29 Ottobre 2026
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Caro gasolio, niente nuovi fondi immediati: autotrasportatori in agitazione, agricoltori avanti con i presìdi

Al tavolo con Rixi il Governo segnala l’assenza di margini per ulteriori stanziamenti diretti contro i rincari del carburante. Fedralog giudica parziali le risposte; il Movimento popolare annuncia sit-in a oltranza

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Il confronto con il Governo prosegue, ma il caro carburante resta irrisolto e gli autotrasportatori mantengono lo stato d’agitazione. L’incontro al Ministero delle Infrastrutture, alla presenza del viceministro Edoardo Rixi, non chiude la vertenza che ha mobilitato le imprese del Sud. Secondo il quadro illustrato al tavolo, le risorse attualmente disponibili non consentono nuovi stanziamenti diretti nell’immediato destinati esclusivamente a contenere il costo del carburante.

Una posizione che lascia aperta la distanza tra le richieste delle imprese e gli interventi finora adottati. Intanto, sul fronte agricolo, il Movimento popolare nazionale conferma la prosecuzione dei presìdi e contesta al Governo il mancato incontro con una delegazione dei manifestanti arrivati a Roma.

Il tavolo con Rixi e le richieste delle imprese

Al confronto ministeriale hanno partecipato le rappresentanze di Fedralog di Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Campania. Il Ministero ha manifestato disponibilità a esaminare le proposte dei territori, anche in vista di successivi interventi normativi.

Il pacchetto presentato dalle delegazioni affronta diversi nodi del settore. A partire da un adeguamento tariffario collegato alla fatturazione elettronica e al Sistema di Interscambio, pensato per rendere più verificabile il rapporto tra i compensi riconosciuti alle imprese e i costi necessari a effettuare i trasporti.

Sul tavolo anche pedaggi, revisione della subvezione, cioè l’affidamento del trasporto da un vettore a un altro, e incentivi per rinnovare i mezzi e acquistare strumentazione di bordo. Completano le richieste gli interventi per occupazione, formazione e ricambio generazionale.

Fedralog: il fermo sospeso non chiude la vertenza

Fedralog valuta positivamente l’apertura del dialogo e i primi provvedimenti adottati, richiamando i 126,4 milioni di euro complessivi per il credito d’imposta sul gasolio. Ma considera le risposte ancora insufficienti rispetto alle difficoltà economiche delle aziende.

L’elenco delle questioni aperte resta lungo: liquidità, recupero dei maggiori costi sostenuti, accise, pedaggi e accesso al credito. Al centro c’è soprattutto la richiesta di un sistema tariffario che permetta alle imprese di coprire i costi e mantenere il proprio equilibrio economico.

“La sospensione del fermo non rappresenta quindi la conclusione della vertenza”, sottolinea Fedralog. Il confronto continuerà insieme alle altre rappresentanze territoriali, con una verifica sull’effettiva utilità e applicabilità delle misure annunciate.

In Calabria i 10 milioni e la Consulta regionale

Un giudizio favorevole arriva invece sull’interlocuzione con la Regione Calabria. Fedralog richiama lo stanziamento previsto di 10 milioni di euro per le imprese del trasporto merci su strada, con l’attivazione della piattaforma per le domande annunciata entro fine mese.

L’altro passaggio è l’approvazione in Giunta della Consulta regionale dell’Autotrasporto, destinata a offrire una sede stabile di confronto tra istituzioni e rappresentanze del comparto.

L’organizzazione ringrazia il presidente Roberto Occhiuto e l’assessore Montuoro per l’impegno, ma accompagna il riconoscimento con una precisazione: “Bonus gasolio e Consulta” devono essere “un punto di partenza e non un punto di arrivo”.

Gli agricoltori: “Non faremo un solo passo indietro”

Prosegue anche la mobilitazione degli agricoltori. Dopo la manifestazione di martedì a Montecitorio, alla quale hanno partecipato centinaia di persone dalla Calabria e da altre regioni meridionali, il Movimento popolare nazionale annuncia che sit-in e presìdi continueranno a oltranza.

“Non faremo un solo passo indietro finché non otterremo risposte definitive”, afferma il movimento.

A pesare è anche il mancato confronto diretto con l’esecutivo. Secondo gli organizzatori, né la presidente del Consiglio Giorgia Meloni né i ministri hanno accolto una rappresentanza dei manifestanti. Una scelta descritta come “una mortificazione inaccettabile”, che alimenta l’amarezza e la rabbia di chi continua a presidiare il territorio.

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