La vicenda giudiziaria sull’incandidabilità di Giovanni Macrì, sindaco di Tropea, resta aperta. La Corte d’Appello di Catanzaro ha concluso l’esame del procedimento e si è riservata la decisione: dovrà stabilire se confermare o meno quanto disposto dal Tribunale civile di Vibo Valentia lo scorso 4 giugno. La sentenza di primo grado aveva dichiarato Macrì incandidabile per due turni elettorali consecutivi, applicando la normativa antimafia. Il provvedimento si inserisce nel contesto dello scioglimento degli organi elettivi del Comune di Tropea, avvenuto nell’aprile 2024 per infiltrazioni mafiose.
Il ricorso del Ministero dell’Interno
Davanti alla Corte d’Appello si sono confrontati il Ministero dell’Interno, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato, e il primo cittadino tropeano. Al centro del giudizio c’è proprio la valutazione sulla responsabilità attribuita a Macrì in relazione allo scioglimento dell’amministrazione comunale. Il sindaco, rieletto nel maggio scorso, contesta gli effetti della decisione di primo grado, sulla quale i giudici di Catanzaro sono ora chiamati a pronunciarsi in secondo grado.
Lo scioglimento del Comune nel 2024
Lo scioglimento del Comune di Tropea era stato deliberato dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno e sulla base delle valutazioni della Prefettura di Vibo Valentia. Il provvedimento è stato successivamente confermato sia dal Tar del Lazio sia, in via definitiva, dal Consiglio di Stato. Adesso l’attenzione si sposta sulla decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, chiamata a stabilire se la dichiarazione di incandidabilità debba essere confermata oppure riformata.













