9 Ottobre 2026
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Caro carburanti, la Calabria rischia di restare a secco: gli agricoltori pronti a bloccare di nuovo i depositi di Vibo Marina

Annunciata per lunedì una nuova mobilitazione davanti agli impianti Eni e Meridionale Petroli, da cui passa oltre la metà del carburante distribuito nella regione. Scatta la corsa alle scorte. Gli agricoltori: “Non ci fermeremo finché non avremo risposte concrete”

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Il rischio di una nuova paralisi nella distribuzione di benzina e gasolio in Calabria torna a farsi concreto. Gli agricoltori sono pronti a riprendere la protesta davanti ai depositi costieri di Eni e Meridionale Petroli a Vibo Marina, uno snodo strategico per il rifornimento delle stazioni di servizio dell’intera regione. La mobilitazione è annunciata per lunedì 12 ottobre e potrebbe provocare pesanti conseguenze sulla disponibilità di carburante, dopo i disagi già registrati nei giorni scorsi.

L’annuncio ha rimesso in allarme gestori e automobilisti. Il timore di ritrovarsi con le pompe a secco ha fatto partire una nuova corsa alle scorte, mentre gli agricoltori ribadiscono la volontà di proseguire la mobilitazione contro l’aumento dei costi di produzione e i prezzi sempre più bassi riconosciuti a chi lavora la terra.

Due milioni di litri al giorno: perché il blocco di Vibo Marina può fermare la Calabria

A rendere particolarmente delicata la situazione è il peso dei due depositi costieri nella rete regionale di approvvigionamento. Secondo i dati riportati dalla stampa locale, dagli stabilimenti di Vibo Marina vengono distribuiti ogni giorno oltre due milioni di litri di carburante, movimentati attraverso un flusso ordinario di circa 100 autocisterne.

Da questi impianti dipenderebbe oltre la metà dei distributori calabresi. Fermare l’ingresso e l’uscita dei mezzi destinati al trasporto di benzina e gasolio significherebbe quindi interrompere una parte fondamentale della catena dei rifornimenti, con ripercussioni potenzialmente estese ben oltre il territorio vibonese.

Un primo assaggio delle conseguenze si è avuto nei giorni scorsi, quando il precedente presidio aveva determinato difficoltà di approvvigionamento e lasciato diversi distributori senza carburante. A complicare ulteriormente lo scenario è la situazione di Taranto, da dove arriva una parte della benzina e del gasolio destinati al mercato calabrese. Un’eventuale contemporanea interruzione delle forniture anche da quell’area potrebbe aggravare sensibilmente le difficoltà.

Lunedì nuova protesta, automobilisti e benzinai fanno scorta

La prospettiva di un’altra giornata di blocchi ha già innescato una reazione preventiva. I gestori delle stazioni di servizio cercano di assicurarsi quantitativi sufficienti per affrontare le possibili interruzioni, mentre diversi automobilisti stanno anticipando i rifornimenti. Lo scenario è quello di distributori presi d’assalto e possibili esaurimenti delle scorte, soprattutto qualora la protesta dovesse prolungarsi. Ma la mobilitazione degli agricoltori, almeno secondo le testimonianze raccolte, continua a trovare comprensione anche tra i cittadini, alle prese con un aumento generalizzato dei prezzi. “Le lacrime degli agricoltori sono anche le lacrime che tutti noi stiamo cominciando a versare tra gli scaffali dei supermercati”, hanno osservato alcuni vibonesi che nei giorni scorsi hanno espresso solidarietà ai manifestanti.

“Non ci fermeremo”: la protesta degli agricoltori contro il caro carburante

Il Movimento territorio e agricoltura, guidato da Matteo Talarico, conferma la volontà di portare avanti la mobilitazione finché non arriveranno provvedimenti ritenuti adeguati alle difficoltà del comparto. “Non ci fermeremo finché non otterremo dalle istituzioni provvedimenti efficaci”, ha dichiarato Talarico. Alla base della contestazione c’è un problema che coinvolge l’intera filiera agroalimentare. Gli imprenditori agricoli denunciano una forbice sempre più ampia tra quanto spendono per produrre e quanto ricevono per vendere i propri prodotti. Il risultato, sostengono, è che coltivare, allevare e produrre sta diventando economicamente insostenibile, mentre i prezzi pagati dai consumatori continuano a crescere.

Gasolio agricolo da 70 centesimi a 1,75 euro: i costi che mettono in ginocchio le aziende

A spiegare la portata della crisi sono soprattutto i numeri denunciati dai manifestanti. Il gasolio agricolo sarebbe passato da 70 centesimi a 1,75 euro al litro, un aumento che pesa direttamente sui bilanci delle aziende, dall’utilizzo dei trattori alle lavorazioni nei campi. Non va meglio per gli allevatori. Secondo le testimonianze raccolte, i mangimi avrebbero subito rincari compresi tra due e tre euro al quintale, a seconda della tipologia, mentre viene segnalato anche un incremento del costo del gas. Costi che crescono mentre i ricavi diminuiscono. È questa la contraddizione denunciata dagli agricoltori: produrre costa sempre di più, ma vendere non garantisce neppure il recupero delle spese sostenute.

Latte pagato 48 centesimi, olio venduto sotto costo: la crisi delle campagne

Il settore lattiero-caseario è uno degli esempi indicati dai manifestanti. Secondo gli allevatori, il prezzo riconosciuto per un litro di latte sarebbe sceso da 60 a 48 centesimi rispetto allo scorso anno, rendendo sempre più difficile sostenere le spese per alimentazione, energia e gestione degli allevamenti. Una situazione analoga viene denunciata dagli olivicoltori. Per ottenere un litro di olio, sostengono gli operatori del settore, servirebbero almeno 6,50 euro, ma il prodotto verrebbe acquistato a circa 4,50 euro al litro. Un divario che, secondo gli agricoltori, sta mettendo a rischio la convenienza della raccolta e della trasformazione delle olive. Alcune aziende sarebbero già orientate a ridurre o sospendere le attività, non riuscendo a coprire i costi di produzione.

Dal campo al supermercato, prezzi alle stelle: chi guadagna sulla filiera?

La protesta riguarda anche ciò che accade dopo la vendita dei prodotti agricoli. I manifestanti chiedono di fare chiarezza sulla formazione dei prezzi lungo la filiera, dalla produzione alla trasformazione, fino alla grande distribuzione. Da una parte ci sono agricoltori che denunciano compensi insufficienti, dall’altra famiglie costrette a spendere sempre di più per acquistare frutta, verdura, latte e olio. In mezzo ci sono passaggi commerciali, trasporti, lavorazioni e margini di distribuzione sui quali gli organizzatori della mobilitazione chiedono controlli e maggiore trasparenza. La richiesta è verificare dove si determina il divario tra il prezzo riconosciuto a chi produce e quello applicato ai consumatori, distinguendo i costi effettivi dagli eventuali rincari ingiustificati.

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