2 Settembre 2026
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Scuole-forno, il rinvio divide ma sulle aule manca la fotografia reale: in Calabria rientro fissato al 15 settembre

I sindacati chiedono di posticipare le lezioni ma non esiste una temperatura che faccia scattare automaticamente la chiusura e il nuovo fondo da 20 milioni non climatizzerà gli istituti in pochi giorni

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La data, per ora, non cambia: martedì 15 settembre gli studenti calabresi dovranno tornare in classe. Non esiste alcun provvedimento regionale di rinvio, né un automatismo capace di spostare la prima campanella in presenza di temperature esterne particolarmente elevate.

Esiste, però, un problema che non può più essere liquidato come una polemica stagionale. Migliaia di ragazzi, insegnanti e collaboratori scolastici potrebbero trascorrere cinque o sei ore dentro edifici costruiti decenni fa, spesso privi di climatizzazione e con aule esposte al sole. E mentre i sindacati chiedono di non aprire gli istituti nei quali non sia possibile garantire condizioni accettabili, manca ancora una ricognizione pubblica e aggiornata della situazione nelle scuole calabresi. Quante aule sono climatizzate? Quante raggiungono temperature incompatibili con una permanenza prolungata? Quali edifici possono essere adeguati prima del 15 settembre? E chi dovrebbe stabilire se un istituto sia realmente sicuro? È qui che il dibattito sul rinvio incontra la realtà. E mostra tutti i suoi vuoti.

Il calendario non è cambiato: si torna in classe il 15 settembre

Il calendario approvato dalla Regione Calabria stabilisce l’inizio delle lezioni il 15 settembre 2026 e la conclusione l’8 giugno 2027. Per le scuole dell’infanzia le attività proseguiranno fino al 30 giugno. Sono previste 206 giornate di lezione, sei in più rispetto al minimo nazionale di 200. Questo margine, tuttavia, non significa che sia possibile spostare automaticamente l’apertura senza riorganizzare l’intero anno. Un rinvio al primo ottobre, come proposto da tempo dall’Anief, cancellerebbe circa dodici giorni di lezione. La differenza non potrebbe essere interamente assorbita dai sei giorni aggiuntivi già contenuti nel calendario: bisognerebbe intervenire sulle vacanze, sui ponti oppure sulla data conclusiva.

Le singole istituzioni scolastiche possono apportare adattamenti motivati, deliberati dagli organi collegiali, ma devono rispettare il monte ore annuale e comunicarli alle famiglie, agli enti locali e all’Ufficio scolastico regionale. Un rinvio generalizzato richiederebbe invece una scelta coordinata della Regione Calabria. Al 2 settembre, questa decisione non è stata assunta.

Cosa dice davvero il decreto sulla sicurezza

La segretaria generale della Flc Cgil Gianna Fracassi ha posto una condizione netta: “Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81, non inizino le lezioni”. Il riferimento è al decreto legislativo 81 del 2008, il testo fondamentale sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La norma stabilisce che la temperatura degli ambienti debba essere adeguata all’organismo umano e impone di considerare anche umidità, movimento dell’aria, esposizione al sole e attività svolta. C’è però un particolare decisivo: la legge non indica una temperatura massima precisa oltre la quale una scuola debba essere chiusa. Non esiste, insomma, la regola automatica dei 30, 32 o 35 gradi.

Come chiarito anche dagli organismi sanitari competenti in materia di prevenzione, l’adeguatezza del microclima deve essere valutata concretamente. Contano la temperatura effettivamente registrata dentro l’aula, l’umidità, la ventilazione, il numero di persone presenti e la durata dell’esposizione. Questo significa che per stabilire se una scuola sia vivibile non basta guardare le previsioni meteorologiche della città. Bisogna entrare nelle aule e misurare le condizioni reali, possibilmente nelle ore più calde. Il personale scolastico è già impegnato nelle attività che precedono l’avvio delle lezioni. Le verifiche potrebbero quindi cominciare subito, edificio per edificio, coinvolgendo dirigenti, responsabili della sicurezza, rappresentanti dei lavoratori ed enti proprietari.

Oltre nove edifici su dieci senza condizionatori

I numeri nazionali spiegano perché l’allarme non possa essere sottovalutato. Secondo un’elaborazione di Tuttoscuola sui dati del ministero, ripresa dall’Ansa, nell’anno scolastico 2024-2025 soltanto 2.835 edifici su 39.351 disponevano di impianti di condizionamento. La percentuale si ferma al 7,2%. In altre parole, oltre il 92% degli edifici scolastici italiani risulterebbe privo di climatizzazione. Applicando proporzionalmente il dato al numero delle aule, si può stimare che soltanto una classe su quattordici disponga di un sistema di raffrescamento. È una proiezione, non una rilevazione diretta, ma restituisce le dimensioni del problema.

