Il paradosso sta tutto qui: i medici cubani continuano a lavorare negli ospedali calabresi e le Aziende sanitarie continuano a corrispondere i compensi previsti. A essersi inceppato sarebbe, invece, il meccanismo attraverso il quale una parte di quelle somme viene trasferita alla Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, la società interamente controllata dallo Stato cubano che gestisce le missioni sanitarie all’estero.
Il conto italiano utilizzato dalla Csmc risulterebbe inibito alle operazioni dalla fine di luglio. Alcuni bonifici sarebbero stati respinti, mentre il denaro già versato sarebbe rimasto congelato. Ai professionisti sarebbe stato indicato di lasciare sui propri conti le somme destinate al trasferimento, in attesa di nuove istruzioni. Non è dunque, almeno per il momento, un blocco degli stipendi. È il blocco di un flusso finanziario verso Cuba. Una distinzione fondamentale per comprendere una vicenda nella quale si intrecciano sanità, contratti di lavoro, diplomazia e sanzioni internazionali.
Il conto bloccato e ciò che ancora non si sa
La notizia è stata riferita dall’Ansa sulla base di sei fonti citate da Diario de Cuba, tra le quali due componenti della missione sanitaria presente in Calabria. Il conto sarebbe stato aperto presso Bper Banca, ma finora non risulta una comunicazione pubblica dell’istituto che chiarisca natura, origine e durata dello stop. Non è stato spiegato se si tratti di un provvedimento formalmente imposto da un’autorità, di una misura adottata dalla banca per ragioni di conformità alle sanzioni internazionali o di una sospensione cautelativa. Non è neppure noto quale sia l’ammontare complessivo delle somme eventualmente rimaste indisponibili. Il dato certo è un altro: il 23 luglio 2026 l’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro americano ha inserito ufficialmente la Csmc tra le entità sanzionate. Il blocco delle operazioni bancarie sarebbe cominciato proprio alla fine dello stesso mese. La successione temporale è evidente. Il rapporto diretto di causa ed effetto, tuttavia, non è stato ufficialmente confermato. È un’ombra pesante, non ancora una prova.
Il nodo dei 4.700 euro: cosa prevedevano gli accordi
Per capire dove si sia inceppato il sistema bisogna tornare al 17 agosto 2022, quando la struttura commissariale della sanità calabrese approvò l’Accordo quadro con la società cubana. Nel decreto commissariale numero 87 la Regione certificava una carenza teorica di 2.407 medici nelle principali discipline ospedaliere. Concorsi deserti, blocco del turnover e difficoltà nel reclutamento avevano reso necessario un intervento straordinario. In quella prima cornice il costo dei servizi e la somma da riconoscere alla Csmc venivano indicati come ancora da definire, perché legati al numero dei professionisti da reclutare. Furono i successivi accordi attuativi a fissare il valore di riferimento in 4.700 euro mensili per ciascun medico.
L’architettura economica originaria prevedeva 1.200 euro direttamente al professionista, qualificati come somma destinata al mantenimento e al rimborso forfettario delle spese, e i restanti 3.500 euro alla Csmc. A questi importi si aggiungevano gli eventuali straordinari e altri costi logistici. Il sistema si è poi sviluppato attraverso contratti individuali tra i medici e le Aziende sanitarie calabresi. Secondo le più recenti ricostruzioni, le retribuzioni vengono accreditate su conti italiani intestati ai professionisti, che trasferiscono successivamente una quota alla missione cubana.
Fino al 72% destinato alla Csmc
Secondo l’inchiesta ripresa dall’Ansa, ai medici resterebbero fino a 1.200 euro sul compenso base di 4.700, mentre sugli straordinari la quota percepita direttamente sarebbe pari al 28,5%. Nel complesso, alla società cubana sarebbe destinata una percentuale variabile tra il 54 e il 72% degli introiti. Rimane da chiarire anche la natura giuridica dei versamenti: si tratta di un obbligo derivante dagli accordi con la società cubana, di una delegazione di pagamento, di un corrispettivo per i servizi di selezione e distacco oppure, come sostenuto da alcuni medici, di un contributo trasferito volontariamente al sistema sanitario che li ha formati?
L’interrogazione di De Cicco: “La Regione ricostruisca il percorso del denaro”
Su questo terreno interviene il consigliere regionale Francesco De Cicco, esponente dei Democratici Progressisti Meridionalisti, che ha depositato l’interrogazione numero 175 del 31 agosto. L’atto chiede alla Giunta se fosse a conoscenza delle condizioni retributive effettive applicate ai sanitari cubani e quali iniziative intenda assumere qualora venisse confermata la sproporzione tra le somme sostenute dalle Asp e quelle rimaste nella disponibilità dei professionisti. De Cicco richiama il rischio che il meccanismo possa configurare una forma di intermediazione dell’attività lavorativa capace di incidere sulla dignità e sull’equità del trattamento economico. È, allo stato, una valutazione politica contenuta in un atto ispettivo, non l’accertamento di un illecito. Ma le domande poste sono difficilmente eludibili: chi è giuridicamente titolare dei 3.500 euro? A quale servizio corrispondono? Il trasferimento è obbligatorio? Quali controlli esercitano le Aziende sanitarie? Il consigliere chiede anche se la Regione intenda prorogare o rinnovare il rapporto con la Csmc qualora le criticità denunciate dovessero essere confermate.
I contratti diretti e i medici usciti dalla missione
Il problema si complica ulteriormente perché non tutti i professionisti arrivati da Cuba si troverebbero oggi nella stessa posizione. Un’altra interrogazione presentata in Consiglio regionale ha segnalato l’esistenza di sanitari che avrebbero dichiarato di non avere più rapporti con la Csmc o con la missione, pur continuando a lavorare nel servizio sanitario calabrese attraverso contratti diretti. La Regione dovrà quindi distinguere almeno tre categorie: i medici ancora inseriti pienamente nella missione, quelli usciti dal circuito cubano ma rimasti negli ospedali calabresi e gli eventuali nuovi professionisti reclutati autonomamente. Senza questa fotografia, anche il calcolo delle somme destinate alla Csmc rischia di restare incompleto.
Le pressioni americane e il piano alternativo della Regione
La crisi bancaria arriva dopo mesi di tensioni diplomatiche. L’amministrazione statunitense considera le missioni mediche cubane uno strumento di finanziamento del governo dell’Avana e contesta le quote trattenute sui compensi dei professionisti. Cuba e la Regione Calabria respingono invece l’accusa di sfruttamento. Roberto Occhiuto ha ribadito che i medici cubani restano necessari per mantenere aperti ospedali e Pronto soccorso, ma ha contemporaneamente avviato un percorso alternativo per reclutare professionisti provenienti da altri Paesi.
La manifestazione d’interesse regionale ha raccolto 257 candidature, delle quali 168 giudicate idonee. Soltanto 118, però, possiedono una specializzazione compresa tra quelle richieste. Altri 50 professionisti risultano già inseriti negli elenchi regionali, 17 hanno la valutazione sospesa e 22 sono ancora in formazione specialistica. Numeri importanti, ma non ancora sufficienti a dimostrare che la Calabria possa sostituire rapidamente gli oltre 200 medici cubani attualmente operativi.












