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18 Febbraio 2026
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Cosenza, l’orgoglio di Buscè: “Sconfitta di Giugliano? È stata la nostra medicina”

Il tecnico rossoblù spiega la metamorfosi morale dei suoi: umiltà, scommesse difensive vinte e il primato del collettivo sull'ego dei singoli. Una vittoria nata dal coraggio di lanciare i giovani e dalla solidità ritrovata.

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“A volte le brutte sconfitte servono per trovare la strada nei momenti di difficoltà”. Con questa sentenza, il tecnico del Cosenza, Buscè, ha suggellato il pesante 3-0 inflitto all’Audace Cerignola tra le mura del “Marulla”. Una vittoria che non è soltanto un dato statistico, ma il manifesto di una crescita mentale profonda. Dopo il crollo di Giugliano, i rossoblù hanno risposto con una prova di forza contro una delle formazioni più in forma del torneo, capace di impensierire corazzate come Salernitana e Catania.

Metamorfosi morale e resilienza

La rinascita del Cosenza poggia su basi etiche prima ancora che tattiche. Buscè rivendica con orgoglio il cambio di passo: “Dopo la brutta sconfitta di Giugliano questi ragazzi hanno tirato fuori orgoglio, dignità e umiltà”. Per l’allenatore, la solidità difensiva rappresenta ormai il dogma imprescindibile, partendo dal presupposto che la qualità offensiva della rosa garantisca sempre almeno una nitida occasione da rete a partita.

Il fattore giovani e le scommesse tattiche

Il successo contro i pugliesi porta la firma delle scelte coraggiose del tecnico, che ha lanciato una coppia centrale inedita: il debuttante Pintus e Andrea Moretti. Proprio quest’ultimo ha sbloccato la gara con un guizzo da centravanti puro. Sulla fascia, la scommessa Alessandro Cannavò nel ruolo di terzino ha dato i frutti sperati: “Non è un terzino nato – ammette Buscè – ma si sta mettendo in discussione ad alti livelli”. L’esperienza di Luca Garritano ha poi blindato il risultato, finalizzando un’azione corale che premia la visione tattica della panchina.

Gestione del gruppo e margini di crescita

Nonostante il punteggio largo, la partita ha vissuto momenti di tensione. Buscè non ha ignorato i limiti della serata, citando il contropiede sciupato da Nicola Florenzi come monito per una gestione delle ripartenze ancora da perfezionare. Il tecnico ha però blindato lo spogliatoio con un messaggio chiarissimo sull’atteggiamento dei subentrati, elogiando Emmausso: “Bisogna essere arrabbiati se non si gioca, ma sempre al servizio della squadra. Qui non c’è io, c’è noi”. Le prestazioni di spessore di Langella in interdizione e il lavoro di sacrificio di Beretta confermano che il Cosenza ha ritrovato il suo spirito di squadra, fondamentale per navigare nelle zone nobili della classifica.

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