Per la Calabria, però, non risulta pubblicata una mappa aggiornata capace di indicare quanti edifici e quante aule siano effettivamente climatizzati. Mancano dati pubblici divisi per provincia, Comune e singolo plesso. E senza questa fotografia si rischia di discutere di un rinvio regionale al buio, trattando allo stesso modo una scuola moderna e ventilata e un edificio esposto al sole, con finestre inadeguate e trenta persone stipate nella stessa stanza.

I 20 milioni di Valditara: poco più di 500 euro a edificio

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato un fondo nazionale da 20 milioni di euro per l’acquisto di apparecchi e dispositivi di raffrescamento. “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni destinato alle istituzioni scolastiche”, ha spiegato il ministro, annunciando anche un piano più ampio per l’efficientamento energetico degli edifici.

La somma rappresenta un primo intervento, ma i numeri aiutano a comprenderne la portata. Se i 20 milioni fossero distribuiti uniformemente sui 39.351 edifici censiti, equivarrebbero a circa 508 euro per ogni struttura scolastica. Un calcolo puramente teorico, perché le risorse saranno presumibilmente assegnate secondo criteri e fabbisogni specifici, ma sufficiente a dimostrare che non si tratta di un piano capace di climatizzare tutte le scuole italiane.

Restano inoltre da conoscere la quota destinata alla Calabria, i criteri di ripartizione e i tempi di erogazione. Un condizionatore non è soltanto un apparecchio da acquistare: occorre verificare la potenza degli impianti elettrici, sostenere i costi di installazione e manutenzione e intervenire sugli edifici più vecchi. Difficile pensare che un annuncio arrivato a due settimane dall’apertura possa trasformare radicalmente le condizioni delle aule entro il 15 settembre.

Comuni e Province chiamati a fare la loro parte

Valditara ha richiamato anche le responsabilità degli enti locali. La gestione degli edifici scolastici, infatti, è divisa tra Comuni, Province e Città metropolitane, a seconda dell’ordine e del grado degli istituti. Il ministero può assegnare risorse alle scuole per acquistare dispositivi, ma gli interventi strutturali sugli immobili e sugli impianti coinvolgono gli enti proprietari. Ed è proprio qui che il sistema rischia di bloccarsi: molti Comuni e Province denunciano da anni la mancanza di fondi sufficienti persino per la manutenzione ordinaria.

Installare climatizzatori senza intervenire su infissi, isolamento termico, schermature solari e impianti elettrici potrebbe produrre risultati limitati e costi energetici molto elevati. La vera sfida non è acquistare qualche apparecchio portatile, ma adattare un patrimonio edilizio progettato quando le ondate di calore di settembre erano meno frequenti e meno intense.

Celebre: “La sicurezza viene prima del calendario”

In Calabria la questione era stata sollevata dal segretario generale della Fillea Cgil, Simone Celebre, che ha chiesto alla Regione e agli enti proprietari di avviare una stagione di interventi strutturali. “Non può essere il calendario scolastico a venire prima della sicurezza delle persone”, ha affermato Celebre, invitando a valutare il rinvio qualora il caldo rendesse incompatibile la permanenza nelle aule.

La posizione non è condivisa da tutto il mondo sindacale. Il coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, Vito Carlo Castellana, considera lo slittamento “l’ennesima beffa”, perché comporterebbe un’ulteriore compressione del diritto allo studio senza risolvere il problema degli edifici.

L’Anief, guidata da Marcello Pacifico, propone invece da tempo di riaprire le scuole il primo ottobre. “Occorre climatizzare le scuole: fare didattica non è come stare al parco giochi”, sostiene il presidente del sindacato. Due visioni opposte che partono, però, dalla stessa constatazione: il patrimonio scolastico non è stato adeguato al cambiamento delle condizioni climatiche.

Rinviare tutto o chiudere soltanto le scuole a rischio?

Un rinvio generalizzato avrebbe il vantaggio di offrire una risposta immediata, ma rischierebbe di essere troppo rigido. La Calabria presenta condizioni molto diverse tra le zone costiere, le aree urbane, i centri interni e i comuni montani. Anche nello stesso territorio possono esserci edifici nuovi e plessi vecchi di cinquant’anni. La soluzione più razionale sarebbe arrivare al 15 settembre con una verifica tecnica di ogni struttura, rendendo pubbliche le temperature interne registrate e individuando gli istituti nei quali servono interventi urgenti. Dove le condizioni risultassero incompatibili con la sicurezza, potrebbero essere valutati rinvii mirati, riduzioni temporanee dell’orario o trasferimenti in locali più adeguati. Se invece il problema assumesse dimensioni diffuse, toccherebbe alla Regione riconsiderare il calendario complessivo. Ma una scelta fondata sui dati presuppone che i dati esistano.

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