22 Settembre 2026
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Giustizia, penalisti in sciopero per sette giorni: “Garanzie costituzionali sotto attacco, lo Stato faccia chiarezza”

Dal caso delle intercettazioni dei colloqui tra detenuti e avvocati nel carcere di Perugia alle norme su smartphone, intercettazioni e fermo preventivo. L’analisi sulle ragioni dell’astensione proclamata dalle Camere Penali dal 23 al 29 settembre

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di Aldo Truncé* – L’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale, proclamata dall’Unione Camere Penali Italiane dal 23 al 29 settembre 2026, rappresenta l’estremo strumento di protesta a disposizione dell’Avvocatura per richiamare le Istituzioni e l’opinione pubblica al rispetto dei principi fondanti dello Stato di diritto. Non si tratta di una rivendicazione categoriale o di una protesta corporativa, bensì di un atto di responsabile denuncia di fronte al progressivo sgretolamento delle garanzie costituzionali e alla grave lesione del diritto di difesa.

Il caso Perugia e i colloqui tra detenuti e difensori

A fondamento di questa decisione vi è la drammatica vicenda emersa presso la Casa circondariale di Perugia “Capanne”, dove per circa sei mesi sono stati sistematicamente ed indiscriminatamente intercettati i colloqui riservati tra i detenuti e almeno quindici difensori diversi da quello indicato nel provvedimento autorizzativo. Questa condotta ha consentito agli organi dell’accusa di prendere diretta conoscenza delle strategie processuali e di informazioni coperte dal segreto professionale. Si tratta di una palese violazione dell’articolo 103 del codice di procedura penale — che impone l’immediata interruzione dell’ascolto quando la conversazione coinvolge il difensore — oltre che degli articoli 15 e 24 della Costituzione e degli articoli 6 e 8 della CEDU. La gravità del fatto appare ancor più evidente se si considera che la violazione si è consumata all’interno di un istituto di pena, ai danni di soggetti privati della libertà personale e per questo interamente affidati alla tutela dello Stato.

Il silenzio istituzionale dopo gli impegni del Ministero

A fronte delle imponenti manifestazioni dell’Avvocatura e dei formali impegni assunti dal Ministro della Giustizia per chiarire le responsabilità attraverso l’Ispettorato Generale, si registra oggi un prolungato e inaccettabile silenzio istituzionale. Le richieste di trasparenza avanzate dall’Unione non riguardano atti coperti da segreto o l’identità dei soggetti coinvolti, bensì la comprensione delle cause procedurali della violazione, il mancato funzionamento dei meccanismi di controllo e l’adozione di idonee contromisure normative e organizzative volte a prevenirne la reiterazione. Quando l’esercizio del potere pubblico travalica i limiti posti dalla legge, lo Stato ha il dovere democratico di rendere conto dell’accaduto e di rimuovere le condizioni che lo hanno reso possibile.

Intercettazioni, smartphone e garanzie: il fronte legislativo

Questo episodio si inserisce all’interno di un quadro normativo e politico caratterizzato da una diffusa regressione sul terreno dei diritti e delle garanzie. Infatti, risulta bloccato l’iter del disegno di legge sul sequestro dei dispositivi informatici e degli smartphone (DDL 806), un testo volto a subordinare la captazione dei dati digitali a criteri di stretta necessità, proporzione e al preventivo controllo del giudice terzo. Le politiche legislative attuali sollecitano interventi volti ad ampliare le maglie dell’articolo 270 c.p.p., consentendo la circolazione e l’utilizzazione dei risultati delle intercettazioni per reati e procedimenti diversi da quelli per cui erano state originariamente autorizzate, trasformando un mezzo eccezionale di ricerca della prova in uno strumento esplorativo generalizzato, con le cosiddette “intercettazioni a strascico”.

Fermo preventivo e giustizia minorile

Da ultimo, si introducono estensioni del fermo preventivo di polizia basate su mere valutazioni di pericolosità sociale — applicabili anche ai minorenni — e si ipotizza l’inversione della presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per la fascia tra i 14 e i 18 anni (art. 98 c.p.), scardinando i principi di personalizzazione e rieducazione su cui si fonda il sistema penale minorile.

Carceri, sovraffollamento oltre il 139% e suicidi

Quanto al pianeta carcere, permane un’inerzia strutturale di fronte all’emergenza carceraria, caratterizzata da un tasso reale di sovraffollamento che supera il 139% e da un drammatico numero di suicidi, in assenza di interventi deflattivi o di ampliamento delle misure alternative commisurati alla gravità della crisi.

“Le garanzie tutelano il cittadino dall’arbitrio”

I limiti e i condizionamenti imposti dalla Costituzione all’esercizio dei poteri investigativi non sono concepiti a protezione del reato, bensì a tutela di ogni singolo cittadino dall’arbitrio dell’autorità. Per tali ragioni, l’astensione proclamata dalle Camere Penali mira a sollecitare risposte chiare sulla vicenda di Perugia e a richiedere un riallineamento dell’azione legislativa e giurisdizionale ai principi dello Stato costituzionale di diritto.

* Presidente Camera Penale di Crotone

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