1 Settembre 2026
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La Calabria galleggia sull’acqua ma resta a secco: il paradosso di una regione tra dighe, perdite e rubinetti chiusi

 Quasi metà dell'acqua immessa nelle reti si perde lungo condotte vecchie e malandate. Cosenza e Vibo Valentia registrano le dispersioni più alte

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La Calabria, almeno quest’anno, l’acqua ce l’ha. Le piogge cadute durante l’inverno e nei primi mesi della primavera hanno consentito agli invasi e alle sorgenti di recuperare, riducendo il livello di severità idrica in gran parte della regione. Eppure, in numerosi Comuni, aprire un rubinetto e trovare acqua continua a non essere scontato.
Il problema non è soltanto quanta acqua sia disponibile, ma quanta riesca davvero ad arrivare nelle case. In Calabria si perde lungo le condotte il 48,7% della risorsa immessa in rete: quasi un litro su due scompare prima di raggiungere famiglie, attività commerciali e imprese.
A pesare sono tubature obsolete, rotture, impianti inefficienti, perdite occulte e allacci abusivi. Una rete fragile che trasforma anche un’annata piovosa in una crisi permanente, fatta di cali di pressione, turnazioni, serbatoi vuoti e quartieri lasciati senz’acqua.
La fotografia più grave arriva dalle città. Cosenza disperde il 66,5% dell’acqua immessa, Vibo Valentia il 65%, Reggio Calabria il 57,4%, Crotone il 53,5% e Catanzaro il 42,9%. Numeri che spiegano perché, nonostante dighe e sorgenti, interi territori continuino a vivere come se la siccità non fosse mai terminata.
Il paradosso calabrese è tutto qui: l’acqua c’è, ma la rete non riesce a portarla fino ai rubinetti.

Quasi un litro su due si perde lungo le condotte

A ricostruire il quadro è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato i dati Istat relativi al 2022. Numeri riferiti a qualche anno fa, ma ancora capaci di restituire uno spaccato aderente alla situazione attuale.
In Calabria vengono immessi ogni giorno nella rete 527 litri d’acqua per abitante. Di questi, 257 litri vengono dispersi, pari al 48,7% del totale.
In altre parole, quasi la metà dell’acqua captata, trattata e pompata nelle condotte non arriva mai a destinazione.
La Calabria si colloca all’ottavo posto nazionale per dispersione idrica. Il dato peggiore è quello della Basilicata, dove si perde il 65,5% dell’acqua immessa. La media italiana delle dispersioni si attesta invece a 157 litri per abitante al giorno, cento in meno rispetto al dato calabrese.

Ogni anno svaniscono 199 milioni di metri cubi

Lo spreco non è soltanto ambientale. Ha anche un costo economico molto elevato.
Secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre, in Calabria vengono dispersi ogni anno 199 milioni di metri cubi d’acqua, per un valore stimato in circa 386 milioni di euro.
Una quantità enorme, sufficiente ad alimentare per mesi città, aziende agricole, imprese e strutture turistiche. Acqua che viene captata, trattata e immessa nella rete, ma che si perde prima di raggiungere gli utenti.
Il cittadino finisce così per pagare anche il costo delle inefficienze: sostiene le tariffe, subisce le interruzioni e, in molti casi, è costretto a dotarsi di serbatoi, autoclavi e sistemi di accumulo.

Cosenza maglia nera, Vibo subito dietro

Il quadro più grave riguarda Cosenza, quinta città italiana per dispersione idrica.
Nel capoluogo bruzio vengono immessi nella rete 754 litri pro capite al giorno, ma se ne perdono 501, pari al 66,5%.
Subito dopo c’è Vibo Valentia, ottava a livello nazionale. Dei 512 litri immessi ogni giorno per abitante, ben 333 non arrivano a destinazione. La dispersione raggiunge il 65%.
Reggio Calabria si perde il 57,4% dell’acqua immessa: 335 litri sui 583 distribuiti quotidianamente.
Crotone la dispersione arriva al 53,5%, con 179 litri persi sui 335 immessi.
Più contenuto, ma comunque molto elevato, il dato di Catanzaro, dove le perdite si attestano al 42,9%. Nel capoluogo vengono immessi 569 litri pro capite al giorno e se ne disperdono 244.

Crotone, chiusure a singhiozzo fino a settembre

Nel Crotonese i numeri delle statistiche trovano conferma nelle cronache quotidiane.
La città dovrà convivere con interruzioni e chiusure a singhiozzo almeno fino a settembre, quando Sorical potrà eseguire un intervento più ampio sulla rete.
Le criticità interessano diversi segmenti del sistema idrico, comprese infrastrutture collegate al Consorzio di bonifica. Una situazione destinata a pesare soprattutto durante l’estate, quando l’aumento delle temperature e dei consumi mette sotto pressione un sistema già fragile.
Per molte famiglie la disponibilità dell’acqua non è più un servizio continuo, ma una risorsa da gestire ora per ora.

