La sconfitta contro il Monopoli è un risultato negativo molto amaro, una battuta d’arresto che lascia ferite profonde. Il Cosenza, soprattutto a inizio ripresa, aveva dato la netta sensazione di avere la partita in mano: pressione alta, intensità, occasioni in serie e un Monopoli costretto sulla difensiva.
Proprio nel momento in cui i rossoblù stavano girando al massimo, è arrivata però la svolta che ha cambiato volto al match. Le sostituzioni operate da Buscè, tutte insieme e in una fase di dominio territoriale, hanno finito per rompere gli equilibri di una squadra che sembrava ormai prossima al vantaggio. Se tanti meriti abbiamo dato al mister di Gragnano, forse quello di ieri è stato il primo vero inciampo della sua stagione in panchina.
Cambi che spengono il ritmo
L’ingresso contemporaneo di Emmausso, Ciotti e Achour ha tolto riferimenti, geometrie e fluidità. Non una questione di valore dei singoli, ma di tempistica. In una gara che chiedeva continuità, coraggio e aggressività, il Cosenza si è improvvisamente abbassato, perdendo intensità e lucidità.
Lo dimostra l’incisività dei nuovi entrati. Emmausso è apparso timido e fuori contesto rispetto al gruppo: il suo arrivo, praticamente a ridosso della partita, non gli ha ancora consentito di entrare nei meccanismi della squadra, e questo si è visto. Ciotti, dei tre, è sembrato il più in gamba; anche lui arrivato da poco, probabilmente beneficia della conoscenza del mister, con cui ha già lavorato in passato. Achour, invece, è stato quasi un latitante in campo: pochi palloni toccati, anche a causa delle difficoltà generali della squadra nel proporsi in avanti dopo le sostituzioni.
Otto punti: un divario che pesa
Al di là della singola partita, il dato che adesso incide è la classifica. Il Cosenza vede ora la vetta distante otto punti, un margine che, in un campionato come la Serie C, inizia a diventare pesante. Non impossibile, ma certamente complicato, soprattutto alla luce del calendario difficile che attende il Cosenza.
Quella del Marulla era una chance enorme per rilanciarsi definitivamente nella corsa al vertice. È diventata invece una sconfitta che pesa come un macigno, anche a livello psicologico.
Nel post-partita, il tecnico rossoblù non ha nascosto la delusione: “Abbiamo preso un bel pugno in faccia – ha detto Buscé dopo il 90’-. Adesso dobbiamo ripartire senza fare drammi. È stata una partita brutta, con tanti errori commessi da calciatori di qualità. L’episodio chiave è stato il momento del gol-non gol che poi ci ha anche innervosito. Ritengo che ci sia mancato il coraggio di affrontare il match in maniera sbarazzina, ma dopo la sosta è un’incognita per tutti”.
Parole che raccontano una squadra nervosa, condizionata dagli episodi e forse meno libera mentalmente di quanto dovrebbe.
L’assenza di Langella e la polemica arbitrale
Come se non bastasse, a Salerno mancherà Langella, colui che porta le chiavi del centrocampo rossoblù, squalificato dopo un’ammonizione contestata. Anche su questo Buscè ha espresso tutta la sua amarezza: “Qui dovrei aprire un’altra polemica. In quel frangente tutto poteva accadere, meno che il giallo al nostro calciatore che sarà squalificato. È stato quasi aggredito e l’arbitro ha ammonito lui. Gli episodi per noi sono stati tutti negativi”.
Una riflessione inevitabile
Il Cosenza resta una squadra di qualità, ma la sensazione è che serva maggiore continuità. Quando una squadra spinge, crea e domina, forse la soluzione non è cambiare volto, ma insistere.
Perché in Serie C, tra sogni di vertice e rimpianti, la linea è sottile. E otto punti, oggi, iniziano davvero a essere tanti.












