18 Ottobre 2026
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Gli effetti della protesta dei tir in Calabria, supermercati svuotati di frutta e verdura: “Come ai tempi della guerra” (VIDEO)

Camionisti e agricoltori presidiano da Vibo alla Sibaritide fino al 20 ottobre e i pescatori scioperano il 22: il caro gasolio ha portato la protesta al banco della spesa, mentre il tavolo del ministero è fissato per il 27 e chi ha fermato i camion non è stato invitato.

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Il fermo dell’autotrasporto calabrese, proclamato da Fedralog, scatta puntualissimo alle 00.01 di venerdì 16 ottobre e si avvia a naturale scadenza alla mezzanotte di martedì 20. Una ventina di presìdi mappano la protesta tra Vibo Marina, Pizzo, il Catanzarese, il Crotonese e la Sibaritide: qui i tir tirano il freno a mano a Firmo-Sibari, mentre i trattori cinturano la rotatoria di Santa Lucia a Corigliano Rossano.
La cronistoria della crisi è una reazione a catena: prima l’agitazione nei campi a fine settembre, poi la scadenza dello sconto sulle accise il 5 e 6 ottobre, infine il blocco della raffineria Eni di Taranto ad opera degli ex Ilva (dal 12 al 16), che lascia a secco le pompe di benzina di mezza regione. Risultato? Il Ministero convoca le parti solo per il 27 ottobre.

Effetto domino: la sindrome dello scaffale vuoto

Un video inviatoci da un lettore, Sergio Rapisarda, documenta la resa del reparto ortofrutta in un supermercato: cassette dal fondo spoglio, banchi frigo ridotti a lande desolate e due sole zucche a presidiare un contenitore pensato per grandi volumi.
“Sembra la guerra”, dice il lettore. L’iperbole ha una sua logica commerciale: la guerra c’è davvero — quella con l’Iran — ed è la matrice che spinge il gasolio da 1,7 euro al litro a vette speculative di 2,3 euro.
Se in Puglia gli scaffali svuotati sono una certezza da corsa alle scorte (esemplare il caso di Cerignola, con dieci grandi punti vendita rimasti all’asciutto), in Calabria ci si ferma all’allarme sui prodotti freschi, senza dati contabili alla mano. Il filmato mostra le conseguenze, lasciando le cause nell’ombra.

Il fattore tempo e il nervo scoperto delle tariffe

Ogni sciopero è una scommessa sulla resistenza. Non sorprende che i produttori di clementine di Corigliano Rossano e quelli della cipolla di Tropea vedano il blocco delle spedizioni come un incubo. Confcooperative Agroalimentare chiede una tregua per i deperibili: in fondo, il trattore sulla rotatoria e il camion nel piazzale sono condannati alla coordinazione, se l’obiettivo resta vendere il raccolto.

Le rivendicazioni di Fedralog trascendono peraltro il problema del carburante e puntano dritte alle tariffe: si chiede alla Regione di verificare che i committenti adeguino i compensi ai costi vivi del viaggio.
Paolo Uggè, presidente della Fai, sintetizza il malessere del Sud con due fattori: micro-imprese con zero potere contrattuale e committenti poco propensi a saldare i conti.
Il bilancio è impietoso: le aziende calabresi del settore sono crollate da 1.200 a 900 in dodici mesi.
Il 22 ottobre toccherà ai pescatori, con un blocco simbolico dello Stretto di Messina. Tre settori diversi comprano la materia prima a prezzi stabiliti dai mercati mondiali, ma vendono il proprio lavoro sedendo sempre dalla parte sbagliata del tavolo.

Taranto e la statale 106: un solo rubinetto per tre regioni

Tre mobilitazioni distinte condividono lo stesso asfalto e, soprattutto, lo stesso punto debole: la raffineria di Taranto, unico polmone energetico per Puglia, Basilicata e Calabria.
La statale 106 diventa così il teatro perfetto prima delle rivendicazioni dell’ex Ilva, poi delle soste forzate dei tir a Cassano e dei trattori a Corigliano Rossano.
Resta inevaso un quesito d’ordine pratico che le istituzioni locali farebbero bene a porsi: per quanti giorni regge l’autonomia alimentare calabrese quando una raffineria e due svincoli smettono di funzionare? Un calcolo, ad oggi, non esiste.

La diplomazia dei ritardi

Fedralog sollecita da settimane un tavolo al presidente Occhiuto. La Regione risponde stanziando 15 milioni — cinque all’agricoltura e dieci all’autotrasporto — ma Fedralog bolla la cifra come un palliativo che rinvia il problema senza affrontarlo. Gli accordi di maggio con il governo centrale prevedevano una consulta nazionale e un decreto mai arrivati, mentre lo sconto sulle accise è semplicemente scaduto nell’inerzia generale.
Al tavolo ministeriale del 27 ottobre Fedralog non parteciperà neppure, mancando l’adesione all’Unatras. Il coordinatore Mario Pansini lancia quindi l’ultimatum: senza risposte entro il 20 ottobre, i camion marceranno su Roma.
La sequenza finale mostra tutta la macchinosità delle risposte: il fermo dei tir chiude il 20, i pescatori incrociano le braccia il 22, la politica si siede al tavolo il 27 — a quasi un mese dalla prima protesta di Cosenza.
Sullo sfondo, Conftrasporto ricorda che le risorse promesse dal governo non si vedono ancora e che, conti alla mano, non basteranno comunque.
E tutto questo mentre gli scaffali continuano a svuotarsi.

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