La determinazione con cui Francesco Pitaro ha annunciato la sua volontà di correre per la conquista di Palazzo De Nobili è un salutare shock termico per la scena politica di Catanzaro, da tempo ostaggio di un teatrino a parti incredibilmente intercambiabili e per questo non sempre decoroso. Ora, finalmente, i più fulgidi interpreti della pretattica – sia di destra che di sinistra, ammesso che tale distinzione abbia ancora un senso nell’agorà catanzarese – saranno costretti a fare i conti con la chiarezza di un intendimento vero, concreto, non si sa quanto forte, ma sicuramente competitivo.
Cinque formazioni civiche e un progetto costruito sotto traccia
Pitaro, invero, non sbuca dal nulla. Si presenta alla città, diremmo doverosamente, dopo aver lavorato sodo e sotto traccia per lungo tempo, intessendo relazioni e accordi sul pur variegato fronte civico tra soggetti che però appaiono armonizzabili e che si paleseranno nelle prossime settimane. Le formazioni che lo sosterranno (5 finora) partono anch’esse da lontano e puntano a risvegliare la partecipazione di una società politica che ha fatto indigestione di marmellate non edificanti prodotte spesso nel civico consesso.
Non è dunque una intemerata, la sua, ma una piattaforma reale. Un progetto profilato su una opinione pubblica stanca di certa timidezza istituzionale e che perciò ambirebbe a sentir lo scroscio degli attributi gettati sulle scrivanie governative, le stesse che al capoluogo di regione, da un pò, riservano solo la buzzonaglia del tonno, più che la parte nobile dello stesso.
Fiorita chiamato a scoprire le carte, il Pd resta a guardare
Pitaro costringerà il sindaco uscente Nicola Fiorita a svelare qualche carta in più sul suo futuro prossimo e a parlare chiaro in vista del vicino voto amministrativo. Ma soprattutto, si spera, scuoterà un PD che, per colpa di qualche sua solita “star” con un futuro strabiliante alle spalle, è costretto mestamente a dover registrare quanto accade nell’area di centrosinistra senza poter determinare fatti di politica apprezzabili. Una condizione surreale, da teatrino, appunto, al quale non giova la contesa in atto sulla segreteria cittadina dem, con forze e blocchi contrapposti molto diversi tra loro.
Le manovre per le Politiche
Sullo sfondo, le “grandi” manovre per le elezioni nazionali, con le pretese amichettistiche del primo posto bloccato da parte delle solite “star” che, a loro volta, bloccano un intero partito relegandolo al ruolo di spettatore pagante il prezzo della marginalità. Anche per questo c’è chi sollecita Giusy Iemma, che di voti e di sostenitori ne ha, ad uscire fuori dal box di una vicesindacatura sciapina e a pretendere considerazione: “Se non ora, quando Giugiù?”.