Reggio, quartieri in sofferenza e serbatoi in difficoltà

Anche nel Reggino la situazione resta complessa.
I quartieri Archi e Santa Caterina, a Reggio Calabria, hanno già subito diversi disservizi. In alcune occasioni Sorical è stata costretta a interrompere l’erogazione dal serbatoio Orti per consentire il recupero del livello dell’acqua.
Quando i serbatoi entrano in sofferenza, le prime aree a risentirne sono quelle più alte o più lontane dalle principali infrastrutture di distribuzione.
Per questo motivo la provincia di Reggio Calabria, insieme a quella di Crotone, resta tra i territori più esposti alle criticità.

Vibo, tariffe contestate e rete tra le peggiori d’Italia

Vibo Valentia il problema dell’acqua si intreccia con quello delle tariffe.
L’aumento dei costi del servizio ha alimentato proteste e contestazioni, soprattutto alla luce di una rete che disperde il 65% dell’acqua immessa.
Il dato colloca la città tra le peggiori d’Italia e rende ancora più difficile accettare un servizio segnato da riduzioni della pressione, interruzioni improvvise e disagi che interessano il centro urbano e alcune frazioni.
Il nodo resta quello di un sistema nel quale i cittadini rischiano di pagare di più per ricevere meno.

Catanzaro, lavori urgenti al campo pozzi Corace

Neppure Catanzaro è immune dai problemi.
Una parte della rete è stata rifatta, ma restano criticità soprattutto nelle zone più difficili da raggiungere. Gli interventi sulle infrastrutture di approvvigionamento continuano inoltre a provocare sospensioni temporanee del servizio.
Tra le operazioni previste figurano lavori urgenti e indifferibili sul sistema idrico del campo pozzi Corace, necessari per garantire la funzionalità dell’approvvigionamento ma destinati a causare ulteriori disagi.
Il capoluogo presenta una situazione meno grave rispetto a Cosenza o Vibo, ma una dispersione del 42,9% resta comunque molto lontana da livelli accettabili.

La siccità non c’è, almeno per ora

Il dato più significativo è che, a differenza dello scorso anno, la Calabria non sta attraversando una crisi generalizzata provocata dalla mancanza di piogge.
Nel 2025 la severità idrica rilevata dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale era grave in diverse aree della regione. Nel 2026 il quadro appare invece più gestibile.
Le precipitazioni dell’inverno e dell’inizio della primavera hanno favorito un recupero della disponibilità idrica sia per le fonti gestite da Sorical sia per il sistema Arvo-Ampollino.
Il livello di severità viene considerato complessivamente basso, mentre in altre aree oscilla tra basso e medio.
Restano però confermate le criticità nelle province di Crotone e Reggio Calabria, dove il problema non riguarda soltanto la quantità di acqua disponibile, ma soprattutto la capacità di distribuirla in modo continuo ed efficiente.

Dighe e sorgenti non bastano senza reti efficienti

La Calabria dispone di montagne ricche di sorgenti, fiumi, invasi e dighe. Ma avere la risorsa non significa riuscire a portarla nelle case.
Se le reti perdono quasi metà dell’acqua immessa, ogni guasto può trasformarsi in un’emergenza. Basta una rottura, un abbassamento del livello di un serbatoio o un problema a un impianto di sollevamento per lasciare interi quartieri senz’acqua.
È questa la contraddizione che torna a ripetersi ogni estate: la Calabria è ricca d’acqua, ma continua a comportarsi come una regione assetata.

Gli investimenti e la corsa contro il tempo

Negli ultimi anni sono stati annunciati e finanziati interventi per la sostituzione delle condotte, la digitalizzazione delle reti, il monitoraggio delle pressioni e l’individuazione delle perdite attraverso nuovi sistemi tecnologici.
Una parte delle risorse arriva dal Pnrr, dai fondi europei e dai programmi regionali.
L’obiettivo è ridurre le dispersioni e rendere più efficiente la distribuzione. Ma i tempi di progettazione, affidamento ed esecuzione dei lavori restano lunghi.
Nel frattempo, le condotte continuano a rompersi e i cittadini a convivere con turnazioni, sospensioni e rubinetti asciutti.
La Calabria, insomma, non è una regione senza acqua. È una regione che continua a perderla prima che arrivi a destinazione.

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