Ci sono date che in Calabria non appartengono soltanto al calendario. Il 2 settembre è una di queste. È il giorno della Madonna della Montagna di Polsi, il giorno del pellegrinaggio, delle preghiere tramandate in famiglia, dei canti che attraversano l’Aspromonte e di quel grido capace di unire generazioni diverse: “Viva Maria”. Quest’anno la festa ha nuovamente un volto differente. Per il secondo anno consecutivo, infatti, le celebrazioni non si svolgono nel Santuario incastonato tra le montagne di San Luca, ma nella parrocchia di Santa Maria della Pietà, nel centro abitato.
Perché la festa non si svolge nel Santuario di Polsi
Il trasferimento delle celebrazioni è legato ai lavori di consolidamento e messa in sicurezza della strada Cano-Polsi, unico collegamento per raggiungere il Santuario. Come comunicato dalla Commissione straordinaria del Comune di San Luca, lungo il tracciato sono presenti mezzi pesanti e macchinari impegnati nel cantiere. Per ragioni di sicurezza, quindi, non è consentito il passaggio né ai veicoli né ai pedoni. La festa si tiene così nella parrocchia di Santa Maria della Pietà. Una scelta obbligata che interrompe temporaneamente il cammino verso il Santuario, ma non la devozione di un popolo.
Una storia che attraversa i secoli
La tradizione della Madonna di Polsi affonda le sue radici nel Medioevo. Secondo il racconto popolare più conosciuto, nell’XI secolo un pastore di nome Italiano stava cercando una giumenta smarrita nella zona di Nardello. L’animale, scavando nel terreno, avrebbe fatto emergere una croce di ferro di origine greca. Al pastore sarebbe poi apparsa la Vergine con il Bambino, chiedendo che in quel luogo venisse costruita una chiesa. Da quel racconto nacque una devozione destinata a superare i confini di San Luca e della Locride. Il Santuario, situato a 862 metri di altitudine nella valle del Bonamico, è diventato nei secoli una delle mete più importanti della religiosità popolare calabrese.
Il pellegrinaggio si ferma, la fede continua
Per molti fedeli arrivare a Polsi non significa semplicemente assistere a una funzione religiosa. Significa affrontare un viaggio, spesso iniziato durante la notte, camminare lungo le strade dell’Aspromonte e ritrovare gesti imparati da bambini. Quest’anno quel cammino non può raggiungere il Santuario. Ma la festa non scompare: scende dalla montagna e incontra la comunità di San Luca. Nella parrocchia di Santa Maria della Pietà tornano le preghiere, i canti e l’abbraccio dei fedeli. Cambia il luogo, non il significato. Perché Polsi non è soltanto una destinazione geografica: è una memoria collettiva che appartiene a migliaia di calabresi, anche a quelli che vivono lontano.
San Luca abbraccia la sua Madonna
Il Santuario rimane temporaneamente irraggiungibile, protetto dal silenzio delle montagne e dai lavori necessari a rendere più sicura la strada. A San Luca, intanto, la festa continua. Il 2 settembre la Madonna della Montagna torna simbolicamente tra la sua gente. E ancora una volta, dalle voci dei fedeli si alza il grido che da secoli attraversa l’Aspromonte: “Viva Maria, viva la Madonna di Polsi”.












