loro distribuzione in comuni diversi e l’esistenza di particolari articolazioni, come le sezioni ospedaliere o carcerarie. Incide anche la presenza di studenti stranieri.
Per l’anno scolastico 2026/27 il punteggio e la fascia attribuiti a ogni singola scuola sono stati ufficializzati con il decreto interdipartimentale MIM n. 1378 del 26 giugno 2026. Il calcolo delle fasce utilizza i dati dell’organico e quelli presenti nel sistema informativo ministeriale, anche sulla base delle informazioni validate dalle scuole. Il Ministero applica quindi criteri uniformi nazionali e colloca automaticamente ciascuna istituzione in fascia A, B o C in base al punteggio ottenuto. Gli Uffici scolastici regionali recepiscono poi questa classificazione per gli incarichi dirigenziali e per la relativa retribuzione di posizione.
In linea generale, quanto maggiore è il numero delle sedi e dei plessi affidati a un’unica dirigenza, soprattutto se distribuiti in comuni diversi, tanto più tende a crescere la fascia di complessità.
E in questo calcolo, Vibo Valentia è la percentuale più alta d’Italia. Precede Pavia, ferma al 69,2%, Imperia al 60%, Mantova al 58,3% e Cremona al 56,1%.
Il dato vibonese è quasi tre volte superiore alla media nazionale, che si colloca intorno al 27%, ed è nettamente più elevato rispetto a quello delle altre province calabresi: Reggio Calabria raggiunge il 43,2%, Catanzaro il 38,8%, Crotone il 37,9% e Cosenza il 35,8 per cento.
Il primato di Vibo Valentia segnala, dunque, che quasi tre istituzioni scolastiche su quattro presentano condizioni organizzative particolarmente impegnative. Dietro la freddezza della percentuale si trova una realtà fatta di autonomie accorpate, plessi numerosi e sedi spesso lontane tra loro, collocate in un territorio provinciale frammentato, con collegamenti non sempre agevoli tra la costa, il capoluogo e le aree interne.
Meno autonomie, più sedi per ogni dirigente
Il fenomeno vibonese si inserisce in una trasformazione che riguarda l’intero sistema scolastico italiano. Dal 2015, spiega il Sole 24 Ore, le posizioni dirigenziali sono diminuite del 13%, passando a 7.391 nell’anno scolastico 2026/27. Nello stesso periodo le sedi scolastiche statali si sono ridotte soltanto del 3,8%, da 41.284 a 39.713.
La riduzione delle dirigenze è stata quindi molto più rapida di quella delle scuole fisicamente presenti sul territorio. Il risultato è che ciascun dirigente deve coordinare un numero crescente di plessi: la media nazionale è passata dalle 4,9 sedi del 2015 alle 5,4 previste per il 2026/27, con un incremento del 10,7 per cento.
L’accelerazione maggiore si è registrata nel 2024, con l’entrata in vigore dei nuovi criteri di dimensionamento collegati al Pnrr. In un solo anno sono state soppresse oltre 400 autonomie scolastiche. Gli edifici, i plessi e le comunità scolastiche, tuttavia, non sono scomparsi: sono stati aggregati sotto un’unica amministrazione e affidati allo stesso dirigente.
Il dato del 71,4% non dimostra, da solo, che nella provincia di Vibo Valentia manchino dirigenti rispetto ai parametri stabiliti dal ministero. Dimostra però che la grande maggioranza degli incarichi dirigenziali vibonesi si svolge nelle condizioni considerate più difficili dallo stesso sistema nazionale di valutazione.
Le distanze diventano un problema didattico
Ma quando le sedi di un’unica istituzione scolastica sono distribuite in comuni differenti e distano anche decine di chilometri, è chiaramente difficile, per un dirigente, assicurare una presenza effettiva in più comunità, coordinare collegi docenti articolati, rapportarsi con amministrazioni comunali diverse, controllare edifici con caratteristiche e criticità differenti e organizzare servizi, trasporti, sicurezza e attività didattiche in contesti non omogenei.
Diventa più difficile anche adattare le attività extracurriculari alle esigenze di ciascun plesso. Ciò riguarda soprattutto i progetti contro l’abbandono scolastico, il disagio giovanile e la povertà educativa, che non possono essere applicati in modo uniforme, ma devono tenere conto delle risorse e dei bisogni specifici delle singole comunità.
In un territorio come quello vibonese, nel quale le condizioni sociali, economiche e infrastrutturali cambiano sensibilmente da un comune all’altro, una dirigenza troppo estesa rischia di indebolire proprio quella capacità di intervento mirato che sarebbe maggiormente necessaria.
Gli effetti ricadono anche sui docenti e sugli studenti. La diminuzione della popolazione scolastica determina con sempre maggiore frequenza la soppressione delle classi. Da un anno all’altro gli insegnanti possono essere dichiarati soprannumerari o trasferiti in sedi situate a molti chilometri di distanza, con conseguenze sulla continuità didattica e sulla stabilità delle relazioni costruite con gli alunni e le famiglie.
Il primato nazionale di Vibo Valentia dovrebbe indurre il ministero, l’Ufficio scolastico regionale, la Regione e gli enti locali ad avviare una verifica specifica. Occorre valutare non soltanto il numero degli studenti, ma anche l’estensione territoriale delle autonomie, i tempi effettivi di collegamento tra le sedi, la qualità dei trasporti e le condizioni socioeconomiche dei comuni interessati.
Non si tratta necessariamente di ripristinare ogni autonomia soppressa, ma di accompagnare gli accorpamenti con strumenti adeguati: organici amministrativi sufficienti, direttori dei servizi generali e amministrativi stabili, figure di collaborazione e coordinamento, risorse per gli spostamenti, reti territoriali efficienti e una programmazione pluriennale degli interventi contro la dispersione.
Dunque, Vibo Valentia rappresenta oggi l’epicentro delle contraddizioni del dimensionamento scolastico italiano. Se oltre sette istituzioni su dieci sono considerate ad alta complessità, non siamo davanti a una serie di situazioni eccezionali, ma a una condizione strutturale dell’intero sistema scolastico provinciale.
E una condizione strutturale non può essere lasciata alla capacità, per quanto elevata, dei singoli dirigenti di affrontare quotidianamente l’emergenza. Richiede una risposta istituzionale diversa dal mero calcolo aritmetico, perché la scuola è un presidio essenziale per la tenuta sociale e per il futuro di un territorio.












