Il decreto è stato pubblicato e la macchina elettorale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro è ufficialmente partita. Come anticipato da Calabria7, l’Ateneo si prepara a rinnovare la componente elettiva del Senato Accademico per il triennio 2026-2029. Dieci rappresentanti tra direttori di Dipartimento, professori ordinari e associati, ricercatori e personale tecnico-amministrativo. Il nuovo mandato decorrerà dal prossimo 22 ottobre. Ma dietro la formalità delle procedure elettorali si muove già la politica universitaria. Sulla base di quanto filtra dagli ambienti dell’Ateneo e secondo osservatori che da anni ne seguono le dinamiche, la partita potrebbe essere molto meno aperta di quanto appaia sulla carta.
Il nodo del ricambio
Il tema che torna nelle conversazioni interne è quello del ricambio della classe dirigente universitaria. Alla Magna Graecia, gli equilibri si sarebbero storicamente costruiti attraverso una sostanziale continuità di gruppi, figure e riferimenti che nel corso degli anni, si sono alternati nei diversi organismi e nelle posizioni di maggiore influenza. Una dinamica certamente non esclusiva dell’Ateneo catanzarese, ma che oggi assume un peso particolare perché la Magna Graecia si trova davanti a un passaggio che potrebbe determinare buona parte del suo futuro. C’è chi parla di una successione preparata da tempo, con equilibri e posizionamenti che avrebbero cominciato a definirsi ben prima dell’apertura formale della stagione elettorale. Addirittura c’è chi ipotizza una linea di successione, con i nomi dei futuri tre rettori già ben definiti. Si tratta, è bene precisarlo di indiscrezioni interne e non di elementi formalizzati. Ma il dato politico resta e cioè capire se il rinnovo degli organi porterà realmente energie e sensibilità nuove oppure finirà per riproporre, con configurazioni differenti, assetti già noti e conosciuti.
Le candidature e il peso di Giurisprudenza
Intanto cominciano a circolare i primi rumor sulle candidature. I nomi non sono ancora tutti formalizzati e sarebbe prematuro trasformare indiscrezioni in certezze, ma le interlocuzioni sarebbero già intense. Particolare attenzione viene riservata all’area giuridica. Secondo quanto trapela dall’interno dell’Ateneo, Giurisprudenza punterebbe a giocare una partita di primo piano nella costruzione della nuova governance, cercando di esprimere più figure nelle posizioni che contano. Un elemento interessante anche alla luce di una delle contraddizioni sulle quali la futura governance dovrà inevitabilmente interrogarsi ed in particolare il rapporto tra consistenza delle strutture accademiche, numero dei docenti e capacità dei singoli corsi di attrarre studenti. Proprio l’area giuridica deve confrontarsi da tempo con numeri delle immatricolazioni molto contenuti rispetto alla consistenza del corpo docente. Un problema che non può essere letto soltanto in termini contabili, ma che pone una questione più generale sulla capacità dell’Ateneo di ripensare la propria offerta formativa e intercettare una domanda universitaria profondamente cambiata.
Il dossier Dulbecco
Poi c’è il capitolo probabilmente più delicato: l’Azienda ospedaliero-universitaria Renato Dulbecco. Calabria7 se ne è occupata ripetutamente raccontando le difficoltà di un’integrazione tra componente ospedaliera e universitaria che continua a rappresentare uno dei passaggi decisivi per il futuro della sanità e della formazione medica catanzarese. Il prossimo Senato Accademico non potrà considerare ciò che accade alla Dulbecco come una vicenda esterna all’Università. I rapporti tra Ateneo e Azienda, il ruolo dei docenti universitari nell’assistenza, le strutture a direzione universitaria, le esigenze della didattica e delle Scuole di specializzazione e, più complessivamente, la costruzione di un vero policlinico universitario rappresentano questioni destinate a pesare sulla prossima stagione accademica.
La sfida degli studenti
C’è poi una questione ancora più grande: l’attrattività della Magna Graecia. La concorrenza universitaria regionale è profondamente cambiata. Nuovi corsi di laurea, nuove offerte formative e il rafforzamento degli altri Atenei calabresi impongono a Catanzaro di uscire da qualsiasi logica di rendita di posizione. Non basterà amministrare ciò che esiste. Bisognerà capire quali corsi rafforzare, quali ripensare, dove investire e soprattutto come tornare ad attrarre studenti in un territorio caratterizzato da una grave crisi demografica e da una crescente mobilità universitaria. Per alcuni corsi la questione delle iscrizioni è ormai diventata strutturale e pone inevitabilmente il problema della sostenibilità e della capacità attrattiva dell’offerta formativa. Allo stesso tempo, l’apertura di nuovi percorsi può rappresentare una grande opportunità, purché inserita in una strategia complessiva e non ridotta alla semplice moltiplicazione delle denominazioni dei corsi.
Una partita che vale più di dieci seggi
Ecco perché quella appena iniziata non è semplicemente un’elezione per assegnare dieci posti in Senato. La domanda è quale Università si vuole costruire per i prossimi anni. Un Ateneo capace di aprire una stagione di reale rinnovamento oppure un sistema destinato a riprodurre equilibri, gruppi e protagonisti già visti? Nei prossimi giorni con la formalizzazione delle candidature, aiuteranno a capirlo. E sarà interessante verificare se le indiscrezioni che già attraversano i corridoi della Magna Graecia troveranno conferma nelle liste e successivamente nelle urne.












