1 Agosto 2026
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Andrea Minasi lotta in terapia intensiva, la famiglia scrive a Mattarella: “Dalla sua storia nasca una Calabria più sicura”

I parenti della giovane pianista del Conservatorio di Vibo Valentia, ferita gravemente in un incidente il 28 luglio, chiede interventi su emergenza sanitaria, sicurezza stradale e carenza di personale medico. Presentata una lettera aperta al presidente della Repubblica, al Governo e alla Regione Calabria

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Una famiglia che trasforma l’attesa in una richiesta di cambiamento. Mentre Andrea Minasi, 23 anni, studentessa di pianoforte al Conservatorio “Fausto Torrefranca” di Vibo Valentia, resta ricoverata in terapia intensiva dopo il grave incidente del 28 luglio, i suoi familiari hanno deciso di rivolgersi alle istituzioni.

Una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Regione Calabria per chiedere un rafforzamento della rete dell’emergenza, maggiore attenzione alla sicurezza stradale e interventi strutturali sulla sanità pubblica.

“Andrea deve vivere. E da Andrea deve rinascere la speranza di una Calabria migliore e di un’Italia che protegga davvero i propri cittadini”, scrive la famiglia nella lettera.

“Non è una lettera politica, ma il grido di chi aspetta”

Nel documento, la zia della giovane descrive i giorni trascorsi dopo l’incidente come un tempo sospeso tra la speranza e la paura.

Andrea viene descritta come una ragazza che aveva scelto di restare in Calabria per costruire il proprio futuro attraverso la musica. Tra pochi mesi avrebbe concluso il percorso di studi al Conservatorio di Vibo Valentia.

Secondo quanto riferito dai familiari, il 28 luglio alle ore 13:45 la sua vita è cambiata. Da quel momento, raccontano, la famiglia vive nell’attesa di notizie sulle sue condizioni.

La lettera precisa che l’obiettivo non è alimentare polemiche: “Questa non è una lettera politica. Non è una lettera scritta per alimentare polemiche. Non è una lettera dettata dalla rabbia”, si legge nel testo firmato dalla famiglia.

Il nodo dei soccorsi e la richiesta di una rete più efficiente

Uno dei punti centrali dell’appello riguarda la gestione dell’emergenza sanitaria. La famiglia riferisce che, secondo quanto vissuto quel giorno, i soccorsi sarebbero arrivati dopo circa cinquanta minuti.

Nel racconto dei familiari viene sottolineato il ruolo di chi si trovava sul posto: una parente di Andrea, conoscendo le manovre di primo soccorso, sarebbe intervenuta immediatamente, mentre una dottoressa pediatra transitata casualmente nella zona avrebbe prestato assistenza fino all’arrivo dei sanitari.

La famiglia rivolge un ringraziamento ai professionisti intervenuti e chiarisce di non voler rivolgere accuse agli operatori sanitari. “Il problema non sono le persone. Il problema è un’organizzazione che deve essere rafforzata”, affermano i familiari nella lettera.

La richiesta è quella di una rete dell’emergenza capace di ridurre i tempi di intervento, con investimenti su mezzi, personale e servizi come l’elisoccorso.

Il ringraziamento all’Arma dei Carabinieri

Nella lettera viene dedicato spazio anche al rapporto con i Carabinieri che, secondo il racconto della famiglia, sono stati presenti non solo nell’ambito delle attività investigative ma anche sul piano umano.

«Abbiamo trovato donne e uomini che ci sono stati vicini ogni giorno. Non soltanto nello svolgimento delle indagini. Ma anche umanamente», scrivono i familiari, sottolineando la vicinanza ricevuta.

L’appello alla Regione e al Governo

La famiglia si rivolge direttamente al presidente della Regione Calabria, chiedendo un impegno sul rafforzamento della sanità regionale e sulla capacità di risposta nelle situazioni di emergenza.

Nella lettera viene chiesto di migliorare l’organizzazione dei servizi, potenziare la disponibilità di personale e garantire interventi tempestivi nei casi più gravi.

L’appello viene esteso anche al Governo nazionale sul tema della carenza di medici e specialisti. I familiari chiedono una riflessione sulla formazione sanitaria e sulla programmazione del fabbisogno del Servizio sanitario nazionale, sostenendo la necessità di formare un numero adeguato di professionisti.

Sicurezza stradale, la richiesta di un piano nazionale

Un altro capitolo della lettera riguarda la prevenzione degli incidenti. La famiglia chiede interventi sulla sicurezza stradale, citando tra le priorità una maggiore tutela degli attraversamenti pedonali, illuminazione adeguata, controlli sulla velocità ed educazione stradale. “Noi non chiediamo vendetta. Noi chiediamo prevenzione”, scrivono i familiari, spiegando che l’obiettivo è evitare che altre persone e altre famiglie possano vivere una situazione analoga.

La richiesta di un incontro

La famiglia annuncia nella lettera l’intenzione di presentare una richiesta di interrogazione parlamentare e di coinvolgere le istituzioni per trasformare la vicenda in un’occasione di confronto sui temi dell’emergenza sanitaria e della sicurezza. La richiesta finale è quella di un incontro con i rappresentanti istituzionali per illustrare direttamente la propria esperienza e chiedere impegni concreti. Le condizioni di Andrea Minasi restano al centro dell’attenzione della famiglia e della comunità che si è stretta attorno alla giovane musicista.

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