A quasi un anno di distanza da una delle pagine più drammatiche della cronaca estiva calabrese, il chiosco ambulante coinvolto nella vicenda del botulino si appresta a riaccendere i fornelli. Era l’agosto del 2025 quando il consumo di panini farciti con broccoletti sott’olio acquistati a Diamante provocò un’epidemia di botulismo che portò alla morte di due persone, il cinquantaduenne Luigi Di Sarno e la quarantacinquenne Tamara D’Acunto, oltre al ricovero d’urgenza di oltre venti persone presso l’ospedale Annunziata di Cosenza. Questa mattina i legali del titolare dell’attività, gli avvocati Natalia Branda e Francesco Liserre, hanno comunicato la ripresa del servizio a partire da venerdì 31 luglio, sul consueto tratto di viale Glauco.
Un nuovo furgone e il cambio di menu
La ripartenza commerciale avverrà attraverso una netta discontinuità logistica e gastronomica. Il precedente furgone di colore rosso, sottoposto a sequestro giudiziario all’epoca dei fatti e divenuto teatro di curiosità morbose nei giorni successivi al dramma, rimane tuttora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Giuseppe Santonocito opererà a bordo di un nuovo veicolo di colore bianco. La proposta culinaria è stata completamente rivista: l’esercente ha eliminato in via definitiva tutti i prodotti conservati sott’olio, virando su una linea essenziale basata esclusivamente su ingredienti freschi a rapido consumo e non soggetti a lunga conservazione, quali pomodori, provola e patatine.
Gli accertamenti della Procura di Paola
Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Paola proseguono per chiarire l’esatta catena delle responsabilità. Il focus degli accertamenti giudiziari riguarda il lotto di broccoletti sott’olio prodotto da un’azienda campana, ritenuto il veicolo del clostridium botulinum. Gli inquirenti dovranno stabilire se la tossina si sia sviluppata durante il ciclo di produzione industriale oppure a causa di un’errata conservazione successiva, fermo restando che i primi riscontri condotti nello stabilimento campano indirizzarono gli accertamenti verso la prima ipotesi. All’imprenditore ambulante non è mai stata revocata la licenza amministrativa, poiché i controlli igienico-sanitari eseguiti sul mezzo non avevano evidenziato irregolarità o carenze strutturali. La decisione di sospendere l’attività per circa dodici mesi è stata motivata dalla difesa come una scelta di rispetto verso le vittime e le persone colpite dall’intossicazione.